Archives for category: women’s rock

ADRYELLE_01

PERCHÉ ADRYELLE: Sicuramente c’è un pizzico dei primi Depeche Mode, ma il disco d’esordio della statunitense Adryelle richiama molto di più le atmosfere rarefatte e malinconiche di una certa scena electro-dance anni Novanta che guardava con ammirazione e un certo compiacimento alla garbata rivoluzione del trip-hop. Per questo mélange i suoni risultano più corposi di quello che ci si potrebbe aspettare senza però perdere quella profonda vena onirica che li rende fin da subito graditi all’orecchio. Da ascoltare in solitudine, sprofondanti nel proprio spleen, oppure da ballare a uno dei sempre più numerosi silent party.

ENGLISH: There is a pinch of Depeche Mode mood in The Waiting Room, but Baltimore-based Adryelle’s debut album explores 1990s electro-dance’s rarefied musical notes, and the atmosphere and melancholic feeling of a musical genre that, at that time, looked with a degree of admiration at the gentle trip-hop revolution. This mix makes the sounds bolder than you might expect though never losing that deep dreamy vein that caresses the ear. The Waiting Room is your disc: good for an intimate listening, alone with your thoughts, or for dancing at a crazy silent party.

ADRYELLE, The Wating Room, Single Engine Records 2014

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PERCHÉ ROO & THE HOWL: Dell’esordiente ha solo la novità (e, aggiungerei il nome d’arte piuttosto insolito), ma per il resto non ha davvero nulla da invidiare ai colleghi che già da tempo l’hanno preceduta. Bekah Wagner, folk singer del Colorado, svela un tocco delicato capace di portare il country a staccarsi dalle sue ostinate radici per spiccare il volo sulle ali di una flebile corrente psichedelica. Con gentilezza si spinge fino alle propaggini sonore del sole per poi, dopo averne scucito i segreti, affrontare una dolce discesa in compagnia degli Howl. In questo album onirico e al tempo stesso terreno c’è anche spazio anche per un’intima e suggestiva cover di Good Times, Bad Times dei Rolling Stones.

ROO & THE HOWL, Me/We, Freedom House 2014

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PERCHÉ SICK TAMBURO: Non ci sono dubbi che le dieci tracce spingono la formazione di Pordenone a sperimentare ancora più in direzione di una una forma cantautorato rock che sfugge ogni gabbia discografica in nome di una totale e provocatoria libertà d’espressione: le produzione, sospese tra sound casserole e un approccio lo-fi tipo che ha nei newyorkesi Sonic Youth l’unico possibile riferimento, sostengono lyrics malate di quotidianità. Durante l’ascolto di Senza Vergogna percepirete distintamente il cocciuto incedere di un tarlo rock che, di piega in piega, raggiungerà il centro del cervello per violare “ghiandola musicale” e regalarvi l’ebbrezza dell’incertezza sonora.

SICK TAMBURO, Senza Vergogna, La Tempesta Dischi 2014

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PERCHÉ ANGELA KINCZLY: Anche se la passione rock spesso – personalmente aggiungerei troppo – è inquadrata in morbide forme da cantautore, la vera anima di Angela Kinczley non fatica ad emergere nelle occasioni in cui il fiotto creativo scaturisce in maniera più spontanea e incontrollata. In questi casi, e solo in questi, la canzone si spinge verso un’anarchica e sinuosa forma dai contorni femminili ma dalla forza tutt’altro che “gentile”. Rimane, allora, solo la curiosità di vedere l’artista “a briglie sciolte”, scevra di arrangiamenti e di inibizioni scatenare l’emozione del rock nella sua forma più pura.

ANGELA KINCZLY, La visita, Qui base luna 2014

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BE INDIE, BE FREE!

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PERCHÉ LE DANSO KEY: Post-riot grrrl band che propone una versione lacerata ma al tempo stesso potente e poetica del rock contemporaneo. Elemento distintivo del trio – voce & chitarra, violoncello e batteria – è una tecnica “percussiva”, ripresa da Ani di Franco, che rende ancora più forte la presenza scenica e sonora delle nove tracce e accompagna la voce graffiante della cantante italo-australiana Eli Nancy Natali ad esplorare registri che vanno dal post-grunge/alternative allo swing più conscious. Non vi basta? Volete avere un’idea ancora più precisa delle intenzioni delle Danso Key? Allora provate ad immaginare sul palco, la già citata di Franco, Gwen Stefani, una qualsiasi delle allieve di Billie Holiday, le Hole al gran completo e gli eclettici Morphine. Non potrete più dire loro di no!

