Archives for posts with tag: Rolling Stones

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PERCHÉ RUDY ROTTA: Quasi a volere scoprire cinquant’anni dopo le carte della tenzone generazionale tra Beatles e Stones, Rudy Rotta riporta tutto il succo della British Invasion a una più semplice e fruibile questione di 12 bar notes. Per il bluesman piemontese, per i Fab Four e per Jagger & soci, d’altronde, la “musica del diavolo” è l’origine di tutto, la scintilla che ha acceso la miccia e ha fatto esplodere definitivamente il rock così come oggi noi lo conosciamo. Rotta per questo album tributo adotta e rielabora l’idea mashup, unendo con grande maestria quello che in principio nasceva come discograficamente slegato o addirittura opposto: così la mefistofelica Sympathy for the Devil sfuma e rinasce a nuova vita nell’arrembante Come Together. Un unico rimpianto per un disco solido e ben pensato, non assistere all’incontro tra Helter Skelter e Gimmie Shelter.

RUDY ROTTA, The Beatles vs. The Rolling Stones, Slang Music/IRD 2014

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“Rivoluzionario come Jerry Lee Lewis e audace come i più ruvidi Stones. Quando il genio è genuino non si discute!” Matteo Ceschi (M&D)

JACK WHITE, Lazaretto, Third Man Records – COMING SOON –

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PERCHÉ ROO & THE HOWL: Dell’esordiente ha solo la novità (e, aggiungerei il nome d’arte piuttosto insolito), ma per il resto non ha davvero nulla da invidiare ai colleghi che già da tempo l’hanno preceduta. Bekah Wagner, folk singer del Colorado, svela un tocco delicato capace di portare il country a staccarsi dalle sue ostinate radici per spiccare il volo sulle ali di una flebile corrente psichedelica. Con gentilezza si spinge fino alle propaggini sonore del sole per poi, dopo averne scucito i segreti, affrontare una dolce discesa in compagnia degli Howl. In questo album onirico e al tempo stesso terreno c’è anche spazio anche per un’intima e suggestiva cover di Good Times, Bad Times dei Rolling Stones.

ROO & THE HOWL, Me/We, Freedom House 2014

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… Jack White torna a stupire.
“Rivoluzionario come Jerry Lee Lewis e audace come i più ruvidi Stones. Quando il genio è genuino non si discute!” Matteo Ceschi (M&D)

JACK WHITE, Lazaretto, Third Man Records – COMING SOON –

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Dopo gli incoraggianti dati al botteghino per le prime due serate, la terza data dello spettacolo JOE COLOMBO racconta il blues (in collaborazione con il Meeting delle etichette indipendenti di Faenza) ha fatto segnare il primo sold out al Teatro LabArca di Milano. La performance elettro-acustica di Colombo è stata impreziosita dall’irresistibile verve ritmica dell’amico e veterano Joe Valeriano. A rendere ancora più speciale la serata del duo, il numerosissimo pubblico che, in vena rievocazioni collettive stile Woodstock, è stato capace di “tirare fuori agli artisti” esecuzioni tanto intense quanto uniche dei brani dei Rolling Stones e di Jimi Hendrix. Nell’ora e mezza di show musicale-teatrale – che ha segnato il debutto sul palco del LabArca della brava Lisa Capaccioli ai testi – c’è stato anche spazio per Kasia Skoczek che ha infuso una ventata di freschezza a Midnight Rider degli Allman Brothers.

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Prossimo appuntamento, l’ultimo della serie intitolato “Generation Blues 2.0”, il 4 aprile alle 19:30 con le opere di Stevie Ray Vaughan, Jeff Healey, Derek Trucks, Gary Clark Jr., Chris Duarte e Doyle Bramhall II.

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Finalmente l’attesa è finita! Recuperate dall’armadio jeans a zampa d’elefante, magliette Fruit of the Loom, sandali, sciarpe indiane e collanine e apprestatevi a fare un salto nei Sixties con Joe Colombo e i suoi ospiti. Non mancate per nessun motivo al terzo e più eccitante appuntamento della rassegna musicale/teatrale JOE COLOMBO racconta il blues (in collaborazione con il Meeting delle etichette indipendenti di Faenza)! Questa volta l’attenzione sarà rivolta al matrimonio tra il blues e il rock consumato a cavallo tra gli anni Sessanta e i primi Settanta.

Appuntamento stasera, 14 marzo alle 19:30, al Teatro LabArca, via Marco D’Oggiono 1 a Milano.

INGRESSO: 12 €

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Penultimo appuntamento al Teatro LabArca di Anna Bonel (in collaborazione con il Meeting delle etichette indipendenti di Faenza) con la rassegna musicale-teatrale JOE COLOMBO racconta il blues. Accompagnato da Joe Valeriano, uno dei maestri del blues italiano, e dalla cantante Kasia Skoczek, il chitarrista elvetico ripercorrerà nel corso della serata l’epopea sonora degli anni Sessanta e dei primi anni Settanta alla scoperta delle profonde radici black della musica rock. Dopo la parentesi carica di elettricità del blues di Chicago e Detroit, la chitarra di Colombo dischiuderà appositamente per il pubblico in sala scenari sonori capaci di accedere nuovamente la passione per l’onirico sound psichedelico e l’esaltante epopea hippie. Ad arricchire ulteriormente il cartellone, Lisa Capaccioli, attrice cresciuta alla Scuola del Teatro Piccolo di Milano, che leggerà i testi di Matteo Ceschi. Solito trio rodato alla regia: Ceschi-Bonel-Bertazzoni.

Appuntamento il prossimo 14 marzo alle 19:30 al Teatro LabArca, via Marco D’Oggiono 1 a Milano. INGRESSO: 12 €

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Confermata per la terza data della rassegna JOE COLOMBO racconta il blues (al teatro LabArca di Anna Bonel in collaborazione con il Meeting delle etichette indipendenti di Faenza) la presenza del chitarrista Joe Valeriano (http://joevaleriano.altervista.org) che andrà ad affiancare, alla chitarra e alla voce, l’artista elvetico. Il veterano della scena blues meneghina – che ha condiviso a lungo il palco con l’inglese Kim Brown oltre che con lo stesso Colombo – darà il suo prezioso contributo per riscoprire in un’inedita veste teatrale-musicale i classici del blues rock degli anni ’60 e ’70. Nel corso della serata dedicata ai brani di Hendrix, Clapton, Johnny Winter, Rolling Stones, Led Zeppelin e ZZ Top ci sarà spazio anche per la brava Kasia Skoczek, ormai presenza fissa nel fortunato progetto in scena al LabArca.

Appuntamento il prossimo 14 marzo alle 19:30 al Teatro LabArca, via Marco D’Oggiono 1 a Milano. INGRESSO: 12 €

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PERCHÉ I BRIAN JONESTOWN MASSACRE: Alterati, a tratti scostanti, i Brian Jonestown Massacre con le quattro tracce di Revolution Number Zero riducano nell’arco di una manciata di note la distanza fisica tra il mondo della quotidianità e la culla di ogni aspirazione orientaleggiante e psichedelica. La matrice Sixties, sempre presente nel nome di Brian l’ispiratore, ripudia con naturale sgarbo ogni revival senza, però, dare spiegazioni a tale riguardo. La band, e idealmente con essa la mente dei primi Stones, vuole continuare a giocare con la musica per aprire nuove porte alla percezione e sperimentare in paradisi sonori piaceri e insidie della sperimentazione.

THE BRIAN JONESTOWN MASSACRE, Revolution Number Zero EP, a recordings 2013

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