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Doc Indie-MEI DEF_easy

Prendetela come l’ora d‘aria del carcerato. Un momento di evasione totale in cui lasciare correre la fantasia e le note. Il blues è da sempre una musica lenitiva, pronta a salvare le anime più dannate o, eventualmente, a rendere meno ripida e dolorosa la loro caduta verso gli infernali schemi della quotidianità.

Doc Indie & Fabio Treves 2009

Se nella Milano plumbea degli anni Settanta, la Treves Blues Band – che lo scorso anno ha celebrato i 40 anni – seppe con le sue 12 bar notes dipingere un’alternativa alla rigide visioni antagoniste della politica giovanile, oggi, bluesmen come Joe Valeriano, Rudy Rotta, Alex Usai e, lo svizzero-italiano Joe Colombo impongono all’attenzione del pubblico più attento non solo una via alternativa e molto, molto indipendente alla discografia ufficiale, ma anche una sfida aperta alla freddezza digitale con un concentrato di calde e vibranti passioni analogiche. Il blues, più di qualunque altro genere, è una musica “dal vivo”, fatta di sacrifici e mille espedienti lavorativi per potere imbracciare nel cuore della notte l’amato strumento. Lo è più di qualunque altro genere nella misura in cui è sempre rimasto nell’underground, l’unico ambiente dove la sua schizofrenia è benvoluta e accettata. Bettole, sagre e teatri di posa ospitano concerti e rassegne che giocano tutto il loro fascino sull’intimità dell’atmosfera e del sound prodotto. Talvolta il palco è più prestigioso – senza nulla togliere alle location appena citate – ma lo spirito rimane quello dei pionieri del West, roba da Django di Tarantino. Da dovunque arrivi la proposta per uno show, il bluesman è pronto a partire, incurante di quello che sarà il pubblico pagante. Rimborso viaggio, una cena, un po’ di alcol e buona compagnia forniranno il sufficiente carburante per tornare, il giorno dopo, al lavoro, l’altro lavoro. E il web? Beh, la rete ha offerto al bluesman quello che offre a tutti. Maggiore visibilità e la possibilità di accedere a campagne di crowdfunding che alleggeriscono di non poco il peso di un’indipendenza discografica che ormai ha quasi del mitologico. Poche parole, tante quante le note necessarie per attacare un buon brano, sono sufficienti per agganciare appassionati sparsi qua e là e rilanciare progetti accantonati da tempo. D’altronde cosa c’è di più ramingo del web? Con l’esclusione del solo bluesman, proprio un bel niente. E allora, venga il tempo del blues 2.0! Venga il tempo di scoprire nuove vecchie frontiere! E non passi mai il tempo del blues! [Foto: Fabio Treves]

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LocandinaTempestaRivolta

Quarta edizione dell’ormai consueto festival invernale organizzato dall’etichetta La Tempesta e dal Centro Sociale Rivolta di Marghera (VE). Il prossimo sabato 6 dicembre, a partire dalle 18, la kermesse sonora indipendente prenderà il via vedendo alternarsi sul palco alcuni degli artisti sotto contratto con la label. Tra i nomi più facili da ricordare, I tre allegri ragazzi morti, Beatrice Antolini, Pierpaolo Capovilla e Il pan del diavolo. Prezzo del biglietto, acquistabile sul posto, 18€. La locandina dell’edizione 2014 è opera di Alessandro Baronciani.

http://www.latempesta.org

http://www.rivoltapvc.org

Logo Legend Club Milano JPEG

Lo storico locale nella zona nord di Milano ha da qualche mese inaugurato una nuova linea manageriale per le serate che punterà molto sulla musica inedita e sulle band indipendenti. Giuseppe Federico Refolo, il gestore del club, ha trovato, dopo trent’anni nel show business e live shows, la voglia e la forza di inventarsi una nuova sfida in nome della buona musica. Ecco a voi, dalle sue dirette parole, i motivi di questa impellente voglia di rinnovamento.

Il rilancio dello storico locale milanese è in qualche modo legato a un nuovo fermento della scena indipendente italiana? E se si, quale è stato l’artista e/o l’evento che ha mostrato che un rilancia sarebbe stato possibile e fruttuoso?

GFR – Il rilancio del locale non è stato innescato da un particolare artista o da una particolare band che ha segnato la svolta dell’ambiente ma è frutto della decisione, da parte della direzione artistica e della gestione, di credere nella musica dal vivo inedita e indipendente in tempi in cui la musica dal vivo (se non i grandi nomi) ha letteralmente avuto un crollo a livello di seguito e a livello di serate. Il taglio del locale è decisamente perfetto per poter credere nel potenziale musicale di artisti di vario genere, ed è pronto per farlo. Abbiamo dato vita a numerose serate vincenti e a un fantastico festival, il Rock in Park, che hanno permesso alla musica indipendente di esporsi di fronte a una vetrina di pubblico numerosa.

La nuova gestione e la nuova programmazione come, se lo sono nei fatti, legate al “vecchio” Legend?

GFR – La gestione del locale è la stessa del “vecchio Legend”. Ciò che c’è di nuovo e innovativo, oltre al nome, è la direzione artistica, che si è dichiarata aperta a un nuovo metodo di lavoro e ha dato un taglio di 360° al locale, rendendolo ottimale e predisposto ad affrontare serate differenti fra loro, a livello di pubblico e a livello di spettacolo, valorizzandolo così come “venue dedicata agli eventi”, e non solo alla musica dal vivo di un certo tipo.

Da un punto di vista strettamente pratico e tecnico, attraverso quali canali scoprite nuovi realtà musicali e come allacciate i contatti con i diversi gruppi? Svolgete voi l’attività di scouting attraverso segnalazione di addetti al settore e/o grazie al web.

GFR – I canali con cui ci avviciniamo ai nuovi talenti sono diversi, noi cerchiamo di creare con le nostre forze situazioni ottimali, come per esempio contest musicali. Siamo comunque vicini ai grandi nomi delle agenzie di booking, siamo aperti a nuove proposte artistiche sia da parte di promoter e/o band che fungono da promoter di loro stesse sia da parte di gruppi di lavoro che hanno idee e magari non hanno una “casa” a cui appoggiarsi. Il punto di forza per trovare i nuovi talenti, a parere mio, è essere predisposti ad accoglierli.