Archives for the month of: January, 2015

Doc Indie-MEI DEF_easy

Nell’autunno del 2006 Tom Cox, firma del Sunday Times, contattò due musicisti in studio per proporgli una bizzarra idea per aumentare la visibilità del loro prodotto. Cox, al telefono spiegò ai diretti interessati, Matt Deighton e Chris Sheenan, i Bench Connection, il suo piano: fingersi quello che non erano per impersonare una mitica formazione folk, i Son of Bench, che, a causa dell’improvvisa morte di uno dei due membri, non era mai riuscita a dare alla luce l’album d’esordio.

The Bench Connection_Sunday Times_Dec 6, 2006_easy

Di lì a qualche giorno, Cox aprì un profilo sulla piattaforma MySpace dedicato ai Son of Bench, acid folk duo attivo agli inizi degli anni Settanta, composto da Ian Bench e Angus Benchley. Da una rapida lettura delle notizie biografiche caricate on-line si apprendeva che Angus con la collaborazione di Jack, il figlio del compianto Ian, annegato in circostanze misteriose nel 1971, era tornato sulla scena con la ferma intenzione di lanciare finalmente sul mercato The Orchard of Mother Mary Jane, unica testimonianza della breve carriera dei Son of Bench. I brani caricati, ovviamente erano quelli registrati dai Bench Connection. Deighton e Sheenan, per alcuni mesi stettero allo scherzo, compiaciuti certamente dall’incredibile numero di ascolti registrato nel frattempo da due canzoni appositamente rese disponibili on-line. Solo a dicembre Cox uscì allo scoperto sulle pagine del noto giornale svelando finalmente al mondo la vera identità degli “impostori” Son of Bench. I Bench Connection ebbero qualche tentennamento ad abbandonare la loro identità fasulla, ma, dopo qualche ora, cominciarono a camminare, come avrebbero comunque fatto in assenza di Cox, con le loro gambe. D’altronde sia Deighton che Sheenan aveva già alle spalle carriere avviate. E il loro cammino comune sotto il nome di Bech Connection, come potrete riscontrare voi stessi, non si è ancora oggi interrotto. La morale della storia? È doppia: da un lato rivela per l’ennesima volta le infinite risorse del web; dall’altro deve metterci in guardia dalle trappole della rete, fucina fin troppo prolifica di falsi talenti! <Ragazzi, non siate sciocchi, la storia si ripete e lo fa fin troppo spesso! Quindi, accettate il mio consiglio e rimanete sempre vigili durante la navigazione. L’oceano digitale oggi è tanto più affascinate quanto più pericoloso rispetto allora!> <NAUFRAGHI IN VISTA…>

BODY&SOUL 30 gennaio 2015_DEF_easy

Secondo appuntamento, il prossimo venerdì 30 gennaio,  al Teatro LabArca di Anna Bonel a Milano (via Marco D’Oggiono 1)con la rassegna musical-culinaria Body & Soul: gustare il blues con Joe Colombo. Dopo il piccante esordio texano dello scorso dicembre, ora la carovana blues raggiunge il Midwest con le sue atmosfere elettriche e la praticità del suo street food (per l’occasione verranno serviti dei gustosissimi Chicago Hot Dog). Delle grandi metropoli Colombo farà rivivere l’operosità e la frenesia musicale proponendo il meglio dell’urban blues classico e contemporaneo.

Ingresso 10 €; consumazione (5 €) non obbligatoria con obbligo di prenotazione.
Inizio spettacolo: 19:30
Info: labarcadiannabonel@gmail.com.

http://joecolombomusic.net

http://www.labarcadiannabonel.it

MM-The Pale Emperor

Che la via dell’eccesso porti alla saggezza è cosa ormai risaputa. Ma nel reale sono davvero pochi quelli che possono vantare di avere percorso il sentiero indicato da William Blake. Una di queste persone è Marilyn Manson, iconica e controversa figura della scena hard rock e metal. Oggi non mi dilungherò sui pregi sonori dell’ultimo The Pale Emperor – lo farò tra pochi giorni sulle pagine di INDIANA MUSIC MAGAZINE – bensì mi concentrerò sul packaging del doppio LP.

