Archives for posts with tag: folk music

Doc Indie-MEI DEF_easy

Nell’autunno del 2006 Tom Cox, firma del Sunday Times, contattò due musicisti in studio per proporgli una bizzarra idea per aumentare la visibilità del loro prodotto. Cox, al telefono spiegò ai diretti interessati, Matt Deighton e Chris Sheenan, i Bench Connection, il suo piano: fingersi quello che non erano per impersonare una mitica formazione folk, i Son of Bench, che, a causa dell’improvvisa morte di uno dei due membri, non era mai riuscita a dare alla luce l’album d’esordio.

The Bench Connection_Sunday Times_Dec 6, 2006_easy

Di lì a qualche giorno, Cox aprì un profilo sulla piattaforma MySpace dedicato ai Son of Bench, acid folk duo attivo agli inizi degli anni Settanta, composto da Ian Bench e Angus Benchley. Da una rapida lettura delle notizie biografiche caricate on-line si apprendeva che Angus con la collaborazione di Jack, il figlio del compianto Ian, annegato in circostanze misteriose nel 1971, era tornato sulla scena con la ferma intenzione di lanciare finalmente sul mercato The Orchard of Mother Mary Jane, unica testimonianza della breve carriera dei Son of Bench. I brani caricati, ovviamente erano quelli registrati dai Bench Connection. Deighton e Sheenan, per alcuni mesi stettero allo scherzo, compiaciuti certamente dall’incredibile numero di ascolti registrato nel frattempo da due canzoni appositamente rese disponibili on-line. Solo a dicembre Cox uscì allo scoperto sulle pagine del noto giornale svelando finalmente al mondo la vera identità degli “impostori” Son of Bench. I Bench Connection ebbero qualche tentennamento ad abbandonare la loro identità fasulla, ma, dopo qualche ora, cominciarono a camminare, come avrebbero comunque fatto in assenza di Cox, con le loro gambe. D’altronde sia Deighton che Sheenan aveva già alle spalle carriere avviate. E il loro cammino comune sotto il nome di Bech Connection, come potrete riscontrare voi stessi, non si è ancora oggi interrotto. La morale della storia? È doppia: da un lato rivela per l’ennesima volta le infinite risorse del web; dall’altro deve metterci in guardia dalle trappole della rete, fucina fin troppo prolifica di falsi talenti! <Ragazzi, non siate sciocchi, la storia si ripete e lo fa fin troppo spesso! Quindi, accettate il mio consiglio e rimanete sempre vigili durante la navigazione. L’oceano digitale oggi è tanto più affascinate quanto più pericoloso rispetto allora!> <NAUFRAGHI IN VISTA…>

LocandinaTempestaRivolta

Quarta edizione dell’ormai consueto festival invernale organizzato dall’etichetta La Tempesta e dal Centro Sociale Rivolta di Marghera (VE). Il prossimo sabato 6 dicembre, a partire dalle 18, la kermesse sonora indipendente prenderà il via vedendo alternarsi sul palco alcuni degli artisti sotto contratto con la label. Tra i nomi più facili da ricordare, I tre allegri ragazzi morti, Beatrice Antolini, Pierpaolo Capovilla e Il pan del diavolo. Prezzo del biglietto, acquistabile sul posto, 18€. La locandina dell’edizione 2014 è opera di Alessandro Baronciani.

http://www.latempesta.org

http://www.rivoltapvc.org

VonDatty-madrigali

PERCHÉ VONDATTY: Una forma di cantautorato schizofrenico che passa dalla solitudine composta del folk a quella rabbiosa di un post-grunge (Santamarena) e che riesce a parlare in maniera pulita e comprensibile l’idioma meticcio della contemporaneità. Nel calderone sonoro di Madrigali tra un’escursione sonora e l’altra la voce, come un vecchio lupo di mare, mantiene costante la rotta e indica all’orecchio la direzione per nascosti porti dove si sussurra albergare la buona musica. VonDatty sa benissimo quanto in là potersi spingere. Ma i limiti sono fatti per essere infranti: traccia dopo traccia vengono ignorati e derisi fino all’apice creativo de L’amore malato. L’augurio di cuore per il debuttante VonDatty, è quello di trovare un posto consono nelle scalette radiofoniche e sugli scaffali dei negozi di dischi.

VONDATTY, Madrigali, 2014

https://www.facebook.com/pages/VonDatty-Official/127903980621681

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PERCHÉ I PAN DEL DIAVOLO: Un album che in maniera assolutamente casserole guarda con affettuosa incoscienza all’affollato panorama sonoro italiano degli anni Settanta. Per tutta la sua durata si percepisce distintamente la voglia di del duo palermitano di “fare viaggiare” l’ascoltatore fino a fargli  provare tutte quelle sensazioni che hanno ispirato la stesura dell’opera stessa. A volere azzardare, FolkRockaBoom suona un po’ come la colonna sonora di un western movie psichedelico stile Blueberry. Un’avventura, comunque la vogliate intendere, da provare in nome della musica.

PAN DEL DIAVOLO, FolkRockaBoom, La tempesta 2014

http://www.ilpandeldiavolo.it/blog

https://www.facebook.com/pages/il-Pan-del-Diavolo/231362362189

http://www.latempesta.org

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PERCHÉ DAVIDE TOSCHES: Con il tatto e la profondità di un poeta intimista Davide Tosches dischiude per noi scorci di vita che, oggi più di ieri, sarebbe un grave errore dare per scontati. Luci della città distante vive di un folk-rock diretto ed irrazionale che spinge la musica ad andare a ritmo con l’esistenza e l’esistente, qualunque sia l’esito della loro traiettoria. Lontano da ogni forma di protagonismo, l’autore non manca occasione di offrirsi al pubblico incoraggiando, al contempo, l’ascoltatore a fare lo stesso in un processo di perfetta osmosi sonora e sentimentale che mantiene qualcosa del rito catartico.

