Archives for category: folk-rock

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Ultimo appuntamento musical-culinario della rassegna Body & Soul. Gustare il blues con Joe Colombo. Il prossimo venerdì, 13 marzo, al teatro LabArca di Milano, il chitarrista elvetico promette di concludere la serie di quattro serate con una scintillante performance e qualche sorpresa per infiammare il pubblico milanese. Non perdete per nessun motivo l’occasione di smarrire la vostra anima metropolitana nelle pieghe affascinanti della migliore “musica del diavolo” proposta solo per voi da Joe Colombo. [foto: Matteo Ceschi]

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Prendetela come l’ora d‘aria del carcerato. Un momento di evasione totale in cui lasciare correre la fantasia e le note. Il blues è da sempre una musica lenitiva, pronta a salvare le anime più dannate o, eventualmente, a rendere meno ripida e dolorosa la loro caduta verso gli infernali schemi della quotidianità.

Doc Indie & Fabio Treves 2009

Se nella Milano plumbea degli anni Settanta, la Treves Blues Band – che lo scorso anno ha celebrato i 40 anni – seppe con le sue 12 bar notes dipingere un’alternativa alla rigide visioni antagoniste della politica giovanile, oggi, bluesmen come Joe Valeriano, Rudy Rotta, Alex Usai e, lo svizzero-italiano Joe Colombo impongono all’attenzione del pubblico più attento non solo una via alternativa e molto, molto indipendente alla discografia ufficiale, ma anche una sfida aperta alla freddezza digitale con un concentrato di calde e vibranti passioni analogiche. Il blues, più di qualunque altro genere, è una musica “dal vivo”, fatta di sacrifici e mille espedienti lavorativi per potere imbracciare nel cuore della notte l’amato strumento. Lo è più di qualunque altro genere nella misura in cui è sempre rimasto nell’underground, l’unico ambiente dove la sua schizofrenia è benvoluta e accettata. Bettole, sagre e teatri di posa ospitano concerti e rassegne che giocano tutto il loro fascino sull’intimità dell’atmosfera e del sound prodotto. Talvolta il palco è più prestigioso – senza nulla togliere alle location appena citate – ma lo spirito rimane quello dei pionieri del West, roba da Django di Tarantino. Da dovunque arrivi la proposta per uno show, il bluesman è pronto a partire, incurante di quello che sarà il pubblico pagante. Rimborso viaggio, una cena, un po’ di alcol e buona compagnia forniranno il sufficiente carburante per tornare, il giorno dopo, al lavoro, l’altro lavoro. E il web? Beh, la rete ha offerto al bluesman quello che offre a tutti. Maggiore visibilità e la possibilità di accedere a campagne di crowdfunding che alleggeriscono di non poco il peso di un’indipendenza discografica che ormai ha quasi del mitologico. Poche parole, tante quante le note necessarie per attacare un buon brano, sono sufficienti per agganciare appassionati sparsi qua e là e rilanciare progetti accantonati da tempo. D’altronde cosa c’è di più ramingo del web? Con l’esclusione del solo bluesman, proprio un bel niente. E allora, venga il tempo del blues 2.0! Venga il tempo di scoprire nuove vecchie frontiere! E non passi mai il tempo del blues! [Foto: Fabio Treves]

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Arrivata al suo terzo appuntamento, la rassegna Body&Soul: Gustare il blues con Joe Colombo, il prossimo venerdì, 27 febbraio, ci porterà ad esplorare suoni e sapore del grande Sud. Dopo le tappe in Texas e a Chicago, il bluesman elvetico si offrirà di guidare gli spettatori nel “Muddy South” facendo risuonare sulle corde della sua fedele Dobro i classici di Bukka White, Son House, Mississippi Fred McDowell, Big Bill Boonzy, Robert Johnson e music . Immerso nelle piccanti e sensuali atmosfere musicali evocate da Colombo, il pubblico avrà anche l’occasione di gustare deliziose chicken wings accompagnata da una salsa barbecue artigianale.