Nicholas Cope

Ancora avviluppato nel cellophane sullo scaffale del negozio il vinile fa subito venire in mente un’esposizione fotografica: un po’ per merito della graffiante scatto b&w di Nicholas Cope (foto sopra), un po’ per la posa della mano di Mr. Manson, sospesa a mezz’aria tra un gesto di provocazione e un segno di amicizia. Quello che poi scoprirete liberandovi della sottile barriera di plastica trasparente è una vera e propria galleria d’arte che vede il mefistofelico cantante e performer confrontarsi con l’obiettivo di Cope solito a trasformare anche quello che non è per sua natura architettonico in architettura. Quattro sono gli scatti, tutti stampati su ottima carta, inseriti nella copertina a due ante: una coppia all’interno e una all’interno, una per ciascuna anta. Al momento di lasciare scivolare la mani alla ricerca delle buste a protezione dei due vinili bianchi ci si imbatterà nella ruvida presenza di altri tre scatti resi, questa volta, ancora più unici da una sottile pellicola simile alla carta vetrata: due su sfondo bianco e uno su sfondo nero. La sorpresa stenta a scemare e rinvia l’inizio dell’ascolto. Mentre le mani scoprono la dimensione tattile dell’arte fotografica, gli occhi passano ipnotizzati da uno scatto all’altro. Che fare? Separare i ritratti dalla confezione e incorniciarli? O lasciare tutto così, tacere e aspettare che un famigliare o un amico viva anche lui l’esperienza totale di The Pale Emperor. Forse la seconda via è la migliore e vi permetterà di calare delicatamente la puntina sul Side A e lasciare perdere ogni velleità di bricolage.

MARILYN MANSON, The Pale Emperor, Hell Etc./Cooking Vinyl 2015

http://www.marilynmanson.com

http://cope1.com

http://cookingvinyl.com

Tirreno dischi

Come non unirsi ai ragazzi di Tirreno Dischi, etichetta Toscana molto attiva sul mercato indie rock, nel momento in cui la festa incomincia con un regalo per l’ascoltatore? L’uscita della compilation intitolata Due anni in mezzo al mare oltre a essere una piccola auto-citazione è infatti una graditissima sorpresa per tutti i music lovers. Oltre agli artisti sotto contratto – La notte dei lunghi coltelli, i Polar for the Masses, Progetto Panico, ED, Telesplash e The Crazy Crazy World of Mr. Rubik, presenti con due brani ciascuno – entrano nel progetto anche due formazioni amiche come i Flora & Fauna e Od Fulmine. Che aspettate, allora, correte a scaricare la vostra copia e diffondete il verbo salto del tirrenici!

http://www.tirrenodischi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=18&Itemid=132

Doc Indie-MEI DEF_easy

Recentemente quotidiani e magazine – non mi dilungherò nell’elenco delle note testate – hanno riportato all’attenzione del pubblico e degli ascoltatori l’importanza di un supporto per la musica.

Diggin' in the Crates_easy

Sulla natura di quest’ultimo, arrivati a metà gennaio 2015, ormai, non ci sono più dubbi. Il vinile, quello nero su cui si sono forgiate e consumate le passioni di padri, zii e cugini più grandi, ha riaffermato a suon di note, più complesse e più profonde, il diritto di usufruire fisicamente della musica e di farlo, a dispetto di costose e, lasciatemelo dire, asociali cuffie hi-tech, in compagnia. Qualcuno potrebbe affermare che la recente ribalta del solco e della puntina sia l’ennesima moda passeggera al pari delle lunghe e ben curate barbe. Ma qualcun altro, invece, potrebbe ribattere pacatamente che come sul viso dell’uomo il pelo non era mai scomparso del tutto, così anche il vinile aveva seguito le stessi sorti sopravvivendo in ristrette circoli di adepti. Se l’improvvisa luce dei riflettori non ha fatto altro che aumentare il prezzo dei singoli pezzi – datemi retta, diffidate di chiunque vi spari cifre astronomiche per un LP; i negozianti onesti ci sono, bisogna solo cercarli – e scatenare oltremodo la brame senza scrupoli dei collezionisti, d’altro canto ha reso evidente a tutti la necessità di tornare a una forma decisamente più umana e sociale dell’ascolto. Una forma, è importante sottolinearlo, più ragionata: la questione dell’ingombro, un problema di cui non ci si era più occupati con l’avvento degli mp3, è tornata a farsi prepotentemente sentire e con essa la necessità di una più rigida selezione dei titoli e dei generi. Il vinile oltre ad essere, teniamolo a mente, un meraviglioso mezzo di socialità ed entropia impone delle scelte. Delle scelte di gusto. Delle scelte di attenzione. Scelte che faranno felici in eguale misura sia l’ascoltatore che l’ascoltato, il musicista. Scelte che porteranno sicuramente dei benefici alla musica, dovunque essa sia suonata e recepita.

