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Bilal_05 easy
Bilal, Biko, Milano, 1 novembre 2014

Non erano ancora svaniti nell’etere i vapori stregati di Halloween, che Bilal, soul singer di Philadelphia, già collaboratore di Common, Erykah Badu e Roots, intonava i primi vagiti nu-soul sul suolo italiano. Una voce calda, profonda e capace di spingersi con autorevole dolcezza verso il corpo sudato del funk, ha agitato la platea del Biko di Milano, indirizzando il pubblico talvolta verso la classicità di Donny Hathaway, altre spingendolo tra le braccia invitanti del migliore Prince degli anni Ottanta (Bilal sul palco ha le movenze e l’attitude tipica del genio di Minneapolis). L’unica data italiana del tour europeo di Bilal se da un lato è stata un’occasione per fare conoscere le ultime composizioni dell’album A Love Surreal, quarto album di una fortunata carriera, dall’altro ha proposto un ensemble (basso, batteria, chitarra e tastiere) non solo in grado di giocare all’interno dei singoli brani con i classici standard soul-funk ma anche di trarre da essi estemporanee ispirazione per gustose divagazioni sonore (che, per fortuna, non hanno risentito eccessivamente di un impianto sonoro non sempre all’altezza). Per chi fosse stato digiuno di black music, lo show notturno di Mr. Oliver ha offerto un perfetto distillato in grado di rilanciare le speranze musicali di fan e neofiti del genere. Voto: 8/10.

 

Strut

Ormai non si tratta più di episodi sporadici, ma piuttosto sembra essere in atto una vera e propria fuga dalle major verso le indie label. Dopo i casi eclatanti di Iggy Pop (Fat Possum Records, 2013) e David Crosby (Blue Castle Records, 2014), è ora il turno di Lenny Kravitz tornato finalmente ai livelli d’eccellenza dei primi album (pubblicati dalla Virgin) con il recente Strut, edito dalla neonata etichetta personale Roxie Records. L’ultimo “passaggio” citato, quello di Kravitz, è la dimostrazione evidente di come, in una situazione di pieno e libero controllo artistico del prodotto – quindi lontano dalle pressioni poco artistiche di un mercato discografico in continuo affanno e dai ritmi dei format televisivi – anche artisti che negli ultimi anni hanno – e non se la prendano troppo i diretti interessati – vivacchiato sugli allori possano ora programmare un rilancio sulla scena con i botti (tanto da conquistare nel nostro paese un posto fisso nella Top ten dei singoli e degli album più venduti come si evince dalle classifiche relative pubblicate su Musica&Dischi). Registrando con piacere questi “ritorni”, l’invito che rivolgiamo a tutti è quello di essere, se possibile, ancor di più indipendenti. BE INDIE, BE FREE.

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Primi di giugno tempi di ricorrenze storiche (lo sbarco in Normandia) e di novità. INDIEce in occasione dell’inizio dell’estate stringe una nuova partnership con i Blues Cave Studio, nuovissima realtà del mixing analogico, nata dalla coraggiosa iniziativa e dalla passione di Daniele Cocca. La collaborazione, inaugurata da una grafica ad hoc, ha come scopo principale quello di diffondere nell’ambito della discografia indipendente la passione per quei mix, definiti dallo stesso Cocca, “ad alto potenziale emotivo”, e si concretizzerà nel giro dei prossimi mesi in almeno un’iniziativa che regalerà a un fortunato artista o a un’altrettanto fortunata band emergente la possibilità di saggiare in prima persona la potenza del mix analogico realizzato con macchine vintage.

https://www.facebook.com/pages/Blues-Cave-Studio/520896274702635?fref=ts

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http://www.rollingstone.com/music/news/jack-whites-private-world-inside-rolling-stones-new-issue-20140521

“Rivoluzionario come Jerry Lee Lewis e audace come i più ruvidi Stones. Quando il genio è genuino non si discute!” Matteo Ceschi (M&D)

JACK WHITE, Lazaretto, Third Man Records – COMING SOON –

http://jackwhiteiii.com

https://www.facebook.com/jackwhite

http://thirdmanrecords.com

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… Jack White torna a stupire.
“Rivoluzionario come Jerry Lee Lewis e audace come i più ruvidi Stones. Quando il genio è genuino non si discute!” Matteo Ceschi (M&D)

JACK WHITE, Lazaretto, Third Man Records – COMING SOON –

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Finalmente l’attesa è finita! Recuperate dall’armadio jeans a zampa d’elefante, magliette Fruit of the Loom, sandali, sciarpe indiane e collanine e apprestatevi a fare un salto nei Sixties con Joe Colombo e i suoi ospiti. Non mancate per nessun motivo al terzo e più eccitante appuntamento della rassegna musicale/teatrale JOE COLOMBO racconta il blues (in collaborazione con il Meeting delle etichette indipendenti di Faenza)! Questa volta l’attenzione sarà rivolta al matrimonio tra il blues e il rock consumato a cavallo tra gli anni Sessanta e i primi Settanta.