DANSO KEY, Golpe, Viceversa Records 2013-14

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Confermata per la terza data della rassegna JOE COLOMBO racconta il blues (al teatro LabArca di Anna Bonel in collaborazione con il Meeting delle etichette indipendenti di Faenza) la presenza del chitarrista Joe Valeriano (http://joevaleriano.altervista.org) che andrà ad affiancare, alla chitarra e alla voce, l’artista elvetico. Il veterano della scena blues meneghina – che ha condiviso a lungo il palco con l’inglese Kim Brown oltre che con lo stesso Colombo – darà il suo prezioso contributo per riscoprire in un’inedita veste teatrale-musicale i classici del blues rock degli anni ’60 e ’70. Nel corso della serata dedicata ai brani di Hendrix, Clapton, Johnny Winter, Rolling Stones, Led Zeppelin e ZZ Top ci sarà spazio anche per la brava Kasia Skoczek, ormai presenza fissa nel fortunato progetto in scena al LabArca.

Appuntamento il prossimo 14 marzo alle 19:30 al Teatro LabArca, via Marco D’Oggiono 1 a Milano. INGRESSO: 12 €

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PERCHÉ I WAYFLOWER: L’ultimo singolo Over You, un bilanciato mix di Bangles, Foo Fighters e post-punk à la Yeah Yeah Yeahs, chiarisce definitivamente che il rock, e con esso anche il filone alternative, non è più un recinto per soli uomini. Liza Carlefred, cantante della band con base a Stoccolma, tuona, ruggisce per poi, divertita, passare a consolare i maschi alpha schiacciati tra lei e le barriere di recinzione. Supportata da un’ottima sezione ritmica e dall’agguerrita chitarra di Kaveh Nowroozi, la sua voce spicca il volo per rombare sulle teste degli Abba e dei KISS e rinverdire ancora una volta la supremazia della musica scandinava sul Vecchio Continente. Ascoltateli e, soprattuto, non contradditeli!

WAYFLOWER, Heroes, Record Union 2014

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PERCHÉ I TONTONS: È così dovrebbe suonare un disco rock! Con una ruvida aggressività ma al contempo mantenendo la poesia di lunghe cavalcate in scenari cinematografici. Ai Tontons e alla brava Asli Omar, una voce a metà tra Lauryn Hill, Cat Power e Amy Winehouse, tutto sembra venire facile forse proprio perché originari della patria dei cowboys, il Texas. Luoghi comuni a parte, la band non solo dimostra di sapere maneggiare alla perfezione, al pari dei più navigati colleghi, i trucchi del palco ma anche di osare laddove il mestiere finisce. Ed è proprio a quel punto che viene fuori un’inaspettata vena funk che smuove dalle fondamenta le certezze del rock spingendo il sound verso orizzonti esotici che ci si sarebbe aspettati di potere osservare solo a cavallo tra anni Sessanta e Settanta.

ENGLISH: This is how a rock record should sound! With a rough aggressiveness but at the same time preserving the poetry of long rides on a western movie set. To the Tontons and Asli Omar, a beautiful voice between Lauryn Hill, Cat Power and Amy Winehouse, everything seems to come easy, perhaps because they come from the cowboys’ original land, Texas. Clichés aside, the band not only prove they know how to handle perfectly the tricks of the stage but also dare far beyond the stock-in-trade. And it is precisely at that point that an unexpected funk vein emerges shaking up the certainties of rock, pushing the sound toward exotic horizons remindful of the late 1960s and early 1970s.

THE TONTONS, Make Out King Teaser, 2014

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PERCHÉ CHEYENNE MIZE: Il modello per il folk-psych-rock di Among the Grey è senz’ombra di dubbio l’opera di Grace Slick e dei Jefferson Airplane. Il paragone scelto, sebbene impegnativo, non soffoca però la libertà di espressione e la vocalità della cantante di Louisville, Kentucky, che si mostra capace di rileggere la storia e di provare, a sua volta, a scriverne nuove ed intense pagine in nome di una comune sensibilità pop. Un disco sospeso tra passato e presente che suona sempre attuale.

CHEYENNE MIZE, Among the Grey, Yep Roc Records 2013

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http://cheyennemariemize.bandcamp.com

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