Archives for posts with tag: Electronic music

Bad Love Experience_easy

PERCHÉ I BAD LOVE EXPERIENCE: Araldi di un rock camaleontico che adotta liberamente in egual misura la lezione del soul anni Settanta (ascoltate Inner Animal) e quella più sfuggente, ma pur sempre storica, dell’elettronica, i livornesi Bad Love Experience tornano a qualche anno di distanza dal precedente lavoro per dire la loro in un panorama musicale omologato da facili scommesse discografiche. Believe Nothing possiede innanzitutto un suono sufficientemente maturo per scrollarsi di dosso il rischio, assai concreto di questi tempi, di finire catalogato come “qualcosa di già sentito.” Ma non solo. Con quest’ultimo disco la band toscana dimostra una manifesta volontà di arrivare il prima possibile all’ascoltatore spogliando le singole composizioni di quegli elementi superflui e ridondanti, fonti di sicure distrazioni. L’album è lì, pronto ad essere ascoltato ed apprezzato per quello che è e se, per qualche motivo, il risultato non dovesse piacere, allora, la questione del giudizio rimarrebbe relegata nella sola sfera personale della soggettività. Obiettivamente, invece, il lavoro ha tutto quello che si richiede alla musica: è un’ottima fonte di intrattenimento confezionata ad arte per questo preciso scopo.

Bad Love Experience, Believe Nothing, Inner Animal Records 2015

https://www.facebook.com/BadLoveExperience

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Nrec_easy

PERCHÉ NREC: Araldo di quella che lui stesso ha definito come “eviltronica”, un mix di oscure atmosfere heavy e suoni à la Tron, Enrico Tiberi gioca con una certa abilità a pescare qua e là nella cultura pop quegli elementi in grado di catturare l’attenzione del pubblico. Prova inconfutabile di questo approccio sonoro è Videodrøme, brano che apre la tracklist, capace di contenere in soli tre minuti e mezzo la violenza del migliore Marilyn Manson, la visione futuribile & fruibile dei Daft Punk e un pizzico dell’anarchica di Miles Davis (campionato per l’occasione). Nel complesso questo lavoro – che contiene nelle restanti tre tracce anche assaggi di noise e dubstep – si può, senz’ombra di dubbio, definire come un interessante passaggio interlocutorio verso una forma più compiuta e personale di musica. Ad affiancare alla voce Tiberi, Daniele Strappato.

Nrec, Spaghettitronica EP, Bananophono/Tuna Records 2015

http://www.nrecmusic.com

Super Apes new single cover_easy

Dopo una lunga pausa di meditazione artistica, il duo dub-punk londinese (ma di origine italiana) dei Super Apes apre le porte a un nuovo membro, Ivan Colella alla batteria, e a inedite sonorità. Se il nuovo singolo DiscoShame, infatti, si affaccia con curiosità felina su una electro-disco dalle esagerate sfumature trash-kitsch che riporta alla mente la Germania in bilico tra Est e Ovest, il B-side, Here Lies Bob Dylan, non fa che confermare l’eclettica tradizione avviata da Diego Pratiffi e Davide Simonetti che, resistendo a mode e persone, difende l’idea di un’anarchia sonora degna dei Clash e di Nina Hagen. Che le muse custodiscano il cammino dei Super Apes!

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PERCHÉ I NINOS DU BRASIL: Esperimento di electro-punk “carnevalesco” che nasconde un’anima esoterica dalle inaspettate nuance psichedeliche. Il nuovo lavoro del duo Vascellari-Fortuni spinge il ritmo verso confini sonori così labili e impercettibili alla discografia da cogliere nel pieno l’essenza stessa dell’estasi e della trance. I bpm crescono, rallentano e poi ripartono non lasciando scampo all’ascoltatore costretto per stare al passo con i Ninos a un esercizio aerobico degno dei migliori e più resistenti ironmen. Niente viene risparmiato in questa esaltante maratona, men che meno mani e percussioni. A voi la scelta del livello del volume!

