Archives for category: UK alternative rock

Free Nelson_easy

PERCHÉ I FREE NELSON MANDOOMJAZZ: Non ci si stancherebbe mai di ascoltare il trio scozzese. Non importa se a venire suonati siano standard classici del jazz o dell’hard rock come nel caso del precedente lavoro The Shape Of DoomJazz To Come/Saxophone Giganticus o brani creati per l’occasione. L’impressione costantemente piacevole che si ha è comunque quella di assistere a qualcosa che possiede una forte volontà sonora di discostarsi dalla massa omogenea e uniforme del panorama contemporaneo. Con in testa le divagazioni aperte del free jazz, l’ensemble affronta con Awakening Of a Capital la prova della contemporaneità adottando l’arguzia di Archie Shepp e Sun Ra e la potenza disturbante dei Black Sabbath delle origini. The Stars Unseen – ammettiamo che il titolo suona molto come un manifesto di intenzioni artistiche – è un brano spontaneamente profetico che invita chi vi pone sopra l’orecchio a riconsiderare le geometrie e i confini dello spazio sonoro: le note sono libere di viaggiare trasportate dal vento solare e perdono qualsiasi vincolo con la concretezza del passato, qualunque esso sia stato e comunque esso abbia suonato. I Free Nelson MandoomJazz si dimostrano ancora una volta una band incombente & imminente di cui presto non potrete più fare a meno e al cui servizio vi schiererete con diligente fedeltà.

Free Nelson MandomJazz, Awakening Of A Capital, RareNoiseRecords 2015

https://www.facebook.com/freenelsonmandoomjazz

http://www.rarenoiserecords.com

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Super Apes new single cover_easy

Dopo una lunga pausa di meditazione artistica, il duo dub-punk londinese (ma di origine italiana) dei Super Apes apre le porte a un nuovo membro, Ivan Colella alla batteria, e a inedite sonorità. Se il nuovo singolo DiscoShame, infatti, si affaccia con curiosità felina su una electro-disco dalle esagerate sfumature trash-kitsch che riporta alla mente la Germania in bilico tra Est e Ovest, il B-side, Here Lies Bob Dylan, non fa che confermare l’eclettica tradizione avviata da Diego Pratiffi e Davide Simonetti che, resistendo a mode e persone, difende l’idea di un’anarchia sonora degna dei Clash e di Nina Hagen. Che le muse custodiscano il cammino dei Super Apes!

Doc Indie-MEI DEF_easy

Nell’autunno del 2006 Tom Cox, firma del Sunday Times, contattò due musicisti in studio per proporgli una bizzarra idea per aumentare la visibilità del loro prodotto. Cox, al telefono spiegò ai diretti interessati, Matt Deighton e Chris Sheenan, i Bench Connection, il suo piano: fingersi quello che non erano per impersonare una mitica formazione folk, i Son of Bench, che, a causa dell’improvvisa morte di uno dei due membri, non era mai riuscita a dare alla luce l’album d’esordio.

The Bench Connection_Sunday Times_Dec 6, 2006_easy

Di lì a qualche giorno, Cox aprì un profilo sulla piattaforma MySpace dedicato ai Son of Bench, acid folk duo attivo agli inizi degli anni Settanta, composto da Ian Bench e Angus Benchley. Da una rapida lettura delle notizie biografiche caricate on-line si apprendeva che Angus con la collaborazione di Jack, il figlio del compianto Ian, annegato in circostanze misteriose nel 1971, era tornato sulla scena con la ferma intenzione di lanciare finalmente sul mercato The Orchard of Mother Mary Jane, unica testimonianza della breve carriera dei Son of Bench. I brani caricati, ovviamente erano quelli registrati dai Bench Connection. Deighton e Sheenan, per alcuni mesi stettero allo scherzo, compiaciuti certamente dall’incredibile numero di ascolti registrato nel frattempo da due canzoni appositamente rese disponibili on-line. Solo a dicembre Cox uscì allo scoperto sulle pagine del noto giornale svelando finalmente al mondo la vera identità degli “impostori” Son of Bench. I Bench Connection ebbero qualche tentennamento ad abbandonare la loro identità fasulla, ma, dopo qualche ora, cominciarono a camminare, come avrebbero comunque fatto in assenza di Cox, con le loro gambe. D’altronde sia Deighton che Sheenan aveva già alle spalle carriere avviate. E il loro cammino comune sotto il nome di Bech Connection, come potrete riscontrare voi stessi, non si è ancora oggi interrotto. La morale della storia? È doppia: da un lato rivela per l’ennesima volta le infinite risorse del web; dall’altro deve metterci in guardia dalle trappole della rete, fucina fin troppo prolifica di falsi talenti! <Ragazzi, non siate sciocchi, la storia si ripete e lo fa fin troppo spesso! Quindi, accettate il mio consiglio e rimanete sempre vigili durante la navigazione. L’oceano digitale oggi è tanto più affascinate quanto più pericoloso rispetto allora!> <NAUFRAGHI IN VISTA…>

