Archives for category: canzone d’autore

Shooting Mapuche

PERCHÉ MAPUCHE: Nel paniere del pop ormai si può trovare di tutto ma di rado capita di incontrare un prodotto che spicchi per la sua assurda e coraggiosa originalità. Il catanese Enrico Lanza, mente dietro il progetto Mapuche, imbraccia la chitarra, raccoglie un manipolo di amici e mette in musica le sue storie. Autopsia è un libero sfogo dei sentimenti giornalieri, sia quelli belli che quelli brutti. Nel complesso, questo nuovo lavoro, che arriva a tre anni dal precedente L’uomo nudo, si palesa alle orecchie dell’ascoltatore come un sereno processo di catarsi quotidiana – il titolo brutale era un biglietto da visita molto esplicito a tale riguardo – che prende lentamente forma assumendo i vaghi e incerti contorni anarchici di un cantautorato che non disprezza affatto l’approccio lo-fi, ma al tempo stesso guarda con curioso interesse alla sperimentazione pop e all’avanguardia. Da provare.

MAPUCHE, Autopsia, Viceversa Records/Audioglobe 2015

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Doc Indie-MEI DEF_easy

Ammetto di essermi fatto violenza. Inizialmente mi ero riproposto di non vedere neanche un fotogramma dell’edizione vattela-a-pesca del festival di Sanremo. Ho resistito la prima serata, ma, alla seconda, sconfessando la mia fermezza, ho ceduto. Mai lo avessi fatto!

Ariston-Sanremo

Nei miei numerosi e brevi passaggi nel corso degli anni credevo di avere posato l’occhio, i padiglioni auricolari per la verità, sul peggio. Mi sono dovuto ricredere. L’edizione del 2015 – iniziata, ahimè per la RAI, a breve distanza dal Meeting degli Indipendenti tenutosi a Roma – ha risuonato nelle mie orecchie come il perfetto “festival della non-canzone.” Difficile trovare una melodia, anche la più flebile linea melodica nei brani in concorso, e questo a prescindere da chi fosse l’interprete. La canzone, alle mie orecchie, si era trasformata in qualcos’altro che non avevo nemmeno voglia di sforzarmi a definire. In coda al casello musicale della riviera, uno ad uno i concorrenti hanno proposto al pubblico – distratto perché improvvisato regista dietro smartphone e tablet – quelle che credevano essere canzoni ma che in realtà suonava assai diversamente: un terribile ibrido a metà tra un fiacco motivetto da spot televisivo e un’audace interpretazione del chiacchiericcio da bar fatto di frasi fatte e luoghi comuni sull’amore – ecco, ci sono cascato, ho trovato una definizione per l’orrore che ho incautamente sfidato! Ah, l’amore! Che ci sia lo zampino del buon S. Valentino? No, purtroppo no, altrimenti tutto avrebbe suonato diversamente. Compresa la performance dei tre brufolosi tenorini da ascensore. E i dati d’ascolti? Nell’ultima serata quasi 12 milioni di telespettatori! Evviva! Ho tirato un sospiro di sollievo e mi sono detto: <Doc, le canzoni ti faranno anche schivo, ma con questi numeri l’industria musicale è finalmente salva!> Voi ci credete? No! Ecco, appunto! Nemmeno io! Altro che salvezza, qui siamo al naufragio completo. <S.O.S. Qualcuno è in ascolto?>

P.S. Come avrete notato dal precedente post, in questo periodo sono particolarmente cattivo. Ma, credetemi, le cose me le tirano fuori a forza dalla bocca. Ah, dimenticavo! A proposito di assenza di melodie e di “non-canzoni”, che dire delle ridicole cover di brani storici, quelli costruiti su vere melodie super orecchiabili?

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Doc Indie-MEI DEF_easy

Quando settima scorsa a DeeJay Chiama Italia, su Radio DeeJay, Cristiano Malgioglio ha denunciato la quasi totale assenza dal panorama musicale contemporaneo di autori degni di questo nome ho fatto un balzo sul divano esultando come feci l’ultima volta nel 2006 in occasione dei mondiali di calcio tedeschi. Di palle, questa volta, però, neanche l’ombra. Quella uscita dalla bocca di Malgioglio era ed è la pura verità. E anche se voleste conferirle una forma sferica, a forma di palla, la sostanza non cambierebbe affatto.