DAVIDE TOSCHES, Luci della città distante, Controrecords 2014

http://davidetosches.com

https://it-it.facebook.com/pages/Davide-Tosches/112512017330

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A una settimana esatta dalla seconda serata dello spettacolo musicale teatrale JOE COLOMBO racconta il blues al Teatro LabArca di Anna Bonel (realizzato con la partnership del Meeting delle etichette indipendenti di Faenza), il bluesman elvetico annuncia un secondo ospite a fianco della cantante Kasia Skoczek. Ad accompagnarlo nella rievocazione delle atmosfere urbane del blues di Chicago e Detroit ci saranno, infatti, le percussioni di Tony Rotta, anima degli Acusticom.

L’appuntamento è fissato per il 14 febbraio alle 19:30, giorno di S. Valentino, al Teatro LabArca di Anna Bonel, in via Marco D’Oggiono 1 a Milano. Ingresso: 12 €.

http://www.joecolombomusic.net

https://www.facebook.com/colomboskoczekmusic

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http://www.labarcadiannabonel.it

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Nei panni di un eco warrior ante litteram Pete Seeger nel 1966 incise God Bless the Grass, adattamento musicale di una poesia della compositrice socialista Malvina Reynolds. Tre anni più tardi fu la volta Garbage, canzone di Bill Steele, che divenne presto una hit nel circuito underground. Anche questa seconda canzone, così come la prima, confermava la vena provocatoria del cantante, sempre abile nello stuzzicare il pubblico con continui riferimenti alle consuetudini e alla quotidianità. All’inizio del nuovo decennio, 1971, in concomitanza con la nascita di una nuova coscienza ecologista tra gli americani, Seeger confermò la sua devozione alla causa verde e intensificò la sua battaglia a difesa delle acque del fiume Hudson. La campagna – iniziata dal folk singer all’epoca di Sailing Up My Dirty Stream, nel 1961 e proseguita, dapprima con il varo della corvetta Clearwater, nel 1969, e l’anno successivo con la conferenza e il concerto improvvisato alla Camera dei rappresentanti a Washington – riprese quota proprio nel 1971 con l’incisione di Sailing Down This Golden River, brano che venne subito adottato come inno della battaglia in corso.

Estratto da MATTEO CESCHI, Green Rock. Musica ed ecologia negli Stati Uniti da Bob Dylan a Bruce Springsteen, 2008 – ISBN 978-88-7090-753-7

Free download: http://independent.academia.edu/MatteoCeschi

Così il magazine musicale Rolling Stone ha ricordato Pete Seeger e la sua militanza ecologista: http://www.rollingstone.com/music/news/pete-seeger-folk-legend-dead-at-94-20140128

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“Participation! It’s what all my work has been about” 

Pete Seeger (1919-2014), musicista, attivista politico ed ecologista, è morto ieri all’età di 94 anni. Il padre spirituale di Bob Dylan e Bruce Springsteen è stato in vita, e continuerà ad esserlo, un esempio fulgido di indipendenza artistica per chiunque voglia avvicinarsi alla musica e con essa comunicare. La sua sincera militanza e il suo spirito (auto)critico, sopravvissuti ai decenni e alle vicende umane, rimangano un esempio per noi tutti! Ciao Pete!

Così lo hanno ricordato oggi due importanti quotidiani statunitensi:

http://www.nytimes.com/2014/01/29/arts/music/pete-seeger-songwriter-and-champion-of-folk-music-dies-at-94.html?hp&_r=0

http://www.washingtonpost.com/local/obituaries/pete-seeger-legen…t-94/2014/01/28/36faeec0-c5dc-11df-94e1-c5afa35a9e59_story.html

http://www.peteseegermusic.com

http://www.peteseeger.org

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PERCHÉ LIZ VICE: Dall’Oregon una delle voci più fresche e interessanti del panorama soul. Liz Vice, che è cresciuta a pane, gospel & soul, prosegue la tradizione delle grandi lady come Odetta affidandosi alla propria incredibile e calda ugola e a quell’ispirazione divina che nel soul, e solo nel soul, trova le simpatie e l’approvazione anche dei numerosi non-credenti. Il disco suona come pochi negli ultimi dieci anni svelando un gusto semplice ma allo stesso tempo squisitamente attento per il ritmo e la melodia. A Liz non rimane che intonare le prime note per “convertire” alla sua visione canora nuovi proseliti. Tutte le canzoni, tranne due, sono scritte da un’altra grande artista delle Deeper Well, il folk singer Josh White.

ENGLISH: From Portland, Oregon, one of the most fresh and exciting voices of contemporary Soul music. Liz Vice, who grew up deep in gospel & soul, continues the tradition of the great soul ladies like Odetta relying on her incredible warm voice and the typical spiritual inspiration of soul to gain the sympathy and approval even of the many non-believers – that’s the magic of soul music. The album sounds like few others in the past decade, revealing a simple taste but at the same time an exquisite attention & love for rhythm & melody. It’s all about singing for Liz, and it takes her just a couple of notes to “convert” new followers to her vision. All the songs, except two, are written by another Deeper Well great artist, folk singer Josh White.

LIZE VICE, There’s a Light, Deeper Well 2013-14

http://deeper-well.com/artists/liz-vice

https://www.facebook.com/LizViceMusic

Free download: http://noisetrade.com