Appuntamento imperdibile, al Teatro LabArca di Anna Bonel, via Marco D’Oggiono 1, Milano, alle 19:30. INGRESSO: 10 €. DEGUSTAZIONE (con obbligo di prenotazione): 5 €
INFO: labarcadiannabonel@gmail.com

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Finalmente prendono il via le sedute di registrazione del nuovo e atteso album del bluesman milanese Joe Valeriano! Lonesome Road, questo è il titolo del lavoro, verrà realizzato dall’artista grazie a una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Musicraiser. Le session avranno inizio questa settimana allo storico Pop Life Studio di Milano e vedranno al lavoro insieme a Valeriano il batterista Mauro Florean e il bassista Massimo Pavin. Al momento non ci sono ancora cretezze, ma è molto probabile, stando alle parole del diretto interessato, che all’album parteciperanno anche degli ospiti. (Foto: Matteo Ceschi)

Per aggiornamenti sullo strato dei lavori correte a leggere gli ultimi post sul profilo Facebook ufficiale di Joe Valeriano: https://it-it.facebook.com/joevalerianomusic

Per partecipare alla campagna di crowdfunbding seguite le indicazioni del link: http://www.musicraiser.com/projects/3694-lonesome-road-il-nuovo-album-di-joe-valeriano

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Nell’autunno del 2006 Tom Cox, firma del Sunday Times, contattò due musicisti in studio per proporgli una bizzarra idea per aumentare la visibilità del loro prodotto. Cox, al telefono spiegò ai diretti interessati, Matt Deighton e Chris Sheenan, i Bench Connection, il suo piano: fingersi quello che non erano per impersonare una mitica formazione folk, i Son of Bench, che, a causa dell’improvvisa morte di uno dei due membri, non era mai riuscita a dare alla luce l’album d’esordio.

The Bench Connection_Sunday Times_Dec 6, 2006_easy

Di lì a qualche giorno, Cox aprì un profilo sulla piattaforma MySpace dedicato ai Son of Bench, acid folk duo attivo agli inizi degli anni Settanta, composto da Ian Bench e Angus Benchley. Da una rapida lettura delle notizie biografiche caricate on-line si apprendeva che Angus con la collaborazione di Jack, il figlio del compianto Ian, annegato in circostanze misteriose nel 1971, era tornato sulla scena con la ferma intenzione di lanciare finalmente sul mercato The Orchard of Mother Mary Jane, unica testimonianza della breve carriera dei Son of Bench. I brani caricati, ovviamente erano quelli registrati dai Bench Connection. Deighton e Sheenan, per alcuni mesi stettero allo scherzo, compiaciuti certamente dall’incredibile numero di ascolti registrato nel frattempo da due canzoni appositamente rese disponibili on-line. Solo a dicembre Cox uscì allo scoperto sulle pagine del noto giornale svelando finalmente al mondo la vera identità degli “impostori” Son of Bench. I Bench Connection ebbero qualche tentennamento ad abbandonare la loro identità fasulla, ma, dopo qualche ora, cominciarono a camminare, come avrebbero comunque fatto in assenza di Cox, con le loro gambe. D’altronde sia Deighton che Sheenan aveva già alle spalle carriere avviate. E il loro cammino comune sotto il nome di Bech Connection, come potrete riscontrare voi stessi, non si è ancora oggi interrotto. La morale della storia? È doppia: da un lato rivela per l’ennesima volta le infinite risorse del web; dall’altro deve metterci in guardia dalle trappole della rete, fucina fin troppo prolifica di falsi talenti! <Ragazzi, non siate sciocchi, la storia si ripete e lo fa fin troppo spesso! Quindi, accettate il mio consiglio e rimanete sempre vigili durante la navigazione. L’oceano digitale oggi è tanto più affascinate quanto più pericoloso rispetto allora!> <NAUFRAGHI IN VISTA…>

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Rimandata a causa dello sciopero generale del 12 dicembre scorso, la prima data di Body&Soul. Gustare il blues con Joe Colombo è finalmente andata in scena, mercoledì 17 dicembre, al Teatro LabArca di Milano. Accompagnato sola dalla sua Martin, il bluesman elvetico ha presentato al pubblico due set dedicati al blues texano e più ingenerale alla scena musicale del South-West. La performance, intensa e emotivamente densa, è decollata dopo un paio di note. Nell’intervallo ad accompagnare degnamente l’intimo show di Colombo – sostenuto con vera passione dalla presenza dei sopravvissuti all’influenza che ha falcidiato i milanesi – il momento della gustosa degustazione di “original Texas chili” cucinato divinamente dalla chef Adriana. Prossimo appuntamento per il corpo e per l’anima, il 30 gennaio con musica e street food del Mid-West. [Photos: Matteo Ceschi]