CRISTIANO MALGIOGLIO

Oggi la maggior parte dei testi delle canzoni in Italia sembrano essere stati scritti da mocciosi capricciosi: strofe appiccicose come muco, vocaboli violentati in nome di una presunta necessità mediatica e una dizione da fare rizzare in testa i capelli. Sono questi, ahimè, i tratti così distintivi della produzione musicale, gli amminoacidi che ne compongono il DNA. Certamente, la musica è fatta per intrattenere. Ma c’è forma e forma di svago. Il fatto che una canzone sia pop, “popular” secondo l’accezione di Andy Warhol, non comporta affatto che suoni sciocca e stupida fino allo sfinimento dell’ultimo neurone sano. Intrattenimento soprattutto, ma cazzarola, mettiamoci anche un po’ di intelligenza già che ci siamo. Il processo di anestesia culturale messo in atto dalla televisione e da una consistente parte della rete, cui la musica ormai partecipa da anni, può essere rotto. E ciò deve accadere semplicemente facendo un uso sensato dei ben 250.000 lemmi, ovvero quanti ne sono riportati sul Grande dizionario italiano dell’uso curato da Tullio De Mauro, su cui si regge la nostra bella e longeva lingua. Non volete utilizzarli tutti e quanti? Liberi di farlo. Ma, vi prego, rispettatene la natura e il significato. Una canzone scritta con vocaboli ed espressioni appropriate suona decisamente meglio. E, soprattutto, si fa capire meglio. In Italia e all’estero – non crediate, infatti, che grazie alla maggiore musicalità l’inglese la mancanza di talento dei parolieri sia un fenomeno assente in Inghilterra e negli States. E le eccezione, mi direte voi, al deprimente scenario dipinto in diretta da Malgioglio? Escludendo i vecchi leoni, gente che sapeva scrivere per le troppe bacchettate buscate a scuola, qualche candidato io ce l’avrei. Pochi nomi. Ma buoni. Personaggi che mi hanno colpito nel corso della mia ormai lunga carriera di critico. Per l’Italia: Ricky Bizzarro dei Radiofiera, Cesare Cremonini, Tony Tammaro, Merolla e i rapper Hyst e Loop Loona. Per il resto del mondo: Matt Deighton e gli Sleaford Mods dall’Inghilterra; Saul Williams dagli Stati Uniti; Mc Solaar dalla Francia. Basteranno a salvare la canzone?

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LocandinaTempestaRivolta

Quarta edizione dell’ormai consueto festival invernale organizzato dall’etichetta La Tempesta e dal Centro Sociale Rivolta di Marghera (VE). Il prossimo sabato 6 dicembre, a partire dalle 18, la kermesse sonora indipendente prenderà il via vedendo alternarsi sul palco alcuni degli artisti sotto contratto con la label. Tra i nomi più facili da ricordare, I tre allegri ragazzi morti, Beatrice Antolini, Pierpaolo Capovilla e Il pan del diavolo. Prezzo del biglietto, acquistabile sul posto, 18€. La locandina dell’edizione 2014 è opera di Alessandro Baronciani.

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VonDatty-madrigali

PERCHÉ VONDATTY: Una forma di cantautorato schizofrenico che passa dalla solitudine composta del folk a quella rabbiosa di un post-grunge (Santamarena) e che riesce a parlare in maniera pulita e comprensibile l’idioma meticcio della contemporaneità. Nel calderone sonoro di Madrigali tra un’escursione sonora e l’altra la voce, come un vecchio lupo di mare, mantiene costante la rotta e indica all’orecchio la direzione per nascosti porti dove si sussurra albergare la buona musica. VonDatty sa benissimo quanto in là potersi spingere. Ma i limiti sono fatti per essere infranti: traccia dopo traccia vengono ignorati e derisi fino all’apice creativo de L’amore malato. L’augurio di cuore per il debuttante VonDatty, è quello di trovare un posto consono nelle scalette radiofoniche e sugli scaffali dei negozi di dischi.

