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Shooting Mapuche

PERCHÉ MAPUCHE: Nel paniere del pop ormai si può trovare di tutto ma di rado capita di incontrare un prodotto che spicchi per la sua assurda e coraggiosa originalità. Il catanese Enrico Lanza, mente dietro il progetto Mapuche, imbraccia la chitarra, raccoglie un manipolo di amici e mette in musica le sue storie. Autopsia è un libero sfogo dei sentimenti giornalieri, sia quelli belli che quelli brutti. Nel complesso, questo nuovo lavoro, che arriva a tre anni dal precedente L’uomo nudo, si palesa alle orecchie dell’ascoltatore come un sereno processo di catarsi quotidiana – il titolo brutale era un biglietto da visita molto esplicito a tale riguardo – che prende lentamente forma assumendo i vaghi e incerti contorni anarchici di un cantautorato che non disprezza affatto l’approccio lo-fi, ma al tempo stesso guarda con curioso interesse alla sperimentazione pop e all’avanguardia. Da provare.

MAPUCHE, Autopsia, Viceversa Records/Audioglobe 2015

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OLOF

PERCHÉ ÓLÖF ARNALDS: Se da un lato ricorda certi arrangiamenti à la Mike Oldfield di fine anni Settanta, dall’altro il nuovo disco della cantautrice islandese Ólöf Arnalds mantiene una sua eterea consistenza che lo allontana da ogni paragone spingendo le composizioni verso un territorio inesplorato di confine dove la musica pare sposarsi con il panorama circostante come in un lungometraggio di Hayao Miyazaki. Il tutto viene reso con arrangiamenti che, seppure complessi, suonano all’orecchio meravigliosamente semplici e naturali. Nulla avrebbe potuto essere diverso a meno di non inficiare il risultato finale. Le otto tracce lasceranno chi si dovesse porre all’ascolto con un sentimento al tempo stesso di sorpresa e di familiarità per quello che si è trovato. Se pensavate che la musica islandese si riducesse alla sola Björk o ai Sigur Rós, è giunto il momento di ricredervi e iniziare un nuovo viaggio.

ÓLÖF ARNALDS, Palme, One Little Indian Records 2014

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PERCHÉ JAKA: Altro che Chiantishire! “Toscanaccio” d’adozione, Jaka porta l’anarchica gioia di Portobello Road e il colore dell’East End londinese negli ordinati giardini dei ricchi pensionati d’Albione venuti a svernare sulle colline di Dante. E al contagio non pare