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Lontano da casa, il duo Super Apes trova nel ricco e sudaticcio filone spaghetti western una sicura vetrina per ostentare le proprie radici culturali. Il brano, ispirato al personaggio della pellicola diretta da Gianfranco Parolini nel 1968, fa sprofondare il sole dietro le fitte e umide frasche della giungla dub regalando all’ultima sfida a revolverate un’atmosfera sospesa tipica dei replay sportivi. Ogni gesto, ogni goccia di sudore, ogni pelo fuori posto trova una sua inaspettata poesia dilatando all’infinito il passaggio tra la vita e la morte. Ipnotico nelle intenzioni, BANG!, lisergico nel risultato, BANG!

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http://superapes.bandcamp.com

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PERCHÉ I FENECH-SOLER: Scoperti da Alan Braxe, collaboratore dei Daft Punk, i giovani inglesi propongono un alternative rock dalle infinite sfumature elctro-dance-soul che non ha paura di esplorare il panorama internazionale alla ricerca di spunti per confermare la loro innata vocazione pop(ular). I puristi storceranno il naso – questo lo hanno messo in conto i diretti interessati – ma ai fini del risultato finale le scelte operate per la realizzazione di questa opera prima sono decisamente soddisfacenti e non faticheranno a trovare, a partire dai caldi mesi estivi, il gradimento di un pubblico destinato a crescere con il tempo. La musica, lo hanno capito benissimo i quattro di Newcastle, nasce e continua a crescere per favorire i momenti di aggregazione e di divertimento.

FENECH-SOLER, Glow EP, SO Recordings 2014

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PERCHÉ BOY JUMPS SHIP: Frizzanti quel tanto da suonare un pizzico “californiani” pur venendo dal nord dell’Inghilterra. I Boy Jumps Ship allungano la loro ombra sul panorama indie d’oltremanica e si apprestano, con l’ardore di nuovi crociati, a passare lo stretto braccio di mare per arrivare sul continente con tutta la loro carica di massive rock. Un sound diretto e graffiante dalla spiccata coralità ma al tempo stesso capace di mantenere una profonda affezione per la melodia – ecco rispuntare con piacere la California – spinge questo EP d’esordio a una forma musicale che per stessa ammissione del quartetto di Newcastle Upon Tyne ama prendere con un gioioso atteggiamento “un po’ qua e un po’ là”. L’ispirazione è solo l’inizio, il risultato è ben altra (e più entusiasmante) cosa.

BOY JUMPS SHIP, Lovers & Fighters EP, Rude Records 2014

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PERCHÉ I FOXHOUND: Nonostante una seconda prova discografica solida che guarda con occhio visibilmente interessato alla scena musicale inglese, gli scanzonati Foxhound sanno tenere bene a terra i piedi sul suolo nostrano. L’Italia non è Albione, certamente, ma questo non impedisce loro di prodigarsi in un album che suona e avanza verso la maturità artistica nel solco degli U2 e dei Franz Ferdinand e di altre importanti band alternative d’oltremanica. Difficile non convincersi di ciò, nella misura in cui il rock abbraccia senza timori un’apertura mentale pop in grado, almeno sulla carta, di trasformare ognuno degli undici brani in una potenziale hit. Qualcuno ci aveva visto lungo assegnando loro nel 2012 la Targa Giovani MEI Supersound come Miglior Gruppo.

FOXHOUND, In primavera, 2014

http://www.foxhoundband.com

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