Archives for posts with tag: Black Sabbath

Free Nelson_easy

PERCHÉ I FREE NELSON MANDOOMJAZZ: Non ci si stancherebbe mai di ascoltare il trio scozzese. Non importa se a venire suonati siano standard classici del jazz o dell’hard rock come nel caso del precedente lavoro The Shape Of DoomJazz To Come/Saxophone Giganticus o brani creati per l’occasione. L’impressione costantemente piacevole che si ha è comunque quella di assistere a qualcosa che possiede una forte volontà sonora di discostarsi dalla massa omogenea e uniforme del panorama contemporaneo. Con in testa le divagazioni aperte del free jazz, l’ensemble affronta con Awakening Of a Capital la prova della contemporaneità adottando l’arguzia di Archie Shepp e Sun Ra e la potenza disturbante dei Black Sabbath delle origini. The Stars Unseen – ammettiamo che il titolo suona molto come un manifesto di intenzioni artistiche – è un brano spontaneamente profetico che invita chi vi pone sopra l’orecchio a riconsiderare le geometrie e i confini dello spazio sonoro: le note sono libere di viaggiare trasportate dal vento solare e perdono qualsiasi vincolo con la concretezza del passato, qualunque esso sia stato e comunque esso abbia suonato. I Free Nelson MandoomJazz si dimostrano ancora una volta una band incombente & imminente di cui presto non potrete più fare a meno e al cui servizio vi schiererete con diligente fedeltà.

Free Nelson MandomJazz, Awakening Of A Capital, RareNoiseRecords 2015

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Gigantoid_easy

PERCHÉ I FU MANCHU: È come se avessero inventato il genere stoner l’altro ieri. Nulla pare essere cambiato dagli anni Novanta, eppure la freschezza e l’incredibile potenza del loro suono non ha perso un milligrammo di aggressività. La band californiana sembra, infatti, scoprire proprio nell’insanabile attaccamento alle radici sonore il piacere di citare con un certa frequenza i Black Sabbath e di concedersi, con grande sorpresa e goduria per l’ascoltatore, felici derive neo-psichedeliche (per la verità già mezze annunciate dalla copertina del disco). Ad ascoltarli sembrano, credetemi sulla parola, una demolition gang intenta a restituire alla natura lo spazio rubato con il sotterfugio dal cemento. Un colpo dopo l’altro vi ripagheranno della noia di averli dovuti aspettare per ben cinque anni!

FU MANCHU, Gigantoid, At the Dojo Records 2014

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PERCHÉ I THE JACKALS: Svezzati a Black Sabbath e metal anni Ottanta, i milanesi The Jackals sembrano avere decifrato assai bene le instabili condizioni del panorama musicale italiano prima di avventurarvisi. Lo studio ha dato i suoi frutti e, dopo un cambio di formazione, si è concretizzato in quello che potremmo chiamare per semplicità e con un pizzico di divertimento “metallorato alternativo” ©, ovvero una azzeccato meticciato sonoro che sposa, in nome dello spirito dell’indipendenza musicale, generi tra loro antagonisti come metal, cantautorato e rock alternativo. A ciò aggiungiamo una voce di carattere, quella di Davide Simontacchi, che persegue la precisione senza, però soffocare, la passione.

THE JACKALS, Pasto crudo, Dedolor Records 2014

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PERCHÉ FREE NELSON MANDOOM JAZZ: Atmosfere free e sperimentali incontrano in l’anarchica presenza del primo heavy metal. Sia inteso, il terreno su cui si muove la formazione di Edimburgo rimane quello più congeniale a Coltrane, ma l’evidente tentativo di attualizzarne lo stile spinge il terzetto in direzioni per nulla scontate fino ad abbracciare i Black Sabbath e i Black Widow. Il suono distorto distorto del basso, le urla acide del sax di Rebecca Sneddon e la greve e costante presenza della batteria, infatti, contribuiscono non solo a ritrovare il coraggio di Ozzy & soci, ma a disegnare tortuosi accessi a un nuovo terreno di coltura musicale lontano dalle noiose derive intellettualoidi di John Zorn.

FREE NELSON MANDOOM JAZZ, The Shape of DoomJazz to Come/Saxophone Gigantus-Double EP, Rare Noise Records 2014

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PERCHÉ I FUZZ: Ty Segall, cantante, batterista e animatore della nuova scena psichedelica Californiana, trova, insieme al chitarrista Charlie Moothart e al bassita Roland Cosio, una nuova via per mantenere rigoglioso l’albero della creatività fondendo l’originale matrice lisergica con i Black Sabbath e la preistoria del metal e un’esuberanza sonora à la Jimi Hendrix. Il risultato è un album di 37 infuocati minuti che nella nella ricerca di un casserole sound sembra ritrovare i picchi di genialità dei Jane’s Addictions. Fuzz vi sorprenderà portando a spingere lo sguardo oltre le quotidiane barriere sonore.

FUZZ, Fuzz, In The Red Records 2013

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http://ty-segall.com

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PERCHÉ I KADAVAR: Il sound potente dei Kadavar ricorda a tratti le cavalcate degli Steppenwolf ma si lascia anche ammaliare dalle suggestioni dell’empireo dell’hard-rock degli anni Settanta. Guidato da una voce à la Ozzy Osbourne, il power trio berlinese sfida direttamente il regno del rock scandinavo e riesce ad aggiudicarsi se non la guerra almeno una battaglia.

Sul blog di Sarah Venneyghem (http://sarahvn.wordpress.com/about) si possono trovare alcuni ottimi scatti della band in azione sul palco.

KADAVAR, Abra Kadavar, Tee Pee Records/Nuclear Blast 2013

http://kadavar.bandcamp.com

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http://teepeerecords.com

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