http://www.joecolombomusic.net

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LocandinaTempestaRivolta

Quarta edizione dell’ormai consueto festival invernale organizzato dall’etichetta La Tempesta e dal Centro Sociale Rivolta di Marghera (VE). Il prossimo sabato 6 dicembre, a partire dalle 18, la kermesse sonora indipendente prenderà il via vedendo alternarsi sul palco alcuni degli artisti sotto contratto con la label. Tra i nomi più facili da ricordare, I tre allegri ragazzi morti, Beatrice Antolini, Pierpaolo Capovilla e Il pan del diavolo. Prezzo del biglietto, acquistabile sul posto, 18€. La locandina dell’edizione 2014 è opera di Alessandro Baronciani.

http://www.latempesta.org

http://www.rivoltapvc.org

Israel Nash

PERCHÉ ISRAEL NASH: Forse è passato un anno. Forse meno. Ma Rain Plans di Israel Nash, cantautore freak originario del Missouri poi trasferitosi in Texas, suona già meravigliosamente come un classico della nuova scena psych-folk. Nash, per la verità, definisce la sua musica come “desert folklore”, quasi a volere sottolineare l’ampio respiro delle composizioni che attingono certamente all’epopea sonora dei Sixities ma posseggono anche il coraggio di spingersi ancora più indietro per saggiare il più originale e puro nerbo sonoro della nazione. La voce morbida di Nash oscilla tra ruvide parentesi country à la Neil Young e lunghe autostrade melodiche che ricordano i più maturi Beach Boys senza però mai perdere d’occhio la matrice rock, elemento necessario per infrangere le congenite rigidità dell’ascoltatore. Non ci sono segni di stanchezza o sbavature nel corso delle nove tracce, piuttosto si presentano picchi emotivi a dare un ulteriore ritmo a una musica che già per sua natura segue gli umori delle nuvole e quelli, molto più bizzosi, ammettiamolo, degli uomini che talvolta le accompagnano distrattamente da terra. Se cercavate una ragione per tornare a fare suonare il vostro fidato stereo, questo è l’album perfetto.

ISRAEL NASH, Rain Plans, Loose Music 2013

https://www.facebook.com/israelgripka

VonDatty-madrigali

PERCHÉ VONDATTY: Una forma di cantautorato schizofrenico che passa dalla solitudine composta del folk a quella rabbiosa di un post-grunge (Santamarena) e che riesce a parlare in maniera pulita e comprensibile l’idioma meticcio della contemporaneità. Nel calderone sonoro di Madrigali tra un’escursione sonora e l’altra la voce, come un vecchio lupo di mare, mantiene costante la rotta e indica all’orecchio la direzione per nascosti porti dove si sussurra albergare la buona musica. VonDatty sa benissimo quanto in là potersi spingere. Ma i limiti sono fatti per essere infranti: traccia dopo traccia vengono ignorati e derisi fino all’apice creativo de L’amore malato. L’augurio di cuore per il debuttante VonDatty, è quello di trovare un posto consono nelle scalette radiofoniche e sugli scaffali dei negozi di dischi.

VONDATTY, Madrigali, 2014

https://www.facebook.com/pages/VonDatty-Official/127903980621681

Cristina Donà

PERCHÉ CRISTINA DONÀ: Un album che inizia con un incipit che sa molto del migliore Battiato desta, a prescindere dai gusti, una qualche forma di curiosità. Così vicini, primo appuntamento con la tracklist del nuovo lavoro della cantautrice, racchiude in poco più di quattro minuti buona parte degli umori passeggeri di un lavoro che nella varietà dei suoni e delle loro diverse interpretazioni trova l’equilibrio necessario per piacere e fissarsi nel tempo. Cristina Donà non concede spazio al calcolo discografico lasciandosi piuttosto guidare da emozioni che, in un modo o nell’altro, tutti noi possiamo ammettere di condividere almeno in maniera quotidiana. E, proprio grazie a questa scelta naturale, il disco cresce, si sviluppa, e si differenzia minuto dopo minuto alla ricerca di porti sicuri dove lasciare riposare le idee e le note appena affrontate in vista della prossima sfida.

CRISTINA DONÀ, Così vicini, Qui Base Luna 2014

https://www.facebook.com/cristinadona

http://www.quibaseluna.com