Archives for category: post-grunge

Eva's Milk

PERCHÉ GLI EVA’S MILK: Provate ad immaginare i Subsonica immersi in una rarefatta atmosfera spaghetti western. Aggiungete quindi all’amalgama sonoro risultante un pizzico di mood psichedelico e di post-grunge dal gusto ostentato ed avrete un’esatta posizione degli Eva’s Milk sul mappamondo. Il trio di Novara dimostra di non avere paura di esplorare i valichi di confine e di scivolare verso nuove terre sonore dove alla libertà di saggiare nuove forme si accompagna la voglia di preservare “il vecchio” in quanto fondamenta storica. Nonostante questa delicata operazione – il rischio di scindersi e perdersi nelle pieghe del tempo è evidente – gli Eva’s Milk illustrano una nuova modalità di vita nel mainstream: senza appartenere al passato ma nemmeno al futuro Andrea Zanolli, Paolo Contribunale e Lorenzo Stangalini abbracciano incondizionatamente il presente restituendo ossigeno a una musica soffocata dai numeri e dai rigidi schemi catodici.

EVA’S MILK, Eva’s Milk, Fuego Records/Zebralution

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http://www.fuego.de

Petula Clarck

PERCHÉ I PETULA CLARCK/X25X: Un’infatuazione improvvisa e irresistibile vi coglierà ascoltando il lavoro realizzato in tandem dal duo belga Petula Clarck e dal trio marsigliese X25X. Solo immaginare la commistione sonora di cui si rendono protagoniste le due band provoca piacevoli capogiri e spinge a chiedere, se possibile, ancora di più. Un mix di noise rock, post-punk, post-grunge e un sempre gradito riferimento all’epopea sonora dei CAN (con specifico riferimento ai Petula Clarck) è il ricco biglietto da visita con cui Mat & Vinch e gli altrettanto chiassosi colleghi francesi intendono conquistare proseliti in lungo e in largo per il continente. La velocità e la semplicità di esecuzione delle tracce dei Petula Clarck – a occhio dire che mai disco si avvicinò così tanto alla natura della live performance – trovano nell’unica traccia firmata dagli X25X, Saturate (Extended version), una naturale valvola di sfogo in cui distorsioni, feedback e crepitare di amplificatori riescono a dilatare oltre l’immediato l’effetto della tempesta sonora in atto. Un disco killer!

PETULA CLARCK/X25X, Split, Rockerill Records 2014

http://petulaclarck.com

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PNP cover_3

È finalmente in edicola e disponibile nelle sue diverse versioni on-line il numero 3, settembre 2014, di Plug n’ Play, trimestrale di culturale musicale edito dalla Salvioni Edizioni di Bellinzona. Nel numero che ha in copertina Andy Summers, ricchi servizi dedicati a Louis Armstrong e al jazz di New Orleans, alla musica rinascimentale, all’ultimo capolavoro del grunge dei Soundgarden, Superunknown (con foto inedite di Matteo Ceschi) e, udite, udite, una speciale rubrica dedicata ai piatti favoriti dalle star del mondo del rock: per cominciare Jimi Hendrix. Tra le interviste quella al chitarrista dei Police e una in esclusiva agli Spin Doctors. Non mancano i consueti tutor didattici e foto esclusive per rendere ancora più piacevole la lettura.

Benjamin Booker_by Max Norton_easy

PERCHÉ BENJAMIN BOOKER: Un rock and roll che ha le sue radici più profonde in Chuck Berry incontra in un’incredibile esplosione di energia sonora i Beatles di Revolver, l’estro incompreso dei T-Rex, il Dylan più “trasandato” e il soul di Sam Cooke. Ne scaturisce una bolla di splendente passato in un presente grigio e dalle ancora più scure prospettive per il futuro. A Benjamin Booker, classe 1989, non manca certo il coraggio di aggiungere a questo già incredibile amalgama un gusto post-grunge/garage molto contemporaneo che lo avvicina per l’azzardo creativo – se lo ascolterete non potrete che condividere questa opinione – a Jack White. A ciò aggiungete una voce quel tanto rude & ruvida da suonare piacevolmente imperfetta e dimenticherete presto quanto ascoltato nell’ultimo anno solare. Concedete a questo giovane cantautore rock adottato da New Orleans un’occasione. Non ne rimarrete delusi.

