Archives for posts with tag: rock strumentale

Free Nelson_easy

PERCHÉ I FREE NELSON MANDOOMJAZZ: Non ci si stancherebbe mai di ascoltare il trio scozzese. Non importa se a venire suonati siano standard classici del jazz o dell’hard rock come nel caso del precedente lavoro The Shape Of DoomJazz To Come/Saxophone Giganticus o brani creati per l’occasione. L’impressione costantemente piacevole che si ha è comunque quella di assistere a qualcosa che possiede una forte volontà sonora di discostarsi dalla massa omogenea e uniforme del panorama contemporaneo. Con in testa le divagazioni aperte del free jazz, l’ensemble affronta con Awakening Of a Capital la prova della contemporaneità adottando l’arguzia di Archie Shepp e Sun Ra e la potenza disturbante dei Black Sabbath delle origini. The Stars Unseen – ammettiamo che il titolo suona molto come un manifesto di intenzioni artistiche – è un brano spontaneamente profetico che invita chi vi pone sopra l’orecchio a riconsiderare le geometrie e i confini dello spazio sonoro: le note sono libere di viaggiare trasportate dal vento solare e perdono qualsiasi vincolo con la concretezza del passato, qualunque esso sia stato e comunque esso abbia suonato. I Free Nelson MandoomJazz si dimostrano ancora una volta una band incombente & imminente di cui presto non potrete più fare a meno e al cui servizio vi schiererete con diligente fedeltà.

Free Nelson MandomJazz, Awakening Of A Capital, RareNoiseRecords 2015

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Cuts_easy

PERCHÉ MERZBOW, GUSTAFSSON, PANDI & MOORE: A qualcuno non è mai andata giù l’avanguardia e visti certi episodi vecchi e nuovi non si fatica a dargli ragione. Cuts Of Guilt, Cuts Deeper, in uscita il prossimo marzo, proprio in quanto disco appartenente al ricco filone delle avanguardie contemporanee, non si discosta molto da questo giudizio quasi unanime. Il maestro della noise music giapponese Masami Akita, in arte Merzbow, ha riunito intorno a questo progetto il sassofonista svedese Mats Gustafsson, il batterista ungherese Balázs Pándi e l’ex-Sonic Youth Thurston Moore infischiandosene del pubblico e dando veementemente sfogo a tutta l’aggressività repressa di una quotidianità schizofrenica anche al momento del sonno. La presenza della chitarra distorta di Moore avvicina un poco lo sperimentalismo a una normalità “pop”, ma nel complesso le quattro interminabili tracce richiedono coraggio e pazienza per essere ascoltate ed apprezzate. Un’operazione, quest’ultima, lo ammetto senza vergogna, che a tratti risulta difficile se non impossibile anche per il critico. Le indicazioni per l’ascoltatore? Schiacciate il tasto PLAY e provate a vedere in totale libertà se il vostro livello di dissociazione risulti pari a quello di chi suona. Solo in caso di perfetta coincidenza, continuate il contorto percorso di Cuts Of Guilt, Cuts Deeper.

MERZBOW & COMPANY, Cuts Of Guilt, Cuts Deeper, Rare Noise Records 2015

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PERCHÉ I LA JUNGLE: Sembrerà un’osservazione ingenua, ma la sorpresa di sentire suonare in maniera così potente il duo di Mons, Belgio, lascia un segno prepotente nell’immaginario sonoro. Ad affiancare chitarra e batteria e a irrobustire le tracce dell’album una sequenza serrata di loop che raddoppiano, triplicano e quadruplicato la presenza fisica degli strumenti. Tutto per il debutto dei La jungle suona “bold & raw” quasi a volere sottolineare la natura primordiale e primitiva di qualunque forma di musica. Caracala è un ottimo esempio della volontà di spremersi fino allo sfinimento alla ricerca di nuove e pervasive forme di trance sonora agonistica per lanciare una forma di “fitness lisergico”. Ironia della sorte, questa musica fresca ed aggressiva proviene dalla cittadina in cui ha sede il supreme headquarter della NATO in Europa. Che tutta questa “potenza di fuoco” fosse già stata scritta nel destino?

LA JUNGLE, La jungle, Dewane Records/Rockerill Records 2014

http://lajungle.bandcamp.com

http://dewanecollective.com

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PERCHÉ I RONNY TAYLOR: Al di là della cover – un chiaro omaggio a Songs for the Deaf dei Queens of the Stone Ages – il rock strumentale dei torinesi Ronny Taylor non ha molti punti di contatto con la band di Josh Homme. Piuttosto trova solidi riferimenti nell’hard rock anni Settanta dei Deep Purple e nel filone progressive, in particolare nel sapiente prog metal che gli inglesi Threshold portarono al successo tra i tardi anni Ottanta e primi Novanta. Pur rimanendo legato agli esempi sopraccitati, nel complesso il quartetto appare ricco di idee frizzanti e, cosa più importante, non privo di spunti per il presente ma anche per il futuro sonoro.

RONNY TAYLOR, Dateci i soldi, 2013

http://www.ronnytaylor.com/ronny-taylor.html

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