NINOS DU BRASIL, Novos Mistérios, Hospital Production/La Tempesta Records/Lunatik 2014

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http://hospitalproductions.net

http://www.latempesta.org

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GRAUZONE, Eisbär (in Swiss Wave compilation), Off Course Records 1980

 

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PERCHÉ KATSUDOJI: Un ibrido tra i Devo e i Foo Fighters che guarda con uguale interesse sia al rock che alle infinite derive minoritarie della musica popular del tardo Novecento come il punk e una certa new vawe anni Ottanta. L’imprinting è decisamente internazionale – la band italiana muove i suoi primi passi a Berlino – ma il gusto per un impertinente sarcasmo sonoro è inequivocabilmente “italico” nella misura in cui la critica sociale è sostenuta costantemente da un divertito e partecipato modo di fare musica. A quanti fossero rimasti incuriositi da queste parole scritte in libertà, non rimane che correre ad ascoltare i Katsudoji (senza, però, arrovellarsi troppo nella ricerca di una corretta pronuncia del loro nome).

KATSUDOJI, Persi EP, 2014

http://www.katsudoji.org

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PERCHÉ D.In.Ge.Cc.O: Un’elettronica ambient che a tratti ricorda le colonne sonore firmate negli anni Ottanta da John Carpenter e Vangelis eleva al rango “internazionale” il sound stratificato di Gianluca D’Ingecco. L’artista e compositore italiano è dotato di un sensibile e visionario approccio alla musica tale da trasformare quello che è per sua natura invisibile, le note, in suggestioni ottiche à la Blade Runner. Ciò permette all’album di possedere la delicatezza di un origami – giusto per rendere omaggio alla misteriosa voce femminile che decanta in uno degli otto brani versi nella lingua del Sol levante – ma al contempo anche la folle libertà di espressione e di stratificazione di un collage.

D.In.Ge.Cc.O, Y.s.i.l.f.u., Bear Beat Records 2014

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PERCHÉ I BIG GIGANTIC: Sorprende il duo dance del Colorado formato da Dominic Lalli, produttore e sassofonista, e Jeremy Salken, batterista. I Big Gigantic portano con estro e una buona dose di originalità la musica da club in direzione delle tipiche atmosfere funky à la J Dilla e lo fanno, prendete nota, senza rallentare i bpm. Il risultato, un mix ben bilanciato di ritmi, effetti sonori, campionamenti e parti soliste, apre nuove possibilità al divertimento dei DJ in consolle. Troppo semplice ridurre tutto per l’ennesima volta al “French Touch”, meglio riconoscere i meriti del sound cresciuto all’ombra delle Montagne rocciose.

BIG GIGANTIC, The Night Is Young, 2014

http://biggigantic.net/music1

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Free download: http://noisetrade.com

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PERCHÉ I IPERcusSONICI: Il gruppo di Catania guidato da Alice Ferrara, calda voce sciamanica che si esalta sui testi engagé (la tematica ambientalista in particolare), si muove su un terreno che ha solo nelle mille sfumature del ritmo l’unico “limite” artistico. L’ampia scelta di strumenti africani e oceanici, l’uso dell’elettronica e il melting pot linguistico (al dialetto siciliano si affiancano l’arabo, le lingue africane e l’inglese) rendono tutti insieme davvero unico questo insolito amalgama culturale e spingono davvero lontano la coscienza culturale della band. Un esempio? L’entusiasmante cover di On the Road Again dei Canned Heat.

IPERcusSONICI, Carapace, Viceversa Records 2014

https://it-it.facebook.com/IPERcusSONICI

http://www.audioglobe.it

Un consiglio disinteressato per approfondire il rapporto tra musica e movimento ecologista: MATTEO CESCHI, Green Rock. Musica ed ecologia negli Stati Uniti da Bob Dylan a Bruce Springsteen, 2008 – ISBN 978-88-7090-753-7

Free download: http://independent.academia.edu/MatteoCeschi

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PERCHÉ LENZ: Cantautorato post-punk che spinge le sue assetate note in direzione dell’elettronica più dark e di un uso dei samples assolutamente l’hip-hop e sperimentale. Damiano Lenzi, polistrumentista che non disdegna talvolta la buona compagnia di una manciata di colleghi, si avventura in un terreno tanto inesplorato quanto affascinante cercando nella voce di una contemporaneità lacerata risposte che possono solo provenire da un passato elettrico gracchiante e frusciante. Su tutto domina un sentimento lo-fi dalle sfumature neo-romantiche che affonda radici nel pop elettronico scandinavo degli anni Ottanta.

Lenz, De Fault, 2014

http://www.lenzdefault.blogspot.it

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