Archives for posts with tag: Jazz

Free Nelson_easy

PERCHÉ I FREE NELSON MANDOOMJAZZ: Non ci si stancherebbe mai di ascoltare il trio scozzese. Non importa se a venire suonati siano standard classici del jazz o dell’hard rock come nel caso del precedente lavoro The Shape Of DoomJazz To Come/Saxophone Giganticus o brani creati per l’occasione. L’impressione costantemente piacevole che si ha è comunque quella di assistere a qualcosa che possiede una forte volontà sonora di discostarsi dalla massa omogenea e uniforme del panorama contemporaneo. Con in testa le divagazioni aperte del free jazz, l’ensemble affronta con Awakening Of a Capital la prova della contemporaneità adottando l’arguzia di Archie Shepp e Sun Ra e la potenza disturbante dei Black Sabbath delle origini. The Stars Unseen – ammettiamo che il titolo suona molto come un manifesto di intenzioni artistiche – è un brano spontaneamente profetico che invita chi vi pone sopra l’orecchio a riconsiderare le geometrie e i confini dello spazio sonoro: le note sono libere di viaggiare trasportate dal vento solare e perdono qualsiasi vincolo con la concretezza del passato, qualunque esso sia stato e comunque esso abbia suonato. I Free Nelson MandoomJazz si dimostrano ancora una volta una band incombente & imminente di cui presto non potrete più fare a meno e al cui servizio vi schiererete con diligente fedeltà.

Free Nelson MandomJazz, Awakening Of A Capital, RareNoiseRecords 2015

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Rocco Lombardi_01

PERCHÉ ROCCO LOMBARDI: Il batterista elvetico dopo lunghe maratone al fianco dell’organista Frank Salis e dei chitarristi Joe Colombo e Luca Princiotta (tutti presenti in veste di guest) e picaresche avventure musicali che lo hanno portato ad attraversare l’Oceano, battezza il traguardo del primo album solista regalando al pubblico un vero e proprio arcobaleno ritmico. Rocco Lombardi riversa senza timidezza in Gig ltutti gli incontri delle sue peregrinazioni producendo un disco di assoluto e gioioso impatto sonoro. All’approccio eclettico e “senza confini” del jazz – fondamentale il contributo dei bassisti Flavio Piantoni e Gian-Andrea Costa – affianca la massiccia presenza del rock tanto da spingere le tracce verso la cosmologia zappiana ed abbracciare la sperimentazione dei King Crimson. Non manca a “sporcare” e rendere quel tanto appiccicosi i brani una venatura funk a metà tra Billy Cobham e Prince. Until the Sun, con la convincente prova vocale di Alessio Corrado, nel mood del miglior Lenny Kravitz, un singolo notturno già pronto per le scalette radiofoniche.

ROCCO LOMBARDI, Gig, 2014

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PNP cover_3

È finalmente in edicola e disponibile nelle sue diverse versioni on-line il numero 3, settembre 2014, di Plug n’ Play, trimestrale di culturale musicale edito dalla Salvioni Edizioni di Bellinzona. Nel numero che ha in copertina Andy Summers, ricchi servizi dedicati a Louis Armstrong e al jazz di New Orleans, alla musica rinascimentale, all’ultimo capolavoro del grunge dei Soundgarden, Superunknown (con foto inedite di Matteo Ceschi) e, udite, udite, una speciale rubrica dedicata ai piatti favoriti dalle star del mondo del rock: per cominciare Jimi Hendrix. Tra le interviste quella al chitarrista dei Police e una in esclusiva agli Spin Doctors. Non mancano i consueti tutor didattici e foto esclusive per rendere ancora più piacevole la lettura.

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Giugno, mese di novità. È con immenso piacere che INDIEce annuncia la nascita della partnership internazionale con la rivista svizzera plug n’ play. Musica a trecentosessanta gradi (Salvioni Edizioni, Bellinzona), neonata realtà musicale-editoriale nel panorama europeo. I followers di INDIEce potranno così avere mensilmente notizie fresche sulla pubblicazione cartacea e seguire anche con maggiore frequenza i numerosi aggiornamenti sul portare di riferimento. La collaborazione, inoltre, darà con il tempo anche la possibilità di “esportare” alcune delle scoperte di INDIEce contribuendo ad ampliare il bacino della indie music.

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PERCHÉ FREDDIE GIBBS & MADLIB: Maschia e mistica al tempo stesso la nuova uscita discografica Stone Throw Records firmata dal duo Freddie Gibbs e Madlib. L’album, nonostante la presenza di guests (Scarface e Raekwon per citarne due), vive tutto sul costante e fruttuoso dialogo tra MC e beatmaker che trova un naturale sbocco in una fine pioggia di sensazioni soul à la Curtis Mayfield e sincopate ritmiche jazz. Talvolta il groove prende improvvise derive “progressive” che non fanno che aumentare lo stupore in chi ascolta e al tempo stesso lievitare, semmai ne avessero ancora bisogno, le credenziali dei due artisti.

FREDDIE GIBBS & MADLIB, Piñata, Stone Throw Records 2014

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PERCHÉ ALEX USAI: Una voce che si divide tra Stevie Wonder e il più sornione Chris Rea già da sola potrebbe essere un ottimo biglietto da visita. Ma in quest’album c’è molto di più: accanto alle interessanti interpretazioni canore del band leader, abile con la chitarra quanto con la voce, c’è il groove funky-jazz prodotto dalle tastiere vintage di Alberto Gurrisi e dal basso di Ivo Barbieri. Da questo incontro scaturisce un disco raffinato quel tanto da non perdere però la sua schiettezza. Alla base di tutto, ovviamente, rimane il blues ma, come si sa, le “strade del diavolo” portano spesso lontano e in direzioni inaspettate.

ALEX USAI BLUES BAND, Blues Tale, 2014

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PERCHÉ CESARE MALFATTI: un disco rarefatto, a tratti quasi sussurrato, concepito per esaltare ogni minima sfumatura pensata e suonata dal suo autore. L’approccio è decisamente jazz ed eclettico nella misura in cui tutto sembra scaturire e prendere lentamente ed ordinatamente forma da una sorniona turbolenza anarchica. Scorie sonore sfuggono momentaneamente qua e là al controllo della musica per poi essere all’occasione richiamate verso di essa per dare maggiore profondità a impressioni e sentimenti in via di definizione. Malfatti compone e canta nel solco della tradizione della poesia di Nick Drake.

CESARE MALFATTI, Una mia distrazione + 2, Adesiva Discografica 2014

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PERCHÉ FREE NELSON MANDOOM JAZZ: Atmosfere free e sperimentali incontrano in l’anarchica presenza del primo heavy metal. Sia inteso, il terreno su cui si muove la formazione di Edimburgo rimane quello più congeniale a Coltrane, ma l’evidente tentativo di attualizzarne lo stile spinge il terzetto in direzioni per nulla scontate fino ad abbracciare i Black Sabbath e i Black Widow. Il suono distorto distorto del basso, le urla acide del sax di Rebecca Sneddon e la greve e costante presenza della batteria, infatti, contribuiscono non solo a ritrovare il coraggio di Ozzy & soci, ma a disegnare tortuosi accessi a un nuovo terreno di coltura musicale lontano dalle noiose derive intellettualoidi di John Zorn.

FREE NELSON MANDOOM JAZZ, The Shape of DoomJazz to Come/Saxophone Gigantus-Double EP, Rare Noise Records 2014

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