Archives for posts with tag: cantautorato

Shooting Mapuche

PERCHÉ MAPUCHE: Nel paniere del pop ormai si può trovare di tutto ma di rado capita di incontrare un prodotto che spicchi per la sua assurda e coraggiosa originalità. Il catanese Enrico Lanza, mente dietro il progetto Mapuche, imbraccia la chitarra, raccoglie un manipolo di amici e mette in musica le sue storie. Autopsia è un libero sfogo dei sentimenti giornalieri, sia quelli belli che quelli brutti. Nel complesso, questo nuovo lavoro, che arriva a tre anni dal precedente L’uomo nudo, si palesa alle orecchie dell’ascoltatore come un sereno processo di catarsi quotidiana – il titolo brutale era un biglietto da visita molto esplicito a tale riguardo – che prende lentamente forma assumendo i vaghi e incerti contorni anarchici di un cantautorato che non disprezza affatto l’approccio lo-fi, ma al tempo stesso guarda con curioso interesse alla sperimentazione pop e all’avanguardia. Da provare.

MAPUCHE, Autopsia, Viceversa Records/Audioglobe 2015

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Cristina Donà

PERCHÉ CRISTINA DONÀ: Un album che inizia con un incipit che sa molto del migliore Battiato desta, a prescindere dai gusti, una qualche forma di curiosità. Così vicini, primo appuntamento con la tracklist del nuovo lavoro della cantautrice, racchiude in poco più di quattro minuti buona parte degli umori passeggeri di un lavoro che nella varietà dei suoni e delle loro diverse interpretazioni trova l’equilibrio necessario per piacere e fissarsi nel tempo. Cristina Donà non concede spazio al calcolo discografico lasciandosi piuttosto guidare da emozioni che, in un modo o nell’altro, tutti noi possiamo ammettere di condividere almeno in maniera quotidiana. E, proprio grazie a questa scelta naturale, il disco cresce, si sviluppa, e si differenzia minuto dopo minuto alla ricerca di porti sicuri dove lasciare riposare le idee e le note appena affrontate in vista della prossima sfida.

CRISTINA DONÀ, Così vicini, Qui Base Luna 2014

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Dall’11 al 13 luglio a Poirino (Torino) la quarta edizione dell’IScream Festival vedrà alternarsi sotto i riflettori gustosi momenti di food&drink e indie music. Tra gli artisti in cartellone Levante (nella foto), Ex-Otago (vecchia conoscenza di INDIEce), la Banda fratelli e Edoardo Cremonese; spazio anche alle realtà sonore locali con i torinesi Eugenio in Via di Gioia, Cecilia e Sica. L’iniziativa è realizzata anche quest’anno con il patrocinio di Eataly.

INFO: http://www.iscreamfestival.it

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PERCHÉ LEO FOLGORI: Se mai avete pensato a una colonna di un’ipotetico e romantico spaghetti western 2.0, allora l’esordio di Leo Folgori potrebbe fare al caso vostro. Una sensibilità che per certi versi ricorda De Gregori sorregge dodici tracce che hanno l’ambizione di ritrovare un senso comune per la musica contemporanea nel solco di una ricca e variegata tradizioni di musici e cantautori. Nelle dodici tracce la melodia e le parole trovano il coraggio di sfidare a duello la schizofrenia e la contraddittorietà della società contemporanea per difendere l’onore del buono e del giusto e, forse, per salvare anche il cattivo.

LEO FOLGORI, Vieni via, Beta Produzioni/Marte Label/Believe Digital 2014

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PERCHÉ MARCO MATI & STEFANO MORELLI: Due artisti in un unico disco. Una trovata discografica suggestiva per bagnare un doppio esordio in tempo di crisi che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, regge perfettamente la prova del mercato e lancia interessanti proposte sonore. A unire il caleidoscopico feeling soul-blues del milanese Marco Mati e l’animo gentile del partenopeo Stefano Morelli è un’idea di ritmo vagabondo e sornione che ha in personaggi come Ben Harper e Jack Johnson i modelli ideali di libertà d’espressione. A celebrare questo incontro, non un luogo fisico ma profonda sensibilità pop che, sono sicuro, porterà fortuna a Split.

