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Israel Nash

PERCHÉ ISRAEL NASH: Forse è passato un anno. Forse meno. Ma Rain Plans di Israel Nash, cantautore freak originario del Missouri poi trasferitosi in Texas, suona già meravigliosamente come un classico della nuova scena psych-folk. Nash, per la verità, definisce la sua musica come “desert folklore”, quasi a volere sottolineare l’ampio respiro delle composizioni che attingono certamente all’epopea sonora dei Sixities ma posseggono anche il coraggio di spingersi ancora più indietro per saggiare il più originale e puro nerbo sonoro della nazione. La voce morbida di Nash oscilla tra ruvide parentesi country à la Neil Young e lunghe autostrade melodiche che ricordano i più maturi Beach Boys senza però mai perdere d’occhio la matrice rock, elemento necessario per infrangere le congenite rigidità dell’ascoltatore. Non ci sono segni di stanchezza o sbavature nel corso delle nove tracce, piuttosto si presentano picchi emotivi a dare un ulteriore ritmo a una musica che già per sua natura segue gli umori delle nuvole e quelli, molto più bizzosi, ammettiamolo, degli uomini che talvolta le accompagnano distrattamente da terra. Se cercavate una ragione per tornare a fare suonare il vostro fidato stereo, questo è l’album perfetto.

ISRAEL NASH, Rain Plans, Loose Music 2013

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PERCHÉ I TONTONS: È così dovrebbe suonare un disco rock! Con una ruvida aggressività ma al contempo mantenendo la poesia di lunghe cavalcate in scenari cinematografici. Ai Tontons e alla brava Asli Omar, una voce a metà tra Lauryn Hill, Cat Power e Amy Winehouse, tutto sembra venire facile forse proprio perché originari della patria dei cowboys, il Texas. Luoghi comuni a parte, la band non solo dimostra di sapere maneggiare alla perfezione, al pari dei più navigati colleghi, i trucchi del palco ma anche di osare laddove il mestiere finisce. Ed è proprio a quel punto che viene fuori un’inaspettata vena funk che smuove dalle fondamenta le certezze del rock spingendo il sound verso orizzonti esotici che ci si sarebbe aspettati di potere osservare solo a cavallo tra anni Sessanta e Settanta.

ENGLISH: This is how a rock record should sound! With a rough aggressiveness but at the same time preserving the poetry of long rides on a western movie set. To the Tontons and Asli Omar, a beautiful voice between Lauryn Hill, Cat Power and Amy Winehouse, everything seems to come easy, perhaps because they come from the cowboys’ original land, Texas. Clichés aside, the band not only prove they know how to handle perfectly the tricks of the stage but also dare far beyond the stock-in-trade. And it is precisely at that point that an unexpected funk vein emerges shaking up the certainties of rock, pushing the sound toward exotic horizons remindful of the late 1960s and early 1970s.

THE TONTONS, Make Out King Teaser, 2014

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PERCHÉ BOTANY: “Hip-hoise” (hip-hop+noise) che richiama alle produzioni più sperimentali del rap anglofono. Samples ben scelti e sapientemente dosati contribuiscono a creare la ragnatela ritmica sulla quale si aprono ariose melodie dal gusto raffinatamente pop. Un’ottima alternativa ai beat commerciali che cita senza timori reverenziali capisaldi della cultura musicale statunitense del secolo scorso.

BOTANY, Lava Diviner, Western Vinyl 2013

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