Black Knights_01

Cosa aspettarsi quando la chitarra più iconica degli ultimi venticinque anni, quella dell’ex RHCP John Frusciante, e i migliori discepoli della scuola dei Wu-Tang Clan, i californiani Rugged Monk e Crisis, meglio conosciuti come Black Knights, uniscono i loro sforzi creativi? Un album, Medieval Chamber, capace nel 2014 di conquistare nuovi proseliti alla causa hip-hop, e un freschissimo (e lunghissimo) singolo, Shadows of a Panther. L’ultimo prodotto del fortunato sodalizio artistico suona come pochi altri dischi nel panorama black a stelle & strisce e riesce a mettere, grazie all’eclettica regia di Frusciante, insieme la finezza dei fraseggi jazz-blues di Hendrix con una metrica dilatata che in Gil Scott-Heron ha l’immancabile riferimento. Che sia il preludio a un nuovo disco? Lo si spera vivamente, visto che Shadows of a Panther rappresenta non solo un’evidente e naturale maturazione persino rispetto al pregevole e già citato Medieval Chamber ma uno dei possibili futuri del genere rap.

http://www.blackknightsmusic.com

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http://johnfrusciante.com

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Violents

PERCHÉ VIOLENTS: Arrivano quasi in sordina da Springfield, Missouri. Ma una volta che avranno violato la vostra intimità musicale perderanno ogni riservatezza per conquistarvi con la raffinatezza incisiva della loro poesia elettronica alternativa. Sospeso in un limbo di rara bellezza, Blush, primo capitolo del progetto del produttore e musicista Jeremy Larson denominato Violents, potrebbe inserirsi come il tassello mancante tra l’innovazione dei primi Massive Attack e le atmosfere malinconiche e un po’ retro di Endtroducing di DJ Shadow. Tra brevi inserti di archi e beat minimali che riportano alla memoria una certa epica degli anni Novanta, la voce di Annie Williams procede sicura ad esplorare le possibilità emotive del genere umano con la sicurezza di chi possiede la certezza di scovare nuovi picchi nascosti. Nel complesso il formato EP, quattro tracce, giova assai a un lavoro che è stato pensato proprio sulla suddetta distanza e che altrimenti rischierebbe di disperdere qua e là preziose informazioni.

VIOLENTS, Blush EP, DashGo 2014-2015

http://violentsmusic.com

http://jeremylarsonmusic.com/category/blog

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FREE DOWNLOAD: http://noisetrade.com

INDIEce1974

Doc Indie-MEI DEF_easy

<The Sharif don’t like it/Rock the Casbah…>. I Clash cantavano così nel 1982 ispirandosi al bando della musica occidentale, il rock nello specifico, dall’Iran di Khomeini. Sulla copertina del 45 giri un uomo vestito da arabo se la balla con un altro in completo nero da ebreo ultra-ortodosso. Manca, a rigore di cronaca, un cristiano. Ma come distinguere quest’ultimo credente dalla foggia?

Rock the Casbah_01

Lezioni di storia a parte, oggi è il presente che drammaticamente e con prepotenza richiama le note di Rock the Casbah. Un presente dove estremismi di varia natura religiosa – ah, buone feste a tutti! – abbondano di violenza e proseliti. Un presente dove, con ogni evidenza, si ascolta troppo poca musica. Fanculo i bandi! Viva Joe Strummer & soci! Caspita se avevano ragione! Pensiamo per un istante alla follia mortifera che dilaga per tutto il Medio oriente. E in nome di cosa? Interpretazioni assai…

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