Archives for posts with tag: Old School Rap

Black Knights_01

Cosa aspettarsi quando la chitarra più iconica degli ultimi venticinque anni, quella dell’ex RHCP John Frusciante, e i migliori discepoli della scuola dei Wu-Tang Clan, i californiani Rugged Monk e Crisis, meglio conosciuti come Black Knights, uniscono i loro sforzi creativi? Un album, Medieval Chamber, capace nel 2014 di conquistare nuovi proseliti alla causa hip-hop, e un freschissimo (e lunghissimo) singolo, Shadows of a Panther. L’ultimo prodotto del fortunato sodalizio artistico suona come pochi altri dischi nel panorama black a stelle & strisce e riesce a mettere, grazie all’eclettica regia di Frusciante, insieme la finezza dei fraseggi jazz-blues di Hendrix con una metrica dilatata che in Gil Scott-Heron ha l’immancabile riferimento. Che sia il preludio a un nuovo disco? Lo si spera vivamente, visto che Shadows of a Panther rappresenta non solo un’evidente e naturale maturazione persino rispetto al pregevole e già citato Medieval Chamber ma uno dei possibili futuri del genere rap.

http://www.blackknightsmusic.com

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http://johnfrusciante.com

http://recordcollectionmusic.com

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Big Bank Hank

Un pensiero, uno dei tanti, alla voce, quella di Big Bank Hank, che ci ha fatto innamorare della musica rap e della cultura hip-hop. Oggi suoneremo fino a notte fonda Rapper’s Delight

Così lo ricorda Rolling Stones Magazine:

http://www.rollingstone.com/music/news/sugarhill-gang-rapper-big-bank-hank-dead-at-57-20141111

Doc Indie-MEI DEF_easy

Negli ultimi 24 mesi ho potuto scrutare dagli osservatori privilegiati di INDIEce e di M&D quel che succedeva alla scena hip-hop nostrana. Nella mia ricerca – concretizzatasi la scorsa estate anche in un succoso special sulle pagine del mensile appena citato – non ho dovuto sforzare troppo la vista per arrivare a sfiorare il fermento della novità. Laggiù, oltre i soliti noti nomi che si dividono a metà tra format televisivi e palazzetti in festa, qualcosa stava succedendo. E quel qualcosa, o meglio quel qualcuno, più di uno per la verità, stava andando con mio sommo piacere in una direzione inaspettata.

Parigi

Il rap made in Italy, almeno quello non mainstream, stava risorgendo dalle sue stesse ceneri e, con il fumo ancora addosso, invertiva la rotta e puntava senza esitazione verso l’eccellenza – mai ripetuta neanche oltralpe – del rap francese della prima metà degli anni Novanta. Per capirci, quello di McSolaar, del collettivo La Cliqua, degli IAM e di tanti altri ancora. Che si stesse tornando finalmente a fare rap? Il rap, quello vero? Riscontrai in più di un’occasione che quel modello francofono – un rifugiarsi nel calore materno dei beat e del flow old school – era presente in più di un disco. A cominciare da Danger di Nitro e Opera prima dei Loop Therapy, per continuare con Foga di En?gma e Senza fine di Loop Loona, e per finire con il più recente Mantra dell’amico HYST. A fare ben sperare per il futuro – ricordatevi che in qualità di vostro DOC di fiducia è mia prima premura controllare la vostra buona crescita a suon della migliore indie music – la volontà mai realmente celata degli artisti appena citati di inseguire un successo apertamente pop(ular) senza però trascurare la qualità dei prodotti e soprattutto svilire l’uso della parola, primo e principale strumento della comunicazione. D’altronde il sistema hip-hop anche nei lunghi periodi di oscurità e oscurantismo ha avuto sempre degli efficaci anticorpi in grado di mantenere viva l’originale memoria “street”. E allora, pur godendovi la gioia di questa nuova salutare rinascita del genere, non dimenticate di auto-somministravi la quotidiana dose di Bassi Maestro e di DJ Enzo, personaggi capaci non solo di resistere alle mode ma anche di custodire per le queste nuove generazioni emergenti la semplicità di una musica che proprio per sua natura è e rimarrà sempre pop(ular).

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original-murder-kill-doubleep

PERCHÉ NECRO: A chi storce il naso di fronte agli eccessi delle lyrics hardcore (sesso, pornografia, violenza, cronaca nera e degrado urbano) il rapper di Brooklyn risponde serenamente che la sua fonte d’ispirazione è e rimane la quotidianità. Il double EP – in realtà il numero di tracce farebbe più pensare a un album bello che finito – raccoglie l’ennesima testimonianza della cruda realtà urbana d’oltreoceano con la sensibilità che solo un grande MC e beatmaker possiede. Un flow inconfondibile e rime dal potere evocativo cinematografico esaltano la natura stessa dell’hip-hop in un collage di pattern ritmici e campionamenti. Brani come Four Streets, con il coro in yiddish, Howard Stern e la super-funky Squirt riportano l’orologio delle sonorità indietro alla golden age del movimento. Se vi eravate stufati del rap, questa è la giusta occasione per tornare ad appassionarvi al genere. Una menzione speciale per l’aggressiva e colorata copertina horror-core stile fumetto anni Cinquanta.

