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PERCHÉ NREC: Araldo di quella che lui stesso ha definito come “eviltronica”, un mix di oscure atmosfere heavy e suoni à la Tron, Enrico Tiberi gioca con una certa abilità a pescare qua e là nella cultura pop quegli elementi in grado di catturare l’attenzione del pubblico. Prova inconfutabile di questo approccio sonoro è Videodrøme, brano che apre la tracklist, capace di contenere in soli tre minuti e mezzo la violenza del migliore Marilyn Manson, la visione futuribile & fruibile dei Daft Punk e un pizzico dell’anarchica di Miles Davis (campionato per l’occasione). Nel complesso questo lavoro – che contiene nelle restanti tre tracce anche assaggi di noise e dubstep – si può, senz’ombra di dubbio, definire come un interessante passaggio interlocutorio verso una forma più compiuta e personale di musica. Ad affiancare alla voce Tiberi, Daniele Strappato.

Nrec, Spaghettitronica EP, Bananophono/Tuna Records 2015

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Doc Indie-MEI DEF_easy

Non si tratta di nostalgia à la Nick Hornby. Quelle pagine sono già state scritte e stampate in un periodo in cui la musica godeva ancora di un’ottima salute. Si tratta, né più né meno, di un’osservazione. Una semplice constatazione, forse un po’ di parte, lo ammetto, ma fondata sulla lunga frequentazione di negozi di dischi sparsi in giro per il mondo.

Rossetti Records & Books

È in quelle sedi, i “vecchi” record stores, che tutti, prima o poi, cominciano a conoscere i gusti musicali degli altri. A cominciare dai titolari. E sono proprio quest’ultimi, quelle splendide persone spesso sedute dietro piccoli banconi affollati di pagine pericolanti di CD, annunci di concerti e volantini di band emergenti, che si sono sobbarcati la difficile missione di salvare la musica. La loro non è una crociata, piuttosto è una missione in stile Blues Brothers. Che si chiamino Maurizio o Gigi, che lavorino al calduccio in 40 metri quadrati nei pressi di un mercato all’aperto o al freddo dietro le paratie metalliche di un chiosco vista cattedrale, sono loro a continuare lo spirito pionieristico del rock. Sono loro che nel momento di incertezza dell’avventore – sempre schiacciato tra il desiderio di sperimentare e la comodità di voci dal sapore televisivo – tirano fuori l’asso dalla manica aprendo scenari fino allora sconosciuti. Sornioni come gatti di strada, la buttano lì: <Perché non provi ad ascoltare questo?>. Sicuri, in quello stesso istante, di avere fatto breccia nel cuore del cliente. Se Luke Skywalker possiede la forza, allora loro, i titolari dei pochi negozi di dischi sopravvissuti, possiedo l’intuito. Un intuito formidabile e quasi sempre infallibile sui gusti altrui. Amano la magia dei vecchi vinili ma al contempo apprezzano la comodità dei CD. Sono creature sospese tra passato e futuro ma avide delle note del presente. Quel lavoro se lo sono scelto e, per quanto sia dura in questi giorni, non si lamentano più di tanto. Bastano due chiacchiere per fare abbassare la puntina e fare partire il fruscio di Bitches Brew o di Led Zeppelin I. Ancora meno per schiacciare play e dare spazio a uno sconosciuto artista indipendente che un giorno, passando di lì, ha lasciato in omaggio qualche copia del proprio lavoro. A garantire la sopravvivenza di questi santuari, sparsi un po’ qua e un po’ là per tutti i continenti, è la dimensione profondamente umana del loro contesto, l’atmosfera intima e complice che in essi comunque sempre si crea. In questo ambiente fluido, che ricorda molto una taverna medioevale, il metallaro scoprirà magari gemme nascoste dell’hard rock anni Sessanta e il rockettaro proverà sorpresa nel riconoscersi in Roots dei Sepultura. Che siano nuovi o usati (garantiti), i prodotti esposti sugli scaffali sapranno come rompere il sortilegio del meccanico linguaggio delle offerte del web e vi insegneranno la lingua universale della musica. Poco importa, allora, se spenderete – ammesso che poi sia davvero così – un paio di euro in più rispetto ai rivenditori on-line.

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PERCHÉ PIETROPAOLI & VITERBINI: Il duo – double bass e chitarre – rende chiaro fin da subito l’aggettivo “primitivo” utilizzato nel titolo. Nell’inebriante carosello delle cover Pietropaoli e Viterbini optano per un ritorno alle radici e alla semplicità spogliando i brani di tutti quegli elementi belli ma “sacrificabili”. I brani, così ridotti all’osso, rivivono in una seconda pelle e riaccendono le passioni e i sentimenti dell’atto creativo. Nessuno, per nostra fortuna, viene risparmiato, nemmeno Black Hole Sun, inno generazionale dei Soundgarden. Un’operazione così ardita ricorda molto il Miles Davis degli anni ‘80s.

ENZO PIETROPAOLI & ADRIANO VITERBINI, Futuro Primitivo, Egea 2013

http://www.enzopietropaoli.com

http://www.adrianoviterbini.it

http://www.egeamusic.com

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PERCHÉ MARTUX_m: Per una volta i puristi del jazz abbandonino i loro schemi fissi e provino a ricordare l’ultimo e più sperimentale Miles Davis. Martux miscela la migliore elettronica all’improvvisazione cromatica del jazz partorendo una creatura musicalmente apolide in grado di stregare il pubblico all’ascolto.

MARTUX_m Crew, Fabrizio Bosso, Francesco Bearzatti e Eivind Aarset, Imagine, Egea Music 2013

http://www.martux-m.com