BENJAMIN BOOKER, Benjamin Booker, Rough Trade 2014

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PERCHÉ I GELFISH: Se la carta vetrata potesse emettere note e strofe lo farebbe con la forza abrasiva degli abruzzesi Gelfish. Un mix micidiale che unisce incoscientemente i Placebo, White Zombie, Marilyn Manson e un sotterraneo fiume di appiccicoso funk si unisce in uno sconcio matrimonio con la figlia minorenne del post-grunge. La liaison appena descritta rappresenta solo l’antipasto di un EP che al momento, nel campo dell’hardcore e del crossover, non ha credibili antagonisti lungo lo stivale. Non date nulla per scontato. E se mai doveste farlo, preparatevi a essere rovinosamente travolti dalla loro presenza ritmica.

GELFISH, Hungry, 2014

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Primi di giugno tempi di ricorrenze storiche (lo sbarco in Normandia) e di novità. INDIEce in occasione dell’inizio dell’estate stringe una nuova partnership con i Blues Cave Studio, nuovissima realtà del mixing analogico, nata dalla coraggiosa iniziativa e dalla passione di Daniele Cocca. La collaborazione, inaugurata da una grafica ad hoc, ha come scopo principale quello di diffondere nell’ambito della discografia indipendente la passione per quei mix, definiti dallo stesso Cocca, “ad alto potenziale emotivo”, e si concretizzerà nel giro dei prossimi mesi in almeno un’iniziativa che regalerà a un fortunato artista o a un’altrettanto fortunata band emergente la possibilità di saggiare in prima persona la potenza del mix analogico realizzato con macchine vintage.

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PERCHÉ SICK TAMBURO: Non ci sono dubbi che le dieci tracce spingono la formazione di Pordenone a sperimentare ancora più in direzione di una una forma cantautorato rock che sfugge ogni gabbia discografica in nome di una totale e provocatoria libertà d’espressione: le produzione, sospese tra sound casserole e un approccio lo-fi tipo che ha nei newyorkesi Sonic Youth l’unico possibile riferimento, sostengono lyrics malate di quotidianità. Durante l’ascolto di Senza Vergogna percepirete distintamente il cocciuto incedere di un tarlo rock che, di piega in piega, raggiungerà il centro del cervello per violare “ghiandola musicale” e regalarvi l’ebbrezza dell’incertezza sonora.

SICK TAMBURO, Senza Vergogna, La Tempesta Dischi 2014

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PERCHÉ LE DANSO KEY: Post-riot grrrl band che propone una versione lacerata ma al tempo stesso potente e poetica del rock contemporaneo. Elemento distintivo del trio – voce & chitarra, violoncello e batteria – è una tecnica “percussiva”, ripresa da Ani di Franco, che rende ancora più forte la presenza scenica e sonora delle nove tracce e accompagna la voce graffiante della cantante italo-australiana Eli Nancy Natali ad esplorare registri che vanno dal post-grunge/alternative allo swing più conscious. Non vi basta? Volete avere un’idea ancora più precisa delle intenzioni delle Danso Key? Allora provate ad immaginare sul palco, la già citata di Franco, Gwen Stefani, una qualsiasi delle allieve di Billie Holiday, le Hole al gran completo e gli eclettici Morphine. Non potrete più dire loro di no!

DANSO KEY, Golpe, Viceversa Records 2013-14

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PERCHÉ I GONZALO: Da Pordenone, terra di confine aperta alla contaminazione, arriva il folk post-grunge dei Gonzalo. Il sound acustico e minimalista – ma mai lo-fi – aiuta la band ad agguantare con estrema facilità e a fare propri gli schemi e i codici linguistici del musica pop. Nel passaggio obbligato della melodia, i sei brani di Labors acquisiscono una propria struggente identità che fa del continuo confronto/scontro tra passato e presente un’indispensabile chiave di lettura del mondo e della musica. Una voce à la Kurt Cobain riaccende per forza di cose gli entusiasmi malinconici dell’album Unplugged MTV.

GONZALO, Labors, Seahorse Recordings 2014

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PERCHÉ I SOUNDSICK: Siatene certi, al crocevia tra rock, punk-wave, sonorità psichedeliche, e grunge troverete il power trio onnivoro che risponde al nome di Soundsick! Tutto in questo disco possiede una presenza importante e spesso suona massiccio ma, a dire il vero, non mancano variazioni che spingono la trama melodica in direzione di una nebbia colore porpora che tutto deve alla fortunata esperienza degli anni Sessanta. Un “viaggio”, stando alle parole della band e rimanendo vicini a delle buone sostanze psicotrope, in cui tre voci suonano all’unisono come un unico strumento e contribuiscono ad aumentare il wall of sound. Virali come i Tool, abrasivi come i Soundgarden e poetici come Cure.

SOUNDSICK, Astonishment, Seahorse Recordings 2014

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