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6 Hot Wings & 46 Bullets_cover easy

MATTEO CESCHI, 6 Hot Wings & 46 Bullets, 2012 ©

Un breve e crudo racconto ispirato a un fatto realmente accaduto in Michigan nell’estate del 2012. Un episodio di insensata volenza poliziesca, quello da cui prende spunto la mia storia, purtroppo riportato oggi alla cronaca dai grilletti facili delle forze dell’ordine della cittadina di Ferguson, Missouri. Allora si contò un morto innocente, oggi il computo è già arrivato a due. Forse, visto che di historia magistra vitae non ne vogliamo proprio sentire, potremmo cercare nella musica un’altrettanto e persino più brava maestra per imparare a non ripetere certi stupidi errori…

FREE DOWNLOAD: 6 Hot Wings & 46 Bullets

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Lontano da casa, il duo Super Apes trova nel ricco e sudaticcio filone spaghetti western una sicura vetrina per ostentare le proprie radici culturali. Il brano, ispirato al personaggio della pellicola diretta da Gianfranco Parolini nel 1968, fa sprofondare il sole dietro le fitte e umide frasche della giungla dub regalando all’ultima sfida a revolverate un’atmosfera sospesa tipica dei replay sportivi. Ogni gesto, ogni goccia di sudore, ogni pelo fuori posto trova una sua inaspettata poesia dilatando all’infinito il passaggio tra la vita e la morte. Ipnotico nelle intenzioni, BANG!, lisergico nel risultato, BANG!

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Primi di giugno tempi di ricorrenze storiche (lo sbarco in Normandia) e di novità. INDIEce in occasione dell’inizio dell’estate stringe una nuova partnership con i Blues Cave Studio, nuovissima realtà del mixing analogico, nata dalla coraggiosa iniziativa e dalla passione di Daniele Cocca. La collaborazione, inaugurata da una grafica ad hoc, ha come scopo principale quello di diffondere nell’ambito della discografia indipendente la passione per quei mix, definiti dallo stesso Cocca, “ad alto potenziale emotivo”, e si concretizzerà nel giro dei prossimi mesi in almeno un’iniziativa che regalerà a un fortunato artista o a un’altrettanto fortunata band emergente la possibilità di saggiare in prima persona la potenza del mix analogico realizzato con macchine vintage.

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PERCHÉ I SUPER APES: “Non è il soggetto più forte o il più intelligente che sopravvive, ma quello che gestisce meglio il cambiamento”. Giovani, ancora per un po’, glielo si augura di tutto cuore, e dalle idee vigorose e virali, i Super Apes hanno dato prova evidente di avere assimilato molto bene le osservazione sul campo di Charles Darwin tanto da emergere dal brodo sonoro londinese imponendo il gusto per l’azzardo e la sperimentazione come unica via percorribile per la musica contemporanea. Non c’è in loro particolare studio – l’applicazione, lasciatevelo dire, conta fino a un certo punto in questo campo – quanto, piuttosto, la ferma convinzione dei primi scalatori dell’Everest nel riuscire nell’impresa “di distinguersi”. E allora, ben vengano i numerosi riferimenti a primati e a fantasiose creature mutanti e ancora di più all’epopea iconoclasta e sovversiva bolscevica dei testi. E perché no, anche i richiami nella grafica di copertina al caro e vecchio sussidiario. L’evoluzione della specie ha oggi, grazie ai Super Apes, la sua colonna sonora.

SUPER APES, Eating Brains EP, 2014

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PERCHÉ DAVIDE TOSCHES: Con il tatto e la profondità di un poeta intimista Davide Tosches dischiude per noi scorci di vita che, oggi più di ieri, sarebbe un grave errore dare per scontati. Luci della città distante vive di un folk-rock diretto ed irrazionale che spinge la musica ad andare a ritmo con l’esistenza e l’esistente, qualunque sia l’esito della loro traiettoria. Lontano da ogni forma di protagonismo, l’autore non manca occasione di offrirsi al pubblico incoraggiando, al contempo, l’ascoltatore a fare lo stesso in un processo di perfetta osmosi sonora e sentimentale che mantiene qualcosa del rito catartico.

