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Super Apes new single cover_easy

Dopo una lunga pausa di meditazione artistica, il duo dub-punk londinese (ma di origine italiana) dei Super Apes apre le porte a un nuovo membro, Ivan Colella alla batteria, e a inedite sonorità. Se il nuovo singolo DiscoShame, infatti, si affaccia con curiosità felina su una electro-disco dalle esagerate sfumature trash-kitsch che riporta alla mente la Germania in bilico tra Est e Ovest, il B-side, Here Lies Bob Dylan, non fa che confermare l’eclettica tradizione avviata da Diego Pratiffi e Davide Simonetti che, resistendo a mode e persone, difende l’idea di un’anarchia sonora degna dei Clash e di Nina Hagen. Che le muse custodiscano il cammino dei Super Apes!

Doc Indie-MEI DEF_easy

La recente visione del documentario The Good Life di Niccolò Ammaniti, in onda su uno dei canali tematici della RAI, ha riacceso in me la voglia, per la verità, mia sopita d’Oriente. Il vostro dottore è cresciuto, ecco la prima confessione, consumando i libri di Reinhold Messner sulle imprese in Himalaya per poi avvicinarsi con gli anni, grazie ad alcuni amici più experienced, all’epopea hippy e ai viaggi verso l’Oriente. Infine, ecco la seconda rivelazione, la lettura di Flash. Katmandu il grande viaggio di Charles Duchaussois ha dischiuso le porte della percezione. BAM! Come Martin Mystère, anch’io ho acquisito il terzo occhio.

The Good Life

Tutto ciò e molto altro ancora, di cui però vi terrò però all’oscuro, ha predisposto in anticipo il mio clinico orecchio ad apprezzare tutti quei riferimenti alle sonorità etniche e in particolare a quelle provenienti dall’India. Questa inclinazione, o meglio profondo feeling, ha fatto si che negli anni mi appassionassi a tutti quegli artisti, non importa a quale genere appartenessero, che, di riffa o di raffa, si sono soffermati anche per una sola canzone ad esplorare il profondo legame che dall’epoca di Alessandro Magno ci lega all’Oriente. La scintilla che fece divampare l’incendio di incenso? I Beatles come scrissi anni fa su una nota rivista per amanti delle chitarre. Poi vennero rombanti i Led Zeppelin. Quindi in tempi più recenti gli inglese Stone Roses e Kula Shaker e gli scozzesi Primal Scream, mia grande passione negli anni Novanta. E per finire due band che mi hanno letteralmente stregato, i canadesi Elephant Stone e i tedeschi Samsara Blues Experiment. A ben vedere la volontà di esplorazione sonora riscontrata nei gruppi appena nominati non è assente nemmeno nel panorama indie italiano. L’ultimo album degli … A Toys Orchestra, infatti, si spinge proprio in questa direzione azzardando nuove possibili interpretazioni del viaggio verso “l’altrove”. Stesso discorso, forse ancora più accentuato sulle nuance “esotiche” per il dub rock dei livornesi Appaloosa. Conoscete qualcuno esente dal fascino dell’Oriente? Non ci credo. Tutti noi siamo finiti a sognare di ritagliarsi un ruolo nell’epopea mistico-musicale degli hippy. E parlando di percezioni e terzi occhi, pare evidente che la via da percorrere sia una questione molto, molto personale. <Namasdé.>

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PERCHÉ I FENECH-SOLER: Scoperti da Alan Braxe, collaboratore dei Daft Punk, i giovani inglesi propongono un alternative rock dalle infinite sfumature elctro-dance-soul che non ha paura di esplorare il panorama internazionale alla ricerca di spunti per confermare la loro innata vocazione pop(ular). I puristi storceranno il naso – questo lo hanno messo in conto i diretti interessati – ma ai fini del risultato finale le scelte operate per la realizzazione di questa opera prima sono decisamente soddisfacenti e non faticheranno a trovare, a partire dai caldi mesi estivi, il gradimento di un pubblico destinato a crescere con il tempo. La musica, lo hanno capito benissimo i quattro di Newcastle, nasce e continua a crescere per favorire i momenti di aggregazione e di divertimento.

FENECH-SOLER, Glow EP, SO Recordings 2014

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PERCHÉ BOY JUMPS SHIP: Frizzanti quel tanto da suonare un pizzico “californiani” pur venendo dal nord dell’Inghilterra. I Boy Jumps Ship allungano la loro ombra sul panorama indie d’oltremanica e si apprestano, con l’ardore di nuovi crociati, a passare lo stretto braccio di mare per arrivare sul continente con tutta la loro carica di massive rock. Un sound diretto e graffiante dalla spiccata coralità ma al tempo stesso capace di mantenere una profonda affezione per la melodia – ecco rispuntare con piacere la California – spinge questo EP d’esordio a una forma musicale che per stessa ammissione del quartetto di Newcastle Upon Tyne ama prendere con un gioioso atteggiamento “un po’ qua e un po’ là”. L’ispirazione è solo l’inizio, il risultato è ben altra (e più entusiasmante) cosa.

BOY JUMPS SHIP, Lovers & Fighters EP, Rude Records 2014

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