Archives for posts with tag: 1970s hard rock

Valeriano Session_01 easy

Finalmente prendono il via le sedute di registrazione del nuovo e atteso album del bluesman milanese Joe Valeriano! Lonesome Road, questo è il titolo del lavoro, verrà realizzato dall’artista grazie a una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Musicraiser. Le session avranno inizio questa settimana allo storico Pop Life Studio di Milano e vedranno al lavoro insieme a Valeriano il batterista Mauro Florean e il bassista Massimo Pavin. Al momento non ci sono ancora cretezze, ma è molto probabile, stando alle parole del diretto interessato, che all’album parteciperanno anche degli ospiti. (Foto: Matteo Ceschi)

Per aggiornamenti sullo strato dei lavori correte a leggere gli ultimi post sul profilo Facebook ufficiale di Joe Valeriano: https://it-it.facebook.com/joevalerianomusic

Per partecipare alla campagna di crowdfunbding seguite le indicazioni del link: http://www.musicraiser.com/projects/3694-lonesome-road-il-nuovo-album-di-joe-valeriano

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Strut

Ormai non si tratta più di episodi sporadici, ma piuttosto sembra essere in atto una vera e propria fuga dalle major verso le indie label. Dopo i casi eclatanti di Iggy Pop (Fat Possum Records, 2013) e David Crosby (Blue Castle Records, 2014), è ora il turno di Lenny Kravitz tornato finalmente ai livelli d’eccellenza dei primi album (pubblicati dalla Virgin) con il recente Strut, edito dalla neonata etichetta personale Roxie Records. L’ultimo “passaggio” citato, quello di Kravitz, è la dimostrazione evidente di come, in una situazione di pieno e libero controllo artistico del prodotto – quindi lontano dalle pressioni poco artistiche di un mercato discografico in continuo affanno e dai ritmi dei format televisivi – anche artisti che negli ultimi anni hanno – e non se la prendano troppo i diretti interessati – vivacchiato sugli allori possano ora programmare un rilancio sulla scena con i botti (tanto da conquistare nel nostro paese un posto fisso nella Top ten dei singoli e degli album più venduti come si evince dalle classifiche relative pubblicate su Musica&Dischi). Registrando con piacere questi “ritorni”, l’invito che rivolgiamo a tutti è quello di essere, se possibile, ancor di più indipendenti. BE INDIE, BE FREE.

Ugostiglitz_easy

PERCHÉ GLI UGOSTIGLITZ: Con un nome ispirato a uno dei più recenti film di Quentin Tarantino la band non può che destare curiosità nel pubblico sintonizzato all’ascolto. Tralasciando i pur accattivanti riferimenti cinematografici, però, ci sia accorge che del personaggio di Bastardi senza gloria, il quartetto mantovano ha preso molto più del solo nome: su una robusta matrice rock-blues che molto deve alla esperienze dei primi anni Settanta affiorano vagiti funk che ampliano enormemente la proposta musicale della band rendendola decisamente più aggressiva. Gli Ugostiglitz, comunque li vogliate prendere, rimangono profondamente rock nella misura in cui fanno della spontaneità e della naturalezza dell’atteggiamento sonoro non un marchio di fabbrica ma un’ostinata ragione di vita. Contraddirli non sarebbe una saggia mossa!

UGOSTIGLITZ, Ugostiglitz, 2014

https://it-it.facebook.com/ugostiglitz.official

http://www.volumeup.it

Jay Adams

JAY ADAMS (1961-2014), skateboarder statunitense e membro degli Z-Boys.

<Hey, Jay, questa è tutta per te! Guardrail dei Fu Manchu…>

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Primi di giugno tempi di ricorrenze storiche (lo sbarco in Normandia) e di novità. INDIEce in occasione dell’inizio dell’estate stringe una nuova partnership con i Blues Cave Studio, nuovissima realtà del mixing analogico, nata dalla coraggiosa iniziativa e dalla passione di Daniele Cocca. La collaborazione, inaugurata da una grafica ad hoc, ha come scopo principale quello di diffondere nell’ambito della discografia indipendente la passione per quei mix, definiti dallo stesso Cocca, “ad alto potenziale emotivo”, e si concretizzerà nel giro dei prossimi mesi in almeno un’iniziativa che regalerà a un fortunato artista o a un’altrettanto fortunata band emergente la possibilità di saggiare in prima persona la potenza del mix analogico realizzato con macchine vintage.

https://www.facebook.com/pages/Blues-Cave-Studio/520896274702635?fref=ts

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PERCHÉ RICH ROBINSON: Blues-rock che rincorre – e forse non potrebbe essere altrimenti vista l’esperienza dei Black Crowes – da un lato gli Allman Brothers e dall’altro la viva necessità di cambiamento insita in ogni artista. C’è rispetto al più recente passato solista la volontà di seguire definitivamente un imprinting folk-rock senza però avere alcuna fretta di inseguire la forma perfetta della ballad. Anzi, sono proprio le “titubanze” lungo il percorso a fornire al lavoro i migliori momenti. Il southern rock dall’impronta psichedelica rimane in sottofondo (e con esso la chitarra di Rich) a ricordare il passato e a fornire un’ottima fondamenta per il futuro.

