Archives for posts with tag: Queens of the Stone Age

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PERCHÉ I NUV: Un rock energico che non ha bisogno di vitamine tantomeno di ricostituenti guarda con egual ammirazione al lavoro di Dave Grohl e dei Queens of the Stone Age. Con la sicurezza di chi ha visto apprezzato il proprio lavoro anche al di fuori dei confini nazionali, i milanesi NUV si spingono sicuri in direzione di una forma musicale che ha nel fragore punk-core e nella sfida alla gravità sonora che ne consegue un’ottima (gli skaters all’ascolto sono avvisati!), un’ottima ragione di esistere. Sporco quel tanto che basta da risultare funk, il gruppo si offre con generosità volontario per accompagnare i vostri momenti di bisboccia solleticando l’ascoltatore a una spontaneità voglia di movimento. Come mettere Animal House su una tavola a quattro ruote!

NUV, The NUV Sucks (no,really), Moquette Records 2014

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PERCHÉ I RONNY TAYLOR: Al di là della cover – un chiaro omaggio a Songs for the Deaf dei Queens of the Stone Ages – il rock strumentale dei torinesi Ronny Taylor non ha molti punti di contatto con la band di Josh Homme. Piuttosto trova solidi riferimenti nell’hard rock anni Settanta dei Deep Purple e nel filone progressive, in particolare nel sapiente prog metal che gli inglesi Threshold portarono al successo tra i tardi anni Ottanta e primi Novanta. Pur rimanendo legato agli esempi sopraccitati, nel complesso il quartetto appare ricco di idee frizzanti e, cosa più importante, non privo di spunti per il presente ma anche per il futuro sonoro.

RONNY TAYLOR, Dateci i soldi, 2013

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PERCHÉ I QUEENS OF THE STONE AGE: Grezze ma al tempo stesso familiari come i Flintstones, le Regine di Josh Homme sono tornate con un lavoro che, tra uno spigolo e l’altro della pietra, scopre la poesia di Ryu il ragazzo delle caverne. Poco più di 45 minuti di “stone rock” per un appuntamento che i fan attendevano dall’esordio della formazione. Il ritrovato coraggio sonoro ha anche il volto di sir Elton John, uno degli ospiti del disco.

QUEENS OF THE STONE AGE, … Like a Clockwork, Matador 2013

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PERCHÉ I FU MANCHU: A sedici anni di distanza i padri dello stoner rock non hanno mai suonato così attuali e potenti. Tutto quello a cui vi siete abituati con Kyuss e Queens of the Stone Age ha radici profonde e robuste in The Action Is Go. Chitarre gracchianti, tempeste di distorsioni al limite del controllo umano e sezione ritmica da Mad Max accompagnano una voce che vi entrerà nel cervello come il peggiore dei trip acidi. ALLUCINAZIONE+ADRENALINA.

FU MANCHU, The Action Is Go, Mammoth Records 1997

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