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Shooting Mapuche

PERCHÉ MAPUCHE: Nel paniere del pop ormai si può trovare di tutto ma di rado capita di incontrare un prodotto che spicchi per la sua assurda e coraggiosa originalità. Il catanese Enrico Lanza, mente dietro il progetto Mapuche, imbraccia la chitarra, raccoglie un manipolo di amici e mette in musica le sue storie. Autopsia è un libero sfogo dei sentimenti giornalieri, sia quelli belli che quelli brutti. Nel complesso, questo nuovo lavoro, che arriva a tre anni dal precedente L’uomo nudo, si palesa alle orecchie dell’ascoltatore come un sereno processo di catarsi quotidiana – il titolo brutale era un biglietto da visita molto esplicito a tale riguardo – che prende lentamente forma assumendo i vaghi e incerti contorni anarchici di un cantautorato che non disprezza affatto l’approccio lo-fi, ma al tempo stesso guarda con curioso interesse alla sperimentazione pop e all’avanguardia. Da provare.

MAPUCHE, Autopsia, Viceversa Records/Audioglobe 2015

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PERCHÉ I NIGGA RADIO: Da Catania un rovente mix mediterraneo di blues e garage rock all’insegna dei suoni e degli arrangiamenti casserole che ricordano il primo Tricky. Il disco letteralmente scalpita come uno stallone selvaggio costretto a un giro sui tizzoni roventi dell’Etna riempendo l’etere di promettenti sensazioni sonore. <Il prossimo brano… sarà ancora meglio!>, viene spontaneamente da dire. La band spinta dalle chitarre di Daniele Grasso e dalla graffiante voce soul di Vanessa “Goldie” Pappalardo passa per un istante accanto a Robert Johnson per poi correre a depredare quel tesoro psichedelico che inevitabilmente impone a chi suona e a chi ascolta di ampliare l’orizzonte. E se, alla fine, anche in Italia avessimo trovato qualcuno in grado di suonare con l’innata curiosità di Jack White?

NIGGA RADIO, ‘na storia, DCave Records/Lunatik 2014

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http://www.dcaverecords.com

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PERCHÉ PECULIAROSO: Un azzardo lo-fi spregiudicato e sprezzante verso eventuali pareri negativi. Ma al tempo stesso guidato da un profondo istinto per la musica che trasforma inaspettatamente la ragione in efficacissimo propellente emotivo. In una tempesta di feedback e distorsioni che farebbe impallidire la più rumorosa delle garage band di Detroit, l’autore e polistrumentista catanese Cristoforo Giuseppe Spoto trova il coraggio di ripercorrere le orme di Lou Reed e azzanna al collo l’idea di un’avanguardia sonora senza regole e limiti. In una sorta di euforia contagiosa dettata dalle prime tracce dell’album, nulla sembra più impossibile: e allora via libera all’imbastardimento del rock con le più profonde pulsioni ritmiche africane nel nome, scusate se è poco, di Fela Kuti. Sorprendente oltre il significato stesso dell’aggettivo.

PECULIAROSO, Manimal, 2014

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PERCHÉ I IPERcusSONICI: Il gruppo di Catania guidato da Alice Ferrara, calda voce sciamanica che si esalta sui testi engagé (la tematica ambientalista in particolare), si muove su un terreno che ha solo nelle mille sfumature del ritmo l’unico “limite” artistico. L’ampia scelta di strumenti africani e oceanici, l’uso dell’elettronica e il melting pot linguistico (al dialetto siciliano si affiancano l’arabo, le lingue africane e l’inglese) rendono tutti insieme davvero unico questo insolito amalgama culturale e spingono davvero lontano la coscienza culturale della band. Un esempio? L’entusiasmante cover di On the Road Again dei Canned Heat.

IPERcusSONICI, Carapace, Viceversa Records 2014

https://it-it.facebook.com/IPERcusSONICI

http://www.audioglobe.it

Un consiglio disinteressato per approfondire il rapporto tra musica e movimento ecologista: MATTEO CESCHI, Green Rock. Musica ed ecologia negli Stati Uniti da Bob Dylan a Bruce Springsteen, 2008 – ISBN 978-88-7090-753-7

Free download: http://independent.academia.edu/MatteoCeschi