DAVIDE TOSCHES, Luci della città distante, Controrecords 2014

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Confermata per la terza data della rassegna JOE COLOMBO racconta il blues (al teatro LabArca di Anna Bonel in collaborazione con il Meeting delle etichette indipendenti di Faenza) la presenza del chitarrista Joe Valeriano (http://joevaleriano.altervista.org) che andrà ad affiancare, alla chitarra e alla voce, l’artista elvetico. Il veterano della scena blues meneghina – che ha condiviso a lungo il palco con l’inglese Kim Brown oltre che con lo stesso Colombo – darà il suo prezioso contributo per riscoprire in un’inedita veste teatrale-musicale i classici del blues rock degli anni ’60 e ’70. Nel corso della serata dedicata ai brani di Hendrix, Clapton, Johnny Winter, Rolling Stones, Led Zeppelin e ZZ Top ci sarà spazio anche per la brava Kasia Skoczek, ormai presenza fissa nel fortunato progetto in scena al LabArca.

Appuntamento il prossimo 14 marzo alle 19:30 al Teatro LabArca, via Marco D’Oggiono 1 a Milano. INGRESSO: 12 €

http://www.joecolombomusic.net

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SUPER APES DEBUT GIG ON SATURDAY 15th, 8pm @ The Victoria, Battersea, 166 Queenstown Rd, SW8 3QH, LONDON, UK

“The Clash gone bad” (Racing Post)
“It’s exactly like a line of K!” (The Catholic Herald)
“Syd Barrett meets Einstürzende Neubauten” (Soviet Weekly)

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Nasce BantaMu, network professionale che, nelle intenzioni degli ideatori, vuole offrire gratuitamente la possibilità di creare trait d’union tra i diversi operatori dell’industria musicale (musicisti, fonici, videomaker, art designer, fotografi, ecc. ecc.). Il nome dell’hub nasce appunto dai cavi bantam, che servono in studio a connettere i segnali audio, e dal continente sommerso di Mu – un po’ di mitologia per inaugurare un’impresa non fa mai male – e vuole essere un pratico e concreto incentivo per tutti quei freelancer che esercitano le professioni del settore in maniera professionale e indipendente.

http://bantamu.com

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Stando alla stampa inglese non c’è affatto da scherzare con i ratti mutanti! I Super Apes sembrano non avere preso sul serio l’allarme lanciato dai giornalisti, anzi, hanno trovato nella notizia la scintilla giusta per accendere il loro nuovo brano. Rise of the Mutant Rats ha da un lato i suoni elettronici e i colori al neon degli intramontabili arcade, dall’altro la ritmica ipnotica della musica dub capace di penetrare anche l’orecchio più duro.

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Verrebbe da commuoversi ad ascoltare le scorrerie sonore di questo duo tanto fantasioso quanto sfrontato. Ma le lacrime è meglio lasciarle ad altri, altrimenti offuscherebbero la limpida visione di un interessante e nuovo fenomeno partorito dal ventre sempre prolifico della capitale della musica, Londra. I Super Apes, nulla a che fare con l’omonimo progetto del dj giamaicano Lee Scratch Perry, offrono sull’altare del suono – si professano fedeli seguaci della Church of Apes e noi gli crediamo – un mix di punk, elettronica e poesia militante che non ha vergogna di nascondere le tracce di un’educazione superiore che però sa mantenere fresco e vivo il gergo “popular”. I riferimenti all’iconografia e alla propaganda sovietica non traggano in inganno l’ascoltatore, siano piuttosto un forte incentivo a rispolverare vecchi manuali di storia e a commuoversi delle gesta del genere umano finché si è ancora in tempo! (Achille Trittoni, Musica & Dischi)

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