Appuntamento stasera, 14 marzo alle 19:30, al Teatro LabArca, via Marco D’Oggiono 1 a Milano.

INGRESSO: 12 €

INFO: http://www.labarcadiannabonel.it

http://www.joecolombomusic.net

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Penultimo appuntamento al Teatro LabArca di Anna Bonel (in collaborazione con il Meeting delle etichette indipendenti di Faenza) con la rassegna musicale-teatrale JOE COLOMBO racconta il blues. Accompagnato da Joe Valeriano, uno dei maestri del blues italiano, e dalla cantante Kasia Skoczek, il chitarrista elvetico ripercorrerà nel corso della serata l’epopea sonora degli anni Sessanta e dei primi anni Settanta alla scoperta delle profonde radici black della musica rock. Dopo la parentesi carica di elettricità del blues di Chicago e Detroit, la chitarra di Colombo dischiuderà appositamente per il pubblico in sala scenari sonori capaci di accedere nuovamente la passione per l’onirico sound psichedelico e l’esaltante epopea hippie. Ad arricchire ulteriormente il cartellone, Lisa Capaccioli, attrice cresciuta alla Scuola del Teatro Piccolo di Milano, che leggerà i testi di Matteo Ceschi. Solito trio rodato alla regia: Ceschi-Bonel-Bertazzoni.

Appuntamento il prossimo 14 marzo alle 19:30 al Teatro LabArca, via Marco D’Oggiono 1 a Milano. INGRESSO: 12 €

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Sull’onda del successo delle prime due serate del suo JOE COLOMBO racconta il blues (al teatro LabArca di Anna Bonel in partecipazione con il Meeting delle etichette indipendenti di Faenza), il chitarrista elvetico annuncia il nuovo guest della terza serata dedicata alla blues invasion degli anni Sessanta e Settanta. A unirsi alla compagnia di “diavolacci blues” che finora ha intrattenuto il pubblico nel corso delle prime due date sarà questa volta uno stimato e apprezzato collega, Joe Valeriano (http://joevaleriano.altervista.org), animatore della scena blues meneghina e partner di lunga data di Colombo con cui ha inciso ben due album.

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PERCHÉ THE DEAR HUNTER: Un rock morbido dalle composte derive classiche e folk che sa mantenere una propria ruvida identità senza scadere nei manierismi del progressive si nutre della voce soul del suo fondatore, quel Casey Crescenzo già animatore dei The Receiving End of Sirens. Il risultato sul palco e in cuffia è uno strano connubio tra i Band of Horses, i Kansas e il migliore sound californiano dei Seventies che sfugge, proprio per le sue radici, a scontate definizioni e catalogazioni. D’altronde non potrebbe essere altrimenti visto che il band leader Crescenzo è nato e cresciuto ai mitici Record Plant Studios di Suasalito.

THE DEAR HUNTER, Migrant Reprise, Rude Records/Equal Vision Records 2014

http://thedearhunter.com

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http://www.ruderecorz.com

http://www.equalvision.com

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Nei panni di un eco warrior ante litteram Pete Seeger nel 1966 incise God Bless the Grass, adattamento musicale di una poesia della compositrice socialista Malvina Reynolds. Tre anni più tardi fu la volta Garbage, canzone di Bill Steele, che divenne presto una hit nel circuito underground. Anche questa seconda canzone, così come la prima, confermava la vena provocatoria del cantante, sempre abile nello stuzzicare il pubblico con continui riferimenti alle consuetudini e alla quotidianità. All’inizio del nuovo decennio, 1971, in concomitanza con la nascita di una nuova coscienza ecologista tra gli americani, Seeger confermò la sua devozione alla causa verde e intensificò la sua battaglia a difesa delle acque del fiume Hudson. La campagna – iniziata dal folk singer all’epoca di Sailing Up My Dirty Stream, nel 1961 e proseguita, dapprima con il varo della corvetta Clearwater, nel 1969, e l’anno successivo con la conferenza e il concerto improvvisato alla Camera dei rappresentanti a Washington – riprese quota proprio nel 1971 con l’incisione di Sailing Down This Golden River, brano che venne subito adottato come inno della battaglia in corso.

Estratto da MATTEO CESCHI, Green Rock. Musica ed ecologia negli Stati Uniti da Bob Dylan a Bruce Springsteen, 2008 – ISBN 978-88-7090-753-7

Free download: http://independent.academia.edu/MatteoCeschi

Così il magazine musicale Rolling Stone ha ricordato Pete Seeger e la sua militanza ecologista: http://www.rollingstone.com/music/news/pete-seeger-folk-legend-dead-at-94-20140128