NECRO, Murder Murder Kill Kill Double EP, Psycho+Logical-Records 2014

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SENZA FINE_easy

PERCHÉ LOOP LOONA: La rapper calabrese arriva all’appuntamento con il disco d’esordio con una maturità artistica che dovrebbe mettere in guardia i maschi alpha dell’arena del rap italiano. Accompagnata dal beatmaker Turi e da un drappello di producer che sanno mantenere il groove rovente e ancorato ai ritmi schizofrenici della realtà, Loop Loona affronta la sfida verbale con un piglio “cazzuto” e diretto tipico degli Heltah Skeltah e rispolvera i fasti di una old school mai veramente morta. Uno ad uno i pezzi del puzzle, o, se preferite del CD, si incastrano completando la carta d’identità di una fly girl di primissimo ordine che pur avendo come modello di riferimento Missy Elliott è baciata dall’originalità e sa fare dell’ironia un’arma termonucleare. Il brano Agatha Christie – la canzone che NON deve mancare per nessuna ragiona alla vostra estate – ci regala una cantante, Alice, che alza nuovamente i livelli della tradizione soul ai picchi divini di Aaliyah. “Sembri Fantozzi, ma io non sono la Pina…”, cari b-boys, ritenetevi gentilmente avvisati! Bellissima la copertina del disco che ricorda le atmosfere hardcore di Business as Usual degli EPMD!

LOOP LOONA, Senza fine, Antibemusic 2014

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PERCHÉ STRAGE: Era dai tempi dei Sangue misto che ci si dannava l’anima e i padiglioni auricolari in attesa di un’opera degna di entrare nel tempio della Old School. Il rapper e produttore barese Strage riesce nell’ardua impresa e lo fa ponendo sullo stesso piano il rispetto per la tradizione e l’intima necessità di rallentare i ritmi di una quotidianità tritatutto che dimentica troppo spesso l’aggettivo “umano”. Il flow morbido e preciso scivola su basi che di volta in volta trovano il coraggio di citare Jazzy Jeff, Pete Rock, Jimmy Jay & MC Solaar le cliques parigine dei primi anni Novanta. Roba da “five mics” sulla bibbia The Source.

STRAGE, Bestseller, Machete Empire Records 2014

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PERCHÉ EN?GMA: Rawkus Records:Machete Records=Talib Kweli:En?gma. Nella relazione qui riportata non ci sono incognite da determinare ma una benefica overdose di beats e lyrics. Con il nuovo lavoro En?gma, socio fondatore della Machete Empire Records, non solo ribadisce quanto di ottimo fatto finora dal collettivo indie ma riafferma, e ce n’è veramente bisogno visto la pochezza di certi presunti araldi del rap italico, la centralità della parola e la sua innata musicalità come imprescindibile fondamenta dell’arte degli MC. “Topico” nelle scelte e nel risultato come solo pochi artisti al giorno d’oggi sanno essere.

EN?GMA, Foga, Machete Empire Records 2014

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“Il sardo En?gma primo su iTunes. Spopola il suo album Foga” (Unione Sarda, 3 aprile 2014)

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PERCHÉ PRINCE PO & OH NO: Un’iniezione di rap d’autore firmata dall’ex-Organized Konfusion e dal fratello di Madlib. L’abbondanza di ospiti – l’ex socio di Po(etry), Pharoahe Monch, OC, Sadat X e Roc C – non inficia la tenuta di un lavoro che sul sapiente “saccheggio” della soul music per mezzo dei samples costruisce una solidissima credibilità. Lontano anni luce dalle produzioni patinate delle major, il disco riporta tutto al nocciolo caldo dell’arte verbale di strada: da un lato roventi flow che solcano vigorosamente gli oceani dell’umana condizione, dall’altro groove incalzanti che scandiscono nettamente l’inevitabile coesistenza nel mondo hip-hop di tradizione e innovazione. Familiarmente sorprendente.

ENGLISH: An injection of rap signed by former Organized Konfusion and Madlib’s younger brother. In Animal Serum’s case the abundance of guests artists – the former partner of Po, Pharoahe Monch, OC, Sadat X and Roc C – does not take anything from the fact that this work’s robust credentials are based on the art of using old soul music samples. The disc is light years away from the posh&glossy productions of the majors, and pushes the music back deep into the core of verbal street art: on the one hand hot flows that plough through the oceans of human condition; on the other hand, a relentless groove spelling clearly the inevitable coexistence of tradition and innovation in the hip-hop world. Both familiar and surprising.

PRINCE PO & OH NO, Animal Serum, Wandering Worx 2014

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https://www.facebook.com/ohnodisrupt

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PERCHÉ GLI UGLY HEROES: Qualcuno tempo fa disse che l’hip-hop era morto nel 1996. Per molto tempo non è stato difficile dargli ragione, ma ora le cose sono cambiate. Apollo Brown, DJ e producer di Detroit, ha unito le forze con i rapper Red Pill, anche lui della Motor City, e Verbal Kent, della vicina Chicago, sfornando un album che fin dalle prime battute si merita la definizione di “classico.” Un esordio, si fa per dire, che, a cominciare dalla ragnatela di samples malinconici, evoca la natura metropolitana del rap ed è – ringraziamo il Godfather of Soul – capace di restituire ai b-boys all’ascolto quella dignità tutta “street” a lungo smarrita. “Heavy blue collar raps over nasty beats.”

ENGLISH: Someone, long time ago, said that hip-hop was dead in 1996. For a long time it was not difficult to agree with him, but now, fortunately, things have changed. DJ and producer Apollo Brown, from Detroit, has joined forces with rapper Red Pill, who is from Motor City as well, and Verbal Kent, of nearby Chicago, churning out an album that right from the start deserves to be called a “classic.” A debut, so to speak, which, starting from an intricate web of melancholic samples, evokes the strictly urban nature of rap music. The Ugly Heroes are able – the Godfather of Soul and their technical and verbal skills be thanked! – to restore to b-boys a too long-lost street dignity. As the turquoise label on the cover announces: “Heavy blue collar nasty raps over beats.”

UGLY HEORES, Ugly Heroes, Mello Music Group/Fatbeats 2013

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