MARCO MATI & STEFANO MORELLI, Split, Lapidarie Incisioni 2014

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PERCHÉ DAVIDE TOSCHES: Con il tatto e la profondità di un poeta intimista Davide Tosches dischiude per noi scorci di vita che, oggi più di ieri, sarebbe un grave errore dare per scontati. Luci della città distante vive di un folk-rock diretto ed irrazionale che spinge la musica ad andare a ritmo con l’esistenza e l’esistente, qualunque sia l’esito della loro traiettoria. Lontano da ogni forma di protagonismo, l’autore non manca occasione di offrirsi al pubblico incoraggiando, al contempo, l’ascoltatore a fare lo stesso in un processo di perfetta osmosi sonora e sentimentale che mantiene qualcosa del rito catartico.

DAVIDE TOSCHES, Luci della città distante, Controrecords 2014

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Re Tarantola

PERCHÉ IL RE TARANTOLA: Manuel Bonzi, in arte Re Tarantola, è autore di questo convinto manifesto di filosofia spiccia lo-fi. Il disco vive di una divertita quanto profonda vena surreale che scosta, con un tocco delizioso di autocritica e un pizzico di esibizionismo, il velo su una sorprendente realtà sonora ed esistenziale. Un po’ Velvet Underground, un po’ surf party, un po’ rock demenziale e un po’ canzone post-psichedelica, il lavoro di Bonzi cattura perfettamente l’essenza di una contemporaneità schizofrenica nei modi e nelle forme ma ancora in grado di salvarsi con una dissacrante risata. L’invito “a fottersene” è rivolto a tutti e potrebbe rivelarsi un ottimo esercizio catartico.

RE TARANTOLA, Il nostro tabacco sa d’amore, VolumeUp 2014

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Recensione su Musica & Dischi, aprile 2014 (http://www.musicaedischi.it)

 

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PERCHÉ ANGELA KINCZLY: Anche se la passione rock spesso – personalmente aggiungerei troppo – è inquadrata in morbide forme da cantautore, la vera anima di Angela Kinczley non fatica ad emergere nelle occasioni in cui il fiotto creativo scaturisce in maniera più spontanea e incontrollata. In questi casi, e solo in questi, la canzone si spinge verso un’anarchica e sinuosa forma dai contorni femminili ma dalla forza tutt’altro che “gentile”. Rimane, allora, solo la curiosità di vedere l’artista “a briglie sciolte”, scevra di arrangiamenti e di inibizioni scatenare l’emozione del rock nella sua forma più pura.

ANGELA KINCZLY, La visita, Qui base luna 2014

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PERCHÉ PAOLO PREITE: Coadiuvato da un musicista del calibro di Fernando Saunders, già collaboratore di Lou Reed, Jeff Beck, Ian Hammer, Jimmy Page, il cantautore romano propone un folk bene instradato alla maturità artistica che da un lato accarezza inevitabilmente reminiscenze dylaniane e dall’altro dimostra di possedere il magico tocco pop di Sing dei Travis. Ed è proprio questa innata apertura e predisposizione alla melodia che permette a I Wanna Hold Your Hands e Mary, i due singoli che anticipano l’album previsto entro l’anno, di crescere di ascolto in ascolto aumentando la curiosità intorno a questo debutto discografico.

PAOLO PREITE, I Wanna Hold Your Hands (single) Romae Mary (Single), 2013-14

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PERCHÉ I THE JACKALS: Svezzati a Black Sabbath e metal anni Ottanta, i milanesi The Jackals sembrano avere decifrato assai bene le instabili condizioni del panorama musicale italiano prima di avventurarvisi. Lo studio ha dato i suoi frutti e, dopo un cambio di formazione, si è concretizzato in quello che potremmo chiamare per semplicità e con un pizzico di divertimento “metallorato alternativo” ©, ovvero una azzeccato meticciato sonoro che sposa, in nome dello spirito dell’indipendenza musicale, generi tra loro antagonisti come metal, cantautorato e rock alternativo. A ciò aggiungiamo una voce di carattere, quella di Davide Simontacchi, che persegue la precisione senza, però soffocare, la passione.

THE JACKALS, Pasto crudo, Dedolor Records 2014

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