VONDATTY, Madrigali, 2014

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Cristina Donà

PERCHÉ CRISTINA DONÀ: Un album che inizia con un incipit che sa molto del migliore Battiato desta, a prescindere dai gusti, una qualche forma di curiosità. Così vicini, primo appuntamento con la tracklist del nuovo lavoro della cantautrice, racchiude in poco più di quattro minuti buona parte degli umori passeggeri di un lavoro che nella varietà dei suoni e delle loro diverse interpretazioni trova l’equilibrio necessario per piacere e fissarsi nel tempo. Cristina Donà non concede spazio al calcolo discografico lasciandosi piuttosto guidare da emozioni che, in un modo o nell’altro, tutti noi possiamo ammettere di condividere almeno in maniera quotidiana. E, proprio grazie a questa scelta naturale, il disco cresce, si sviluppa, e si differenzia minuto dopo minuto alla ricerca di porti sicuri dove lasciare riposare le idee e le note appena affrontate in vista della prossima sfida.

CRISTINA DONÀ, Così vicini, Qui Base Luna 2014

https://www.facebook.com/cristinadona

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Beatrice Antolini_02 easy

PERCHÉ BEATRICE ANTOLINI: Forse più di ogni altro suo lavoro recente, il nuovo EP Beatitudine, avvicina Beatrice Antolini a a una sfera sonora dove la scomposta esuberanza post-punk dei newyorkesi Yeah Yeah Yeahs incontra le atmosfere tipicamente Nineties della colonna sonora del verdoniano Sono pazzo di Iris Blond. Senza badare troppo alla brevità del lavoro, 18 minuti esatti, Beatrice ha suonato e cantato quel tanto che basta a fermare la frenesia della quotidianità spingendo i passanti ad accarezzare l’idea di un inedito anticonformismo libertario. Nel complesso il disco dimostra di possedere i numeri, o meglio le note giuste, per inceppare l’ormai arrugginito tritatutto della discografia e per imporsi come possibile modello per quanti avessero ancora voglia di distinguersi dalla massa monotona. Volendo cercare nell’arte figurativa contemporanea dei paragoni in grado di descrivere Beatitudine, si può con tutta tranquillità fare riferimento alla più provocante opera di Andy Warhol e al più infantile dei graffiti di Basquiat.

BEATRICE ANTOLINI, Beatitudine EP, La Tempesta International 2014

http://www.beatriceantolini.it

http://www.latempesta.org/international

cover

PERCHÉ TUTTE LE COSE INUTILI: scanzonati cantautori punk da Prato, i Tutte le cose inutili riescono con estrema semplicità e poesia a dipingere quella quotidianità da cui tutti fuggono ma a cui tutti, in gran segreto, anelano con una profonda nostalgia. L’approccio punk si spinge oltre abbracciando l’azzardo del lo-fi e regala alle dieci tracce un sapore ancora più autentico e vicino alle esigenze dell’ascoltatore. L’impressione che si ha maneggiando le composizioni di Lao & Meo è quella di essere di fronte all’ultima e, lasciatemelo dire, esaltante incarnazione della canzone d’autore italiana che, lontana da ombre ingombranti, prova con coraggio a muovere i passi in direzione di un ignoto musicale che suona molto come un’assoluta novità.

TUTTE LE COSE INUTILI, Dovremmo essere sempre così, Iconcertidoveresti/Neanderthal Press 2014

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TRACCE TRACCIANTI: Conchiglie e Testolina d’oro

roberto fedriga3

PERCHÉ ROBERTO FEDRIGA: Umano e profondo. Sono questi i due aggettivi che meglio calzano al lavoro del bergamasco Roberto Fedriga. L’omonimo album d’esordio suona come una fiaba fusion-rock in cui ogni suono e ogni nota intonata dipinge una sfumatura in grado di dare profondità a un sentimento sonoro che l’autore riesce a stento a contenere prima che esploda in maniera anarchica e disordinata. Come in ogni storia che si rispetti, i cambi di ritmo lasciano il segno ma non fanno perdere il filo. Fedriga si dimostra un autore maturo in grado di utilizzare la lezione del passato per aprire uno spiraglio sul futuro prossimo venturo.

ROBERTO FEDRIGA, Roberto Fedriga, Under Sound/Mousemen 2014

http://www.robertofedriga.com

TRACCE TRACCIANTI: Non chiamarmi bambola e Arababy