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Doc Indie-MEI DEF_easy

Ammetto di essermi fatto violenza. Inizialmente mi ero riproposto di non vedere neanche un fotogramma dell’edizione vattela-a-pesca del festival di Sanremo. Ho resistito la prima serata, ma, alla seconda, sconfessando la mia fermezza, ho ceduto. Mai lo avessi fatto!

Ariston-Sanremo

Nei miei numerosi e brevi passaggi nel corso degli anni credevo di avere posato l’occhio, i padiglioni auricolari per la verità, sul peggio. Mi sono dovuto ricredere. L’edizione del 2015 – iniziata, ahimè per la RAI, a breve distanza dal Meeting degli Indipendenti tenutosi a Roma – ha risuonato nelle mie orecchie come il perfetto “festival della non-canzone.” Difficile trovare una melodia, anche la più flebile linea melodica nei brani in concorso, e questo a prescindere da chi fosse l’interprete. La canzone, alle mie orecchie, si era trasformata in qualcos’altro che non avevo nemmeno voglia di sforzarmi a definire. In coda al casello musicale della riviera, uno ad uno i concorrenti hanno proposto al pubblico – distratto perché improvvisato regista dietro smartphone e tablet – quelle che credevano essere canzoni ma che in realtà suonava assai diversamente: un terribile ibrido a metà tra un fiacco motivetto da spot televisivo e un’audace interpretazione del chiacchiericcio da bar fatto di frasi fatte e luoghi comuni sull’amore – ecco, ci sono cascato, ho trovato una definizione per l’orrore che ho incautamente sfidato! Ah, l’amore! Che ci sia lo zampino del buon S. Valentino? No, purtroppo no, altrimenti tutto avrebbe suonato diversamente. Compresa la performance dei tre brufolosi tenorini da ascensore. E i dati d’ascolti? Nell’ultima serata quasi 12 milioni di telespettatori! Evviva! Ho tirato un sospiro di sollievo e mi sono detto: <Doc, le canzoni ti faranno anche schivo, ma con questi numeri l’industria musicale è finalmente salva!> Voi ci credete? No! Ecco, appunto! Nemmeno io! Altro che salvezza, qui siamo al naufragio completo. <S.O.S. Qualcuno è in ascolto?>

P.S. Come avrete notato dal precedente post, in questo periodo sono particolarmente cattivo. Ma, credetemi, le cose me le tirano fuori a forza dalla bocca. Ah, dimenticavo! A proposito di assenza di melodie e di “non-canzoni”, che dire delle ridicole cover di brani storici, quelli costruiti su vere melodie super orecchiabili?

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Doc Indie-MEI DEF_easy

Nessuna. Pare evidente di fronte alle numerose defezioni all’appuntamento musicale più importante del paese. La prima della Scala di Milano. Sorvolando sulle corte vedute del premier in carica e di altri che, con all’orizzonte una EXPO, hanno pensato bene di delegare ad altri la “scocciatura musicale”, l’impressione che si ha è che per i politici e per quanti ronzano loro intorno in cerca di visibilità e favori della musica, e più in generale della cultura, non conti, scusate il francesismo, un beato angelico c….

Teatro la Scala

Ma gli angeli hanno un sesso? Lasciamo la risposta e il divertimento ai fan dell’Aretino Pietro, e concentriamoci un attimo sulla questione a noi più cara: la musica. Anche sforzandosi di non pensare alla cosa, l’impressione che si ha dalla notizia, ahimè confermata – niente premier sul palco d’onore dello storico teatro milanese – e che a passare sia stata l’idea pericolosa e dannosa che <con la cultura non si mangia>. Musica nell’etere? Ahi, ahi, niente a tavola! E bimbi che cominciano a soffrire gli stenti e la fame per colpa di genitori fricchettoni e tardo hippy. Una grandissima castroneria, giusto per continuare a citare gli angeli dal sesso incerto, una castroneria dannosa per lo spirito e, udite, udite, anche per la pancia. Di musica si vive. Certo! Forse non si passeranno serate a happy-hour a base di champagne e caviale, ma un buon bicchiere di rosso e pane e salame non te li toglie nessuno. Neanche un piatto fumante e profumato di pasta. E nemmeno una bistecca. Ehi, svegliatevi! Avete mai visto un musicista denutrito? Magrezze e occhiaie, nel caso si palesassero, non sono mai dipese certo da una carenza nutritiva. Con la musica, e le altre arti in genere, si può vivere dignitosamente, forse è un po’ più lunga l’attesa per vedere dei risultati. Forse. Ma ciò non significa affatto che i risultati mancheranno. E saranno risultati gratificanti innanzitutto per l’anima di chi suona e di chi ascolta. Pensate per un solo istante ai poveri angeli, costretti a un condizione asessuata o dal sesso quantomeno incerto. Che fine farebbero se non avessero la musica? E tu che ne sai, mi potreste ribattere? Quanto basta per assicurarvi che le sante creature ogni tanto si concedono dei break dai loro compiti quotidiani e si sparano (a volumi talmente alti che a noi non arriva neanche un’infinitesimale frazione di suono) Hells Bells, Ace of Spades e New Noise. Riguardo ai gusti della politica, lascio ad altri lo scabroso dilemma.

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