Archives for posts with tag: US alternative rock

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PERCHÉ THE DEAR HUNTER: Un rock morbido dalle composte derive classiche e folk che sa mantenere una propria ruvida identità senza scadere nei manierismi del progressive si nutre della voce soul del suo fondatore, quel Casey Crescenzo già animatore dei The Receiving End of Sirens. Il risultato sul palco e in cuffia è uno strano connubio tra i Band of Horses, i Kansas e il migliore sound californiano dei Seventies che sfugge, proprio per le sue radici, a scontate definizioni e catalogazioni. D’altronde non potrebbe essere altrimenti visto che il band leader Crescenzo è nato e cresciuto ai mitici Record Plant Studios di Suasalito.

THE DEAR HUNTER, Migrant Reprise, Rude Records/Equal Vision Records 2014

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PERCHÉ I TONTONS: È così dovrebbe suonare un disco rock! Con una ruvida aggressività ma al contempo mantenendo la poesia di lunghe cavalcate in scenari cinematografici. Ai Tontons e alla brava Asli Omar, una voce a metà tra Lauryn Hill, Cat Power e Amy Winehouse, tutto sembra venire facile forse proprio perché originari della patria dei cowboys, il Texas. Luoghi comuni a parte, la band non solo dimostra di sapere maneggiare alla perfezione, al pari dei più navigati colleghi, i trucchi del palco ma anche di osare laddove il mestiere finisce. Ed è proprio a quel punto che viene fuori un’inaspettata vena funk che smuove dalle fondamenta le certezze del rock spingendo il sound verso orizzonti esotici che ci si sarebbe aspettati di potere osservare solo a cavallo tra anni Sessanta e Settanta.

ENGLISH: This is how a rock record should sound! With a rough aggressiveness but at the same time preserving the poetry of long rides on a western movie set. To the Tontons and Asli Omar, a beautiful voice between Lauryn Hill, Cat Power and Amy Winehouse, everything seems to come easy, perhaps because they come from the cowboys’ original land, Texas. Clichés aside, the band not only prove they know how to handle perfectly the tricks of the stage but also dare far beyond the stock-in-trade. And it is precisely at that point that an unexpected funk vein emerges shaking up the certainties of rock, pushing the sound toward exotic horizons remindful of the late 1960s and early 1970s.

THE TONTONS, Make Out King Teaser, 2014

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PERCHÉ I PHARAOH: L’esatta alchimia tra l’abrasivo DNA hardcore e il groove tellurico dello stoner rock. I Pharaoh esordisco con un EP – tre tracce di cui una strumentale – all’insegna di un’incontenibile energia e della potenza debordante di basso e chitarra, veri pilastri portanti del lavoro terzetto di Winnipeg. I pochi tratti acerbi si diluiscono nella coinvolgente incoscienza sonora. Rompete ogni indugio e lanciatevi nella mischia colpendo la musica con la stesso impeto con cui le note vi investono e, se mai doveste riuscire nell’impresa, restituite colpo su colpo ancora più forte!

PHARAOH, Across the Ocean EP, 2013

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Non storcete il naso, anche la tradizione ogni tanto si rinnova. Da buoni INDIEcers concediamoci almeno questa piccola libertà! Per quest’anno un buon Natale e un buon anno punk-core con i Bad Religion e il loro Christmas Songs (Epitaph 2013).

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PERCHÉ I BRIAN JONESTOWN MASSACRE: Alterati, a tratti scostanti, i Brian Jonestown Massacre con le quattro tracce di Revolution Number Zero riducano nell’arco di una manciata di note la distanza fisica tra il mondo della quotidianità e la culla di ogni aspirazione orientaleggiante e psichedelica. La matrice Sixties, sempre presente nel nome di Brian l’ispiratore, ripudia con naturale sgarbo ogni revival senza, però, dare spiegazioni a tale riguardo. La band, e idealmente con essa la mente dei primi Stones, vuole continuare a giocare con la musica per aprire nuove porte alla percezione e sperimentare in paradisi sonori piaceri e insidie della sperimentazione.

THE BRIAN JONESTOWN MASSACRE, Revolution Number Zero EP, a recordings 2013

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PERCHÉ I BASS DRUM OF DEATH: Il duo del Mississippi, formato da John Barrett e Len Clark, suona un garage rock che sa citare i Beatles e i Beach Boys ma al contempo ha ben in testa l’approccio fulmineo e pungente dei Ramones. Presentato così il loro esordio potrebbe certamente lasciare confusi, lo ammetto. Allora, prima di concludere, lasciatemi aggiungere che i Bass Drum of Death ricordano per aggressività e freschezza dei suoni i primi White Stripes.

BASS DRUM OF DEATH, Bass Drum of Death, Innovative Leisure 2013

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PERCHÉ CHEYENNE MIZE: Il modello per il folk-psych-rock di Among the Grey è senz’ombra di dubbio l’opera di Grace Slick e dei Jefferson Airplane. Il paragone scelto, sebbene impegnativo, non soffoca però la libertà di espressione e la vocalità della cantante di Louisville, Kentucky, che si mostra capace di rileggere la storia e di provare, a sua volta, a scriverne nuove ed intense pagine in nome di una comune sensibilità pop. Un disco sospeso tra passato e presente che suona sempre attuale.

CHEYENNE MIZE, Among the Grey, Yep Roc Records 2013

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http://cheyennemariemize.bandcamp.com

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