Archives for posts with tag: indie

Super Apes new single cover_easy

Dopo una lunga pausa di meditazione artistica, il duo dub-punk londinese (ma di origine italiana) dei Super Apes apre le porte a un nuovo membro, Ivan Colella alla batteria, e a inedite sonorità. Se il nuovo singolo DiscoShame, infatti, si affaccia con curiosità felina su una electro-disco dalle esagerate sfumature trash-kitsch che riporta alla mente la Germania in bilico tra Est e Ovest, il B-side, Here Lies Bob Dylan, non fa che confermare l’eclettica tradizione avviata da Diego Pratiffi e Davide Simonetti che, resistendo a mode e persone, difende l’idea di un’anarchia sonora degna dei Clash e di Nina Hagen. Che le muse custodiscano il cammino dei Super Apes!

Doc Indie-MEI DEF_easy

Prendetela come l’ora d‘aria del carcerato. Un momento di evasione totale in cui lasciare correre la fantasia e le note. Il blues è da sempre una musica lenitiva, pronta a salvare le anime più dannate o, eventualmente, a rendere meno ripida e dolorosa la loro caduta verso gli infernali schemi della quotidianità.

Doc Indie & Fabio Treves 2009

Se nella Milano plumbea degli anni Settanta, la Treves Blues Band – che lo scorso anno ha celebrato i 40 anni – seppe con le sue 12 bar notes dipingere un’alternativa alla rigide visioni antagoniste della politica giovanile, oggi, bluesmen come Joe Valeriano, Rudy Rotta, Alex Usai e, lo svizzero-italiano Joe Colombo impongono all’attenzione del pubblico più attento non solo una via alternativa e molto, molto indipendente alla discografia ufficiale, ma anche una sfida aperta alla freddezza digitale con un concentrato di calde e vibranti passioni analogiche. Il blues, più di qualunque altro genere, è una musica “dal vivo”, fatta di sacrifici e mille espedienti lavorativi per potere imbracciare nel cuore della notte l’amato strumento. Lo è più di qualunque altro genere nella misura in cui è sempre rimasto nell’underground, l’unico ambiente dove la sua schizofrenia è benvoluta e accettata. Bettole, sagre e teatri di posa ospitano concerti e rassegne che giocano tutto il loro fascino sull’intimità dell’atmosfera e del sound prodotto. Talvolta il palco è più prestigioso – senza nulla togliere alle location appena citate – ma lo spirito rimane quello dei pionieri del West, roba da Django di Tarantino. Da dovunque arrivi la proposta per uno show, il bluesman è pronto a partire, incurante di quello che sarà il pubblico pagante. Rimborso viaggio, una cena, un po’ di alcol e buona compagnia forniranno il sufficiente carburante per tornare, il giorno dopo, al lavoro, l’altro lavoro. E il web? Beh, la rete ha offerto al bluesman quello che offre a tutti. Maggiore visibilità e la possibilità di accedere a campagne di crowdfunding che alleggeriscono di non poco il peso di un’indipendenza discografica che ormai ha quasi del mitologico. Poche parole, tante quante le note necessarie per attacare un buon brano, sono sufficienti per agganciare appassionati sparsi qua e là e rilanciare progetti accantonati da tempo. D’altronde cosa c’è di più ramingo del web? Con l’esclusione del solo bluesman, proprio un bel niente. E allora, venga il tempo del blues 2.0! Venga il tempo di scoprire nuove vecchie frontiere! E non passi mai il tempo del blues! [Foto: Fabio Treves]

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BE_INDIE_BE_FREE

Ci vediamo tra una settimana esatta su queste frequenze e su quelle del MEI! Nel frattempo il vostro DOC INDIE si impegnerà a cercare oltralpe tanta buona musica terapeutica. BE INDIE, BE FREE!

Solo

PERCHÉ GLI OVLOV: Schiacciando il tasto PLAY rimarrete stregati dall’incredibile amalgama vocale e sonoro degli Ovlov, capace di colorare di delicate sfumature pop la tradizione rock senza renderla per questo stucchevole come richiesto dalle leggi del mercato. Il disco, quasi fosse stato partorito nelle viscere della contemporaneità, racchiude quella variopinta eterogeneità che agita ogni metropoli del XXI secolo che ambisca ad essere chiamata così. I richiami al sound new yorkese sono inevitabili – a produrre l’album e ad accompagnare la band è stato l’ex-Smiths Andy Rourke ora fisso nella Grande mela – ma nel corso dell’ascolto ci si rende presto conto che non rappresentano affatto un soffocante limite alla volonta di esprimersi senza alcun limite degli Ovlov. Non volete credermi? Provate a trovare il tempo di poggiare le vostre pigre orecchie su Fall Down, con la chitarra di Xabier Iriondo, e su Delicious, un brano degno dei migliori Blondie. Nel complesso i 34 minuti di Solo vi regaleranno sorprese, e perché no, persino qualche gioia inaspettata vista la profonda venature sensuale che la cantante e chitarrista Luisa Pangrazio ha saputo infondere in tutto il lavoro.

OVLOV, Solo, RedCarpet/Volume UP

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27 February_easy

Arrivata al suo terzo appuntamento, la rassegna Body&Soul: Gustare il blues con Joe Colombo, il prossimo venerdì, 27 febbraio, ci porterà ad esplorare suoni e sapore del grande Sud. Dopo le tappe in Texas e a Chicago, il bluesman elvetico si offrirà di guidare gli spettatori nel “Muddy South” facendo risuonare sulle corde della sua fedele Dobro i classici di Bukka White, Son House, Mississippi Fred McDowell, Big Bill Boonzy, Robert Johnson e music . Immerso nelle piccanti e sensuali atmosfere musicali evocate da Colombo, il pubblico avrà anche l’occasione di gustare deliziose chicken wings accompagnata da una salsa barbecue artigianale.

Appuntamento imperdibile, al Teatro LabArca di Anna Bonel, via Marco D’Oggiono 1, Milano, alle 19:30. INGRESSO: 10 €. DEGUSTAZIONE (con obbligo di prenotazione): 5 €
INFO: labarcadiannabonel@gmail.com

http://joecolombomusic.net

http://www.labarcadiannabonel.it

Shooting Mapuche

PERCHÉ MAPUCHE: Nel paniere del pop ormai si può trovare di tutto ma di rado capita di incontrare un prodotto che spicchi per la sua assurda e coraggiosa originalità. Il catanese Enrico Lanza, mente dietro il progetto Mapuche, imbraccia la chitarra, raccoglie un manipolo di amici e mette in musica le sue storie. Autopsia è un libero sfogo dei sentimenti giornalieri, sia quelli belli che quelli brutti. Nel complesso, questo nuovo lavoro, che arriva a tre anni dal precedente L’uomo nudo, si palesa alle orecchie dell’ascoltatore come un sereno processo di catarsi quotidiana – il titolo brutale era un biglietto da visita molto esplicito a tale riguardo – che prende lentamente forma assumendo i vaghi e incerti contorni anarchici di un cantautorato che non disprezza affatto l’approccio lo-fi, ma al tempo stesso guarda con curioso interesse alla sperimentazione pop e all’avanguardia. Da provare.

MAPUCHE, Autopsia, Viceversa Records/Audioglobe 2015

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