Archives for posts with tag: Canada

Dustin Rabin Photography, Danko Jones, Fire Music, Dustin Rabin

PERCHÉ DANKO JONES: Dopo dodici album forse ci si aspetterebbe un po’ più di pacatezza. Ma il canadese Danko Jones non sembra volere diminuire nemmeno di un decibel la sua graffiante firma sonora. Con il più recente Fire Music – un titolo che avrebbe dovuto metterci in guardia sulle sue reali e mai sopite intenzioni di rocker battagliero – Mr. Jones, accompagnato per l’occasione dal fido John “JC” Calabrese, e da un nuovo batterista, Rich Knox, rispolvera le origini ma ammorbidisce di quel tanto il sound massiccio da rendere ognuno degli undici brani della tracklist una possibile hit per le radio dei college d’oltreoceano. La cosa – e qui blocco l’abbondare di nasi che si storcono – non suona affatto male, anzi, rende ancora più appetibile una proposta che nel passato, a causa della sua granitica forma, aveva allontanato o annoiato troppo presto il pubblico. E qui nel vecchio continente dove i campus universitari non sono ancora stati pompati con il testosterone? Basterà recuperare due casse importanti, una dose, quella sì, massiccia di buoni alcolici, e convincere il vostro migliore amico a mettere a disposizione la casa. Fire Music accenderà la serata fino ad illuminarla a giorno! E dopo la prima toccherà alle successive.

DANKO JONES, Fire Music, 2015, Bad Taste Records 2015

http://www.dankojones.com/fire-music

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PERCHÉ I RABBIT FOOT: La formula, quella del power duo, ormai non è più una novità. Ma tra le numerose formazioni che hanno lavorato nel solco lasciato dai White Stripes, i londinesi Rabbit Foot sono certamente i più originali. Rispetto alla band di bianco & rosso vestita, Carla Viegas e Jamie Morgan estremizzano, se possibile ancora di più, l’approccio casserole del garage rock portando le canzoni verso la rudezza di un punk dalle inaspettate radici country-blues. Non mancano nella musica (con l’uso delle percussioni) come nel look piccanti richiami alla tradizione afro del voodoo. Suite 136, uno dei brani dell’EP, l’indirizzo giusto per un nuovo genere, lo swamp boogie blues.

RABBIT FOOT, Dark Tales pt.1 EP, 2014

http://rabbitfootmusic.com/

https://www.facebook.com/rabbitfootblues

http://rabbitfoot.bandcamp.com/album/dark-tales-pt1

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PERCHÉ SAIDAH BABA TALIBAH: Come resistere alla figlia di Salome Bey, la “Canada’s First Lady of Blues”? Rinunciate in partenza alla vostre intenzioni! Saidah, partendo proprio dal seno blues&soul materno, sviluppa un’idea di funk-rock che ha inevitabilmente i suoi possenti riferimenti nei Funkadelic e ancor più in Betty Davis. Le ruvide tracce dell’album sono ricche di citazioni ma al contempo si dimostrano capaci, grazie all’irruenza del loro naturale approccio afro-punk, di dire qualcosa di nuovo ed accattivante nel panorama black. L’urlo del titolo non è mai stato così spontaneo e potente.

SAIDAH BABA TALIBAH, (S)Cream, Creative Works / Last Gang Labels 2011

http://sbtmusic.com/website

https://www.facebook.com/SaidahBabaTalibah

http://lastgangentertainment.com/records

 

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PERCHÉ I PHARAOH: L’esatta alchimia tra l’abrasivo DNA hardcore e il groove tellurico dello stoner rock. I Pharaoh esordisco con un EP – tre tracce di cui una strumentale – all’insegna di un’incontenibile energia e della potenza debordante di basso e chitarra, veri pilastri portanti del lavoro terzetto di Winnipeg. I pochi tratti acerbi si diluiscono nella coinvolgente incoscienza sonora. Rompete ogni indugio e lanciatevi nella mischia colpendo la musica con la stesso impeto con cui le note vi investono e, se mai doveste riuscire nell’impresa, restituite colpo su colpo ancora più forte!

PHARAOH, Across the Ocean EP, 2013

https://www.facebook.com/pharaohrise

http://pharaohrock.bandcamp.com/album/across-the-ocean-ep

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PERCHÉ JOSH GARRELS: Registrato in presa diretta sull’isola di Maine, British Columbia, The Sea Between è la colonna sonora del documentario con cui il collettivo newyorkese Mason Jar Music propone nuovi possibili canali per la distribuzione e promozione della musica. Nelle tredici track – che hanno come protagonista il cantautore folk Josh Garrels e la sua singolare “hand-built carreer” – l’essenza della wilderness si fonde con la voce plastica di Garrels e la presenza acustica degli strumenti rendendo ancora più forte il senso di fusione tra la stessa musica e l’ambiente che la ospita. Vivamente consigliato a quanti sono in cerca di alternative sostenibili al mondo delle major.

JOSH GARRELS & MASON JAR MUSIC, The Sea Between Soundtrack, Mason Jar Music 2013

http://joshgarrels.com

https://www.facebook.com/pages/Josh-Garrels-Music/203366076927

http://joshgarrels.bandcamp.com

 

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PERCHÉ GLI ELEPHANT STONE: Richiami psichedelici all’Oriente e alle sue mille sfumature musicali si mescolano con la curiosità per mondi lontani tipica degli anni Sessanta e con la capacità di conquistare proseliti del Brit Rock (Kula Shaker). Straordinari pontieri tra i continenti e i decenni, i canadesi Elephant Stone colpiscono l’immaginario collettivo come poche band nel 2013. Un musical trip aperto a tutti.

ENGLISH: Psychedelic echoes from the Far East and its thousand music nuances mix with Sixties’ curiosity for faraway worlds and with Brit Rock proselytizing energy (see Kula Shaker). Amazing pontoneers linking continents and decades, Canadian Elephant Stone hit the collective imagination as few other rock bands have done this year. This musical trip is open to all.  

ELEPHANT STONE, Acid Killed My Rock & Roll: An Introduction to Elephant Stone, Reverberation Apprec. 2013

http://www.elephantstonemusic.com

https://www.facebook.com/ElephantStoneHQ

http://www.austinpsychfest.com/record-label

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