Archives for the month of: February, 2014

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PERCHÉ ACHILLE LAURO: Dal collettivo Quarto Blocco di Roma alla nuova Roccia Music, il progetto di management artistico a 360°di Marracash e DJ Shablo, passando, come il codice hip-hop richiede, dalla strada. Achille Lauro sciorina liriche hardcore su beat così incalzanti e avvolgenti da rimanere, suo malgrado, appiccicati alle orecchie di chi si propone anche un fugace ascolto. Lo street appeal questa volta, però, non esclude, grazie all’abilità dei numerosi produttori coinvolti e al flow decisamente sornione del rapper, la possibilità di fare breccia nelle charts. Che vogliate scatenarvi in un club o “cazzeggiare” al muretto, le diciassette tracce di Immortale potranno fornirvi un’ottima colonna sonora.

ACHILLE LAURO, Immortale, Roccia Music 2014

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PERCHÉ I THE JACKALS: Svezzati a Black Sabbath e metal anni Ottanta, i milanesi The Jackals sembrano avere decifrato assai bene le instabili condizioni del panorama musicale italiano prima di avventurarvisi. Lo studio ha dato i suoi frutti e, dopo un cambio di formazione, si è concretizzato in quello che potremmo chiamare per semplicità e con un pizzico di divertimento “metallorato alternativo” ©, ovvero una azzeccato meticciato sonoro che sposa, in nome dello spirito dell’indipendenza musicale, generi tra loro antagonisti come metal, cantautorato e rock alternativo. A ciò aggiungiamo una voce di carattere, quella di Davide Simontacchi, che persegue la precisione senza, però soffocare, la passione.

THE JACKALS, Pasto crudo, Dedolor Records 2014

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Confermata per la terza data della rassegna JOE COLOMBO racconta il blues (al teatro LabArca di Anna Bonel in collaborazione con il Meeting delle etichette indipendenti di Faenza) la presenza del chitarrista Joe Valeriano (http://joevaleriano.altervista.org) che andrà ad affiancare, alla chitarra e alla voce, l’artista elvetico. Il veterano della scena blues meneghina – che ha condiviso a lungo il palco con l’inglese Kim Brown oltre che con lo stesso Colombo – darà il suo prezioso contributo per riscoprire in un’inedita veste teatrale-musicale i classici del blues rock degli anni ’60 e ’70. Nel corso della serata dedicata ai brani di Hendrix, Clapton, Johnny Winter, Rolling Stones, Led Zeppelin e ZZ Top ci sarà spazio anche per la brava Kasia Skoczek, ormai presenza fissa nel fortunato progetto in scena al LabArca.

Appuntamento il prossimo 14 marzo alle 19:30 al Teatro LabArca, via Marco D’Oggiono 1 a Milano. INGRESSO: 12 €

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PERCHÉ THE PALE AND THE STARS: Giusto un assaggio – e verrebbe da dire con spontaneità, “Caspita, che assaggio!” – dell’album che uscirà nel corso dell’anno. Allan Guish and Martin Weißwange, duo berlinese che risponde al nome di Pale and the Stars, lascia con generosità traccia di sé sul web con un’intensa e intima session acustica che, in realtà, di “non finito” o “abborracciato” ha davvero nulla: ritmi e melodie frizzanti come l’aria mattutina accompagnano voci che comunicano la spensieratezza e la gioia di essere artisti nonostante tutto. A basso e chitarra spesso si affiancano baldanzose percussioni in un gioco musicale che, senza girarci troppo intorno, ricorda il più sperimentale Damon Albarn.

THE PALE AND THE STARS, Idle Sun Acoustic Sessions, 2014

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Sull’onda del successo delle prime due serate del suo JOE COLOMBO racconta il blues (al teatro LabArca di Anna Bonel in partecipazione con il Meeting delle etichette indipendenti di Faenza), il chitarrista elvetico annuncia il nuovo guest della terza serata dedicata alla blues invasion degli anni Sessanta e Settanta. A unirsi alla compagnia di “diavolacci blues” che finora ha intrattenuto il pubblico nel corso delle prime due date sarà questa volta uno stimato e apprezzato collega, Joe Valeriano (http://joevaleriano.altervista.org), animatore della scena blues meneghina e partner di lunga data di Colombo con cui ha inciso ben due album.

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PERCHÉ FABRIZIO CAMMARATA & PAOLO FUSCHI: Fabrizio Cammarata e Paolo Fuschi scelgono di allestire una succulenta “soul food dinner” a cui, però, decidono di non fare mancare un paio di portate dal sapore decisamente più folk-rock. Grazie soprattutto a un’ottima visione ritmica d’insieme, il risultato è, per la gioia del palato dei commensali-ascoltatori, un bilanciano pasto sonoro che, senza scadere in forme scontate di apologia sonora, sa citare con eleganza e gusto la genialità errante di Cody Chesnutt ma anche Brendan Benson e, per le atmosfere di più intimamente conviviali, il surf-folk di Jack Johnson.

FABRIZIO CAMMARATA & PAOLO FUSCHI, Skint and Golden, 800A Records/Audioglobe 2014

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PERCHÉ THE DEAR HUNTER: Un rock morbido dalle composte derive classiche e folk che sa mantenere una propria ruvida identità senza scadere nei manierismi del progressive si nutre della voce soul del suo fondatore, quel Casey Crescenzo già animatore dei The Receiving End of Sirens. Il risultato sul palco e in cuffia è uno strano connubio tra i Band of Horses, i Kansas e il migliore sound californiano dei Seventies che sfugge, proprio per le sue radici, a scontate definizioni e catalogazioni. D’altronde non potrebbe essere altrimenti visto che il band leader Crescenzo è nato e cresciuto ai mitici Record Plant Studios di Suasalito.

THE DEAR HUNTER, Migrant Reprise, Rude Records/Equal Vision Records 2014

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PERCHÉ D.In.Ge.Cc.O: Un’elettronica ambient che a tratti ricorda le colonne sonore firmate negli anni Ottanta da John Carpenter e Vangelis eleva al rango “internazionale” il sound stratificato di Gianluca D’Ingecco. L’artista e compositore italiano è dotato di un sensibile e visionario approccio alla musica tale da trasformare quello che è per sua natura invisibile, le note, in suggestioni ottiche à la Blade Runner. Ciò permette all’album di possedere la delicatezza di un origami – giusto per rendere omaggio alla misteriosa voce femminile che decanta in uno degli otto brani versi nella lingua del Sol levante – ma al contempo anche la folle libertà di espressione e di stratificazione di un collage.

D.In.Ge.Cc.O, Y.s.i.l.f.u., Bear Beat Records 2014

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