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Solo

PERCHÉ GLI OVLOV: Schiacciando il tasto PLAY rimarrete stregati dall’incredibile amalgama vocale e sonoro degli Ovlov, capace di colorare di delicate sfumature pop la tradizione rock senza renderla per questo stucchevole come richiesto dalle leggi del mercato. Il disco, quasi fosse stato partorito nelle viscere della contemporaneità, racchiude quella variopinta eterogeneità che agita ogni metropoli del XXI secolo che ambisca ad essere chiamata così. I richiami al sound new yorkese sono inevitabili – a produrre l’album e ad accompagnare la band è stato l’ex-Smiths Andy Rourke ora fisso nella Grande mela – ma nel corso dell’ascolto ci si rende presto conto che non rappresentano affatto un soffocante limite alla volonta di esprimersi senza alcun limite degli Ovlov. Non volete credermi? Provate a trovare il tempo di poggiare le vostre pigre orecchie su Fall Down, con la chitarra di Xabier Iriondo, e su Delicious, un brano degno dei migliori Blondie. Nel complesso i 34 minuti di Solo vi regaleranno sorprese, e perché no, persino qualche gioia inaspettata vista la profonda venature sensuale che la cantante e chitarrista Luisa Pangrazio ha saputo infondere in tutto il lavoro.

OVLOV, Solo, RedCarpet/Volume UP

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pierpaolo capovilla

Alcune brevi riflessioni con esponenti del mondo indie italiano sul possibile ruolo delle piattaforme e degli aggregatori digitali. Partecipano Pierpaolo Capovilla del Teatro degli orrori, Ercole Gentile dell’agenzia VolumeUP Music Agency, gli Appaloosa e Eni?gma, socio fondatore della Machete Empire Records.

EG: Devo dire che per i prodotti italiani è davvero difficile arrivare ad avere visibilità all’estero senza avere alle spalle una struttura appositamente pensata per la promozione e l’organizzazione di tour. Senza tutto questo lavoro, ritengo,che gli aggregatori e le piattaforme web non cambino molto la vita.

PPC: Questo credo sia un punto dolente. Non mi sembra aiutino un gran ché. Forse per niente. Ma è solo la mia opinione, un parere, lo ammetto, un profano. Portare la musica italiana all’estero, ti parlo della mia esperienza, è qualcosa di molto simile all’utopia. Un vero peccato.

APP: Grazie all’era della comunicazione digitale tutto si è fatto molto più semplice, soprattutto dal punto di vista della comunicazione. Non cʼè da distinguere il “prodotto” italiano da altri “prodotti” fuori dall’Italia, facendo così ci si pone molte meno domande e si valuta semplicemente se la cosa funziona o meno.

EN: Credo che possa aiutare molto, ma a conti fatti probabilmente è ancora un po’ presto per tirare le somme. Da qui a due anni, sono convinto, che potremmo comunque esportare già molta più musica di qualità grazie alle possibilità offerte dagli dal digitale.