Archives for posts with tag: band italiane

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PERCHÉ KATSUDOJI: Un ibrido tra i Devo e i Foo Fighters che guarda con uguale interesse sia al rock che alle infinite derive minoritarie della musica popular del tardo Novecento come il punk e una certa new vawe anni Ottanta. L’imprinting è decisamente internazionale – la band italiana muove i suoi primi passi a Berlino – ma il gusto per un impertinente sarcasmo sonoro è inequivocabilmente “italico” nella misura in cui la critica sociale è sostenuta costantemente da un divertito e partecipato modo di fare musica. A quanti fossero rimasti incuriositi da queste parole scritte in libertà, non rimane che correre ad ascoltare i Katsudoji (senza, però, arrovellarsi troppo nella ricerca di una corretta pronuncia del loro nome).

KATSUDOJI, Persi EP, 2014

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PERCHÉ LE FORMICHE: Un blues-rock abrasivo e trascinante unito a una penna in grado di distillare in una manciata di strofe la saggezza popolana di Guccini e l’audacia verbale di Bennato. Basterebbe questa sintesi per convincersi delle qualità della band palermitana, ma la notte, periodo preferito dai critici per le loro elucubrazioni, è lunga e generosa di parole. Potendo allora dilungarsi, vien spontaneo notare l’innata capacità di arricchire nota dopo nota il bagaglio culturale includendo nell’orizzonte artistico anche grandi nomi della storia del rock internazionale come i Beatles e Springsteen. Il risultato finale è esaltante nella misura in cui si percepisce che i riferimenti sopracitati sono solo passaggi obbligati nella ricerca dell’originalità a portata di mano.

LE FORMICHE, Figli di nessuno, 800A Records/Audioglobe 2014

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PERCHÉ I BASTARS SONS OF DIONISO: Un rock che, a prescindere dalla parentesi televisiva di qualche anno fa, rimane inesorabilmente legato alla terra e alle tradizioni che lo hanno partorito in nome di un’ostinata indipendenza artistica. Il trio trentino, infatti, si erge orgoglioso di fronte al pubblico invitando tutti a partecipare alla scalata di vette canore e sonore inviolate. L’altitudine non sembra intimorire i TBSOD, tanto meno farli desistere dalle loro intenzioni: colpire con un energico e vitaminico groove stile Green Day per poi rapire i superstiti dell’attacco con trame melodiche e intrecci vocali che sanno molto di California Sound anni Settanta. Bugo, autore di una canzone, e lo Gnu Quartet, gli ospiti di un album destinato a non passare inosservato. P.S. Da non perdere per nessuno motivo Precipito, un piccolo gioiello “alpino” eseguito insieme al Coro Costalata.

THE BASTARD SONS OF DIONISO, The Bastard Sons of Dioniso, LP&Friends/Fiabamusic 2014

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PERCHÉ I RONNY TAYLOR: Al di là della cover – un chiaro omaggio a Songs for the Deaf dei Queens of the Stone Ages – il rock strumentale dei torinesi Ronny Taylor non ha molti punti di contatto con la band di Josh Homme. Piuttosto trova solidi riferimenti nell’hard rock anni Settanta dei Deep Purple e nel filone progressive, in particolare nel sapiente prog metal che gli inglesi Threshold portarono al successo tra i tardi anni Ottanta e primi Novanta. Pur rimanendo legato agli esempi sopraccitati, nel complesso il quartetto appare ricco di idee frizzanti e, cosa più importante, non privo di spunti per il presente ma anche per il futuro sonoro.

RONNY TAYLOR, Dateci i soldi, 2013

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PERCHÉ GLI EX-OTAGO: Guidati dalla voce originale di Maurizio Carucci, capace di tonalità che ricordano molto la tradizione canora degli anni Settanta, i genovesi Ex-Otago lanciano un concetto di musica semplice in cui il “divertimento ritmico” rappresenta la chiave per accedere a qualunque luogo e genere sonoro. La preferenza per gli strumenti acustici, tratto distintivo di questo lavoro, non preclude però totalmente l’utilizzo dell’elettronica che resiste e contribuisce a sottolineare un naturale passaggio artistico dalle atmosfere metropolitane a quelle agresti più ariose e libere. Un album “sospeso”, capace di conquistare con il suo precario equilibrio nuovo pubblico ad ogni ascolto.

EX-OTAGO, In capo al mondo, Officine Ex-Otago/Audioglobe 2014

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PERCHÉ I LAST MINUTE TO JAFFNA: Echi d’India si fondono in un’atmosfera inconsueta dove i suoni elettrici raggiungono un calore e una dimensione che solitamente non ci si azzarda ad abbinare agli strumenti amplificati. L’efficacia dell’approccio rimane a disposizione delle orecchie di tutti concedendo all’ascoltatore nuove vie di fuga per esplorare le proprie fantasie musicali. Provate a immaginare Tom Waits accompagnato da un ristretto manipoli di brahmini e di freak e, con grande sorpresa, troverete i Last Minute to Jaffna.

LAST MINUTE TO JAFFNA, Volume III, Bare Teeth Records 2014

http://www.lastminutetojaffna.com

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http://bareteethrecs.com

Recensione su Musica & Dischi, febbraio 2014
(http://www.musicaedischi.it)