Archives for posts with tag: Black rock

Benjamin Booker_by Max Norton_easy

PERCHÉ BENJAMIN BOOKER: Un rock and roll che ha le sue radici più profonde in Chuck Berry incontra in un’incredibile esplosione di energia sonora i Beatles di Revolver, l’estro incompreso dei T-Rex, il Dylan più “trasandato” e il soul di Sam Cooke. Ne scaturisce una bolla di splendente passato in un presente grigio e dalle ancora più scure prospettive per il futuro. A Benjamin Booker, classe 1989, non manca certo il coraggio di aggiungere a questo già incredibile amalgama un gusto post-grunge/garage molto contemporaneo che lo avvicina per l’azzardo creativo – se lo ascolterete non potrete che condividere questa opinione – a Jack White. A ciò aggiungete una voce quel tanto rude & ruvida da suonare piacevolmente imperfetta e dimenticherete presto quanto ascoltato nell’ultimo anno solare. Concedete a questo giovane cantautore rock adottato da New Orleans un’occasione. Non ne rimarrete delusi.

BENJAMIN BOOKER, Benjamin Booker, Rough Trade 2014

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PERCHÉ SAIDAH BABA TALIBAH: Come resistere alla figlia di Salome Bey, la “Canada’s First Lady of Blues”? Rinunciate in partenza alla vostre intenzioni! Saidah, partendo proprio dal seno blues&soul materno, sviluppa un’idea di funk-rock che ha inevitabilmente i suoi possenti riferimenti nei Funkadelic e ancor più in Betty Davis. Le ruvide tracce dell’album sono ricche di citazioni ma al contempo si dimostrano capaci, grazie all’irruenza del loro naturale approccio afro-punk, di dire qualcosa di nuovo ed accattivante nel panorama black. L’urlo del titolo non è mai stato così spontaneo e potente.

SAIDAH BABA TALIBAH, (S)Cream, Creative Works / Last Gang Labels 2011

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PERCHÉ I WHITE MANDINGOS: Concept album ispirato a uno dei tanti “eroi comuni” dello scacchiere urbano statunitense che unisce la cattiveria e la frustrazione del punk con l’incredibile carica di denuncia del rap. Il rapper losangeleno Murs, Darryl Jenifer, bassista e anima della band hardcore Bad Brains, e il musicista e agitatore culturale Sacha Jenkins non vi faranno rimpiangere con la loro music narrative i tempi d’oro di Public Enemy e Beastie Boys. Se non mi credete, almeno date retta ai diretti interessati: <The White Mandingos are heavy, not wavy.>

WHITE MANDINGOS, The Ghetto Is Tryna Kill Me, Fatbeats Records 2013

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PERCHÉ BLACK JOE LEWIS: Ideale colonna sonora alternativa del black-western Posse di Mario Van Peebles ad opera del sestetto di Austin Texas. Black Joe Lewis e compagni sviscerano una miscela blues-rock-funk ad alto potenziale che ha proprio nella rombante chitarra del leader e nella solida sezione ritmica il suo migliore punto di forza. Crazy Blues!

BLACK JOE LEWIS, Electric Slave, Vagrant Records 2013

BLACK JOE LEWIS, NoiseTrade Eastside Manor Sessions, 2013

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