Archives for posts with tag: funk vibes

Joe 30_17 bis

Non sono rimasti delusi gli spettatori accorsi al Teatro LabArca di Milano per la seconda data della rassegna Body & Soul: gustare il blues con Joe Colombo. L’artista elvetico nella performance solista dello scorso venerdì ha letteralmente acceso i classici dell’urban blues fino a sacrificarli sull’altare del rock. Affidandosi al solo istinto e all’appiccicosa energia elettrica che scaturiva dalla sua fedele Fender Stratocaster, Colombo ha saputo ammaliare regalando agli astanti anche l’ebbrezza di composizioni originali che qua e là lasciavano emergere i germogli sonori di imminenti e nuovi progetti. Prossimo appuntamento, il 27 febbraio. (Foto: Matteo Ceschi)

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PERCHÉ I GELFISH: Se la carta vetrata potesse emettere note e strofe lo farebbe con la forza abrasiva degli abruzzesi Gelfish. Un mix micidiale che unisce incoscientemente i Placebo, White Zombie, Marilyn Manson e un sotterraneo fiume di appiccicoso funk si unisce in uno sconcio matrimonio con la figlia minorenne del post-grunge. La liaison appena descritta rappresenta solo l’antipasto di un EP che al momento, nel campo dell’hardcore e del crossover, non ha credibili antagonisti lungo lo stivale. Non date nulla per scontato. E se mai doveste farlo, preparatevi a essere rovinosamente travolti dalla loro presenza ritmica.

GELFISH, Hungry, 2014

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PERCHÉ JAKA: Altro che Chiantishire! “Toscanaccio” d’adozione, Jaka porta l’anarchica gioia di Portobello Road e il colore dell’East End londinese negli ordinati giardini dei ricchi pensionati d’Albione venuti a svernare sulle colline di Dante. E al contagio non pare esservi rimedio efficace. Il sound, volutamente migrante e apolide, raccoglie lungo l’immaginaria linea che unisce l’Occidente all’Oriente spunti diversi alcuni dei quali agli antipodi: reggae, roots, rocksteady, dub, dancehall, hip-hop, funky, soul, trap, bubstep e eastern vibes. Tra i complici di questa entusiasmante visione cosmopolita della musica ricordiamo Brinsley Forde, leader dei leggendari Aswad, e il giovane giamaicano Hi-Kee.

JAKA, Invincible Soul, Jaka Lion Records/Audioglobe 2014

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PERCHÉ ALEX USAI: Una voce che si divide tra Stevie Wonder e il più sornione Chris Rea già da sola potrebbe essere un ottimo biglietto da visita. Ma in quest’album c’è molto di più: accanto alle interessanti interpretazioni canore del band leader, abile con la chitarra quanto con la voce, c’è il groove funky-jazz prodotto dalle tastiere vintage di Alberto Gurrisi e dal basso di Ivo Barbieri. Da questo incontro scaturisce un disco raffinato quel tanto da non perdere però la sua schiettezza. Alla base di tutto, ovviamente, rimane il blues ma, come si sa, le “strade del diavolo” portano spesso lontano e in direzioni inaspettate.

ALEX USAI BLUES BAND, Blues Tale, 2014

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PERCHÉ I TONTONS: È così dovrebbe suonare un disco rock! Con una ruvida aggressività ma al contempo mantenendo la poesia di lunghe cavalcate in scenari cinematografici. Ai Tontons e alla brava Asli Omar, una voce a metà tra Lauryn Hill, Cat Power e Amy Winehouse, tutto sembra venire facile forse proprio perché originari della patria dei cowboys, il Texas. Luoghi comuni a parte, la band non solo dimostra di sapere maneggiare alla perfezione, al pari dei più navigati colleghi, i trucchi del palco ma anche di osare laddove il mestiere finisce. Ed è proprio a quel punto che viene fuori un’inaspettata vena funk che smuove dalle fondamenta le certezze del rock spingendo il sound verso orizzonti esotici che ci si sarebbe aspettati di potere osservare solo a cavallo tra anni Sessanta e Settanta.

ENGLISH: This is how a rock record should sound! With a rough aggressiveness but at the same time preserving the poetry of long rides on a western movie set. To the Tontons and Asli Omar, a beautiful voice between Lauryn Hill, Cat Power and Amy Winehouse, everything seems to come easy, perhaps because they come from the cowboys’ original land, Texas. Clichés aside, the band not only prove they know how to handle perfectly the tricks of the stage but also dare far beyond the stock-in-trade. And it is precisely at that point that an unexpected funk vein emerges shaking up the certainties of rock, pushing the sound toward exotic horizons remindful of the late 1960s and early 1970s.

THE TONTONS, Make Out King Teaser, 2014

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PERCHÉ LIZ VICE: Dall’Oregon una delle voci più fresche e interessanti del panorama soul. Liz Vice, che è cresciuta a pane, gospel & soul, prosegue la tradizione delle grandi lady come Odetta affidandosi alla propria incredibile e calda ugola e a quell’ispirazione divina che nel soul, e solo nel soul, trova le simpatie e l’approvazione anche dei numerosi non-credenti. Il disco suona come pochi negli ultimi dieci anni svelando un gusto semplice ma allo stesso tempo squisitamente attento per il ritmo e la melodia. A Liz non rimane che intonare le prime note per “convertire” alla sua visione canora nuovi proseliti. Tutte le canzoni, tranne due, sono scritte da un’altra grande artista delle Deeper Well, il folk singer Josh White.

ENGLISH: From Portland, Oregon, one of the most fresh and exciting voices of contemporary Soul music. Liz Vice, who grew up deep in gospel & soul, continues the tradition of the great soul ladies like Odetta relying on her incredible warm voice and the typical spiritual inspiration of soul to gain the sympathy and approval even of the many non-believers – that’s the magic of soul music. The album sounds like few others in the past decade, revealing a simple taste but at the same time an exquisite attention & love for rhythm & melody. It’s all about singing for Liz, and it takes her just a couple of notes to “convert” new followers to her vision. All the songs, except two, are written by another Deeper Well great artist, folk singer Josh White.

LIZE VICE, There’s a Light, Deeper Well 2013-14

http://deeper-well.com/artists/liz-vice

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PERCHÉ I NEMESI: Hardcore spinto con una propensione per una pungente e divertita disamina della società, il marchio distintivo del lavoro dei Nemesi. Cresciuti all’ombra dei Linea 77 e dei miti d’oltreoceano, il quintetto affronta il pubblico sfuggendo a ogni classificazione (in una strofa cantano, per l’appunto, “questo non rap, questo non è metal, se vuoi trovargli un nome è la tua testa che un problema”) e compromesso stilistico. Come nel caso dei RATM una profonda vena funk attraversa tutto l’album.

NEMESI, La sottile linea grossa, Mordecai/La frequenza 2013

http://www.nemesiband.com