Archives for posts with tag: Italian folk-rock

LocandinaTempestaRivolta

Quarta edizione dell’ormai consueto festival invernale organizzato dall’etichetta La Tempesta e dal Centro Sociale Rivolta di Marghera (VE). Il prossimo sabato 6 dicembre, a partire dalle 18, la kermesse sonora indipendente prenderà il via vedendo alternarsi sul palco alcuni degli artisti sotto contratto con la label. Tra i nomi più facili da ricordare, I tre allegri ragazzi morti, Beatrice Antolini, Pierpaolo Capovilla e Il pan del diavolo. Prezzo del biglietto, acquistabile sul posto, 18€. La locandina dell’edizione 2014 è opera di Alessandro Baronciani.

http://www.latempesta.org

http://www.rivoltapvc.org

VonDatty-madrigali

PERCHÉ VONDATTY: Una forma di cantautorato schizofrenico che passa dalla solitudine composta del folk a quella rabbiosa di un post-grunge (Santamarena) e che riesce a parlare in maniera pulita e comprensibile l’idioma meticcio della contemporaneità. Nel calderone sonoro di Madrigali tra un’escursione sonora e l’altra la voce, come un vecchio lupo di mare, mantiene costante la rotta e indica all’orecchio la direzione per nascosti porti dove si sussurra albergare la buona musica. VonDatty sa benissimo quanto in là potersi spingere. Ma i limiti sono fatti per essere infranti: traccia dopo traccia vengono ignorati e derisi fino all’apice creativo de L’amore malato. L’augurio di cuore per il debuttante VonDatty, è quello di trovare un posto consono nelle scalette radiofoniche e sugli scaffali dei negozi di dischi.

VONDATTY, Madrigali, 2014

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PERCHÉ LEO FOLGORI: Se mai avete pensato a una colonna di un’ipotetico e romantico spaghetti western 2.0, allora l’esordio di Leo Folgori potrebbe fare al caso vostro. Una sensibilità che per certi versi ricorda De Gregori sorregge dodici tracce che hanno l’ambizione di ritrovare un senso comune per la musica contemporanea nel solco di una ricca e variegata tradizioni di musici e cantautori. Nelle dodici tracce la melodia e le parole trovano il coraggio di sfidare a duello la schizofrenia e la contraddittorietà della società contemporanea per difendere l’onore del buono e del giusto e, forse, per salvare anche il cattivo.

LEO FOLGORI, Vieni via, Beta Produzioni/Marte Label/Believe Digital 2014

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PERCHÉ MARCO MATI & STEFANO MORELLI: Due artisti in un unico disco. Una trovata discografica suggestiva per bagnare un doppio esordio in tempo di crisi che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, regge perfettamente la prova del mercato e lancia interessanti proposte sonore. A unire il caleidoscopico feeling soul-blues del milanese Marco Mati e l’animo gentile del partenopeo Stefano Morelli è un’idea di ritmo vagabondo e sornione che ha in personaggi come Ben Harper e Jack Johnson i modelli ideali di libertà d’espressione. A celebrare questo incontro, non un luogo fisico ma profonda sensibilità pop che, sono sicuro, porterà fortuna a Split.

MARCO MATI & STEFANO MORELLI, Split, Lapidarie Incisioni 2014

http://www.lapidarieincisioni.bigcartel.com

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PERCHÉ I PAN DEL DIAVOLO: Un album che in maniera assolutamente casserole guarda con affettuosa incoscienza all’affollato panorama sonoro italiano degli anni Settanta. Per tutta la sua durata si percepisce distintamente la voglia di del duo palermitano di “fare viaggiare” l’ascoltatore fino a fargli  provare tutte quelle sensazioni che hanno ispirato la stesura dell’opera stessa. A volere azzardare, FolkRockaBoom suona un po’ come la colonna sonora di un western movie psichedelico stile Blueberry. Un’avventura, comunque la vogliate intendere, da provare in nome della musica.

PAN DEL DIAVOLO, FolkRockaBoom, La tempesta 2014

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PERCHÉ CESARE MALFATTI: un disco rarefatto, a tratti quasi sussurrato, concepito per esaltare ogni minima sfumatura pensata e suonata dal suo autore. L’approccio è decisamente jazz ed eclettico nella misura in cui tutto sembra scaturire e prendere lentamente ed ordinatamente forma da una sorniona turbolenza anarchica. Scorie sonore sfuggono momentaneamente qua e là al controllo della musica per poi essere all’occasione richiamate verso di essa per dare maggiore profondità a impressioni e sentimenti in via di definizione. Malfatti compone e canta nel solco della tradizione della poesia di Nick Drake.

CESARE MALFATTI, Una mia distrazione + 2, Adesiva Discografica 2014

http://cesaremalfatti.blogspot.it

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PERCHÉ LE FORMICHE: Un blues-rock abrasivo e trascinante unito a una penna in grado di distillare in una manciata di strofe la saggezza popolana di Guccini e l’audacia verbale di Bennato. Basterebbe questa sintesi per convincersi delle qualità della band palermitana, ma la notte, periodo preferito dai critici per le loro elucubrazioni, è lunga e generosa di parole. Potendo allora dilungarsi, vien spontaneo notare l’innata capacità di arricchire nota dopo nota il bagaglio culturale includendo nell’orizzonte artistico anche grandi nomi della storia del rock internazionale come i Beatles e Springsteen. Il risultato finale è esaltante nella misura in cui si percepisce che i riferimenti sopracitati sono solo passaggi obbligati nella ricerca dell’originalità a portata di mano.

LE FORMICHE, Figli di nessuno, 800A Records/Audioglobe 2014

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PERCHÉ FABRIZIO CAMMARATA & PAOLO FUSCHI: Fabrizio Cammarata e Paolo Fuschi scelgono di allestire una succulenta “soul food dinner” a cui, però, decidono di non fare mancare un paio di portate dal sapore decisamente più folk-rock. Grazie soprattutto a un’ottima visione ritmica d’insieme, il risultato è, per la gioia del palato dei commensali-ascoltatori, un bilanciano pasto sonoro che, senza scadere in forme scontate di apologia sonora, sa citare con eleganza e gusto la genialità errante di Cody Chesnutt ma anche Brendan Benson e, per le atmosfere di più intimamente conviviali, il surf-folk di Jack Johnson.

FABRIZIO CAMMARATA & PAOLO FUSCHI, Skint and Golden, 800A Records/Audioglobe 2014

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PERCHÉ ZUCCA VELENO: Artista del nuovo millennio, il pugliese Beppe Calvi sembra cavarsela egregiamente sia nel più classico contesto del cantautore sia in situazioni dove l’approccio tradizionale, quello tipicamente acustico, vince la sfida con l’azzardo di un pop elettrico e elettrizzato (per intenderci qualcosa di molto vicino ai Subsonica). Si potrebbe dare per scontato il passaggio, ma non lo è affatto: solo, grazie a una spiccata vena eclettica, le canzoni riescono a mantenere una precisa identità melodica e a risolversi in ritornelli orecchiabili davvero azzeccati. Alla produzione Simone Chivilò, già mente dei Radiofiera.

ZUCCA VELENO, Solo in questo stato, Heart Real Music Productions 2014

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