RICH ROBINSON, The Ceaseless Sight, The End 2014 (in streaming sul sito del magazine Rolling Stone)

http://www.richrobinson.net

https://www.facebook.com/richrobinsonmusic

http://theendrecords.com

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PERCHÉ I RONNY TAYLOR: Al di là della cover – un chiaro omaggio a Songs for the Deaf dei Queens of the Stone Ages – il rock strumentale dei torinesi Ronny Taylor non ha molti punti di contatto con la band di Josh Homme. Piuttosto trova solidi riferimenti nell’hard rock anni Settanta dei Deep Purple e nel filone progressive, in particolare nel sapiente prog metal che gli inglesi Threshold portarono al successo tra i tardi anni Ottanta e primi Novanta. Pur rimanendo legato agli esempi sopraccitati, nel complesso il quartetto appare ricco di idee frizzanti e, cosa più importante, non privo di spunti per il presente ma anche per il futuro sonoro.

RONNY TAYLOR, Dateci i soldi, 2013

http://www.ronnytaylor.com/ronny-taylor.html

https://www.facebook.com/ronnytaylormusic

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PERCHÉ FREE NELSON MANDOOM JAZZ: Atmosfere free e sperimentali incontrano in l’anarchica presenza del primo heavy metal. Sia inteso, il terreno su cui si muove la formazione di Edimburgo rimane quello più congeniale a Coltrane, ma l’evidente tentativo di attualizzarne lo stile spinge il terzetto in direzioni per nulla scontate fino ad abbracciare i Black Sabbath e i Black Widow. Il suono distorto distorto del basso, le urla acide del sax di Rebecca Sneddon e la greve e costante presenza della batteria, infatti, contribuiscono non solo a ritrovare il coraggio di Ozzy & soci, ma a disegnare tortuosi accessi a un nuovo terreno di coltura musicale lontano dalle noiose derive intellettualoidi di John Zorn.

FREE NELSON MANDOOM JAZZ, The Shape of DoomJazz to Come/Saxophone Gigantus-Double EP, Rare Noise Records 2014

https://www.facebook.com/freenelsonmandoomjazz

http://www.rarenoiserecords.com

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PERCHÉ I LAST MINUTE TO JAFFNA: Echi d’India si fondono in un’atmosfera inconsueta dove i suoni elettrici raggiungono un calore e una dimensione che solitamente non ci si azzarda ad abbinare agli strumenti amplificati. L’efficacia dell’approccio rimane a disposizione delle orecchie di tutti concedendo all’ascoltatore nuove vie di fuga per esplorare le proprie fantasie musicali. Provate a immaginare Tom Waits accompagnato da un ristretto manipoli di brahmini e di freak e, con grande sorpresa, troverete i Last Minute to Jaffna.

LAST MINUTE TO JAFFNA, Volume III, Bare Teeth Records 2014

http://www.lastminutetojaffna.com

https://www.facebook.com/jaffnatominutelast

http://bareteethrecs.com

Recensione su Musica & Dischi, febbraio 2014
(http://www.musicaedischi.it)

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PERCHÉ I MOTORPSYCHO: Annunciati da una “decadente” copertina vegetariana popolata di ortaggi, tornato i maestri di Trondheim. E lo fanno ai loro massimi livelli con lanciando nuovamente il rock oltre l’orbita consentita agli abitanti e ai musicisti dell’era 2.0. Come già accaduto, i Motorpsycho dimostrano di sapere fare suonare ciò che è anagraficamente “datato” con la modernità di un grande pittore come Caravaggio. Nelle cinque composizioni – sarebbe, in questo caso, troppo riduttivo l’utilizzo del termine “brano” – gli anni Sessanta e Settanta vengono clonati e restituiti alla contemporaneità con una tale intensità da mettere per un attimo in dubbio anche i nostri ricordi più saldi. Con Still Life with Eggplant rivivremo con un nuovo entusiasmo tutto quello che abbiamo provato.

MOTORPSYCHO, Still Life with Eggplant, Stickman Records 2013

http://motorpsycho.fix.no

https://www.facebook.com/pages/Motorpsycho/370680215153

http://www.stickman-records.com