Archives for posts with tag: KEXP Radio

Benjamin Booker_by Max Norton_easy

PERCHÉ BENJAMIN BOOKER: Un rock and roll che ha le sue radici più profonde in Chuck Berry incontra in un’incredibile esplosione di energia sonora i Beatles di Revolver, l’estro incompreso dei T-Rex, il Dylan più “trasandato” e il soul di Sam Cooke. Ne scaturisce una bolla di splendente passato in un presente grigio e dalle ancora più scure prospettive per il futuro. A Benjamin Booker, classe 1989, non manca certo il coraggio di aggiungere a questo già incredibile amalgama un gusto post-grunge/garage molto contemporaneo che lo avvicina per l’azzardo creativo – se lo ascolterete non potrete che condividere questa opinione – a Jack White. A ciò aggiungete una voce quel tanto rude & ruvida da suonare piacevolmente imperfetta e dimenticherete presto quanto ascoltato nell’ultimo anno solare. Concedete a questo giovane cantautore rock adottato da New Orleans un’occasione. Non ne rimarrete delusi.

BENJAMIN BOOKER, Benjamin Booker, Rough Trade 2014

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Fly-Moon-Royalty_easy

PERCHÉ I FLY MOON ROYALTY: Il duo electro-soul di Seattle con il nuovo EP riaccende definitivamente quella potente fiammella con cui Stevie Wonder all’inizio degli anni Settanta aveva animato il funk. Sotto la protezione simbolica di un nume tutelare così importante, Adra Boo, una della voci più originali e versatili del panorama black, e Mike Illvester sembrano però considerare il passato solo come un possibile punto di partenza: il loro sound coinvolgente si leva alto al cielo per celebrare senza alcun complesso di inferiorità nei confronti del mainstream il futuro soul e della musica. Unfinished Business è così perfetto che potrebbe persino balenare al duo di offrirlo in dono alla signora Ciccone per un instant remake. Signora, mi ha sentito? Mi dia retta, le conviene?

FLY MOON ROYALTY, Unfinished Business, 2014

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PERCHÉ GLI AFGHAN WHIGS: Se volete qualcosa di più da un disco rock, allora avete proprio sbagliato genere di riferimento o, lasciatevelo dire in tutta franchezza, è arrivato il vostro momento di imbracciare la chitarra e dire la vostra. Greg Dulli e soci, dopo anni di silenzio (sedici per l’esattezza) interrotti solamente da comparsate live a destra e manca per il globo, tornano a fare quello per cui sono nati e non tradiscono le aspettative di quanti nel frattempo avevano consumato dischi e cd degli Afghan Whigs. Un rock rude e dalla maschia poesia ma al tempo stesso capace di un’ampia varietà melodica e ritmica vi inchioderà alle casse dello stereo restituendovi con uno schioppo di dita l’orgoglio di avere difeso la vostra natura di rockers e freaks. THAT’S ROCK FOLKS!

AFGHAN WHIGS, Do to the Beast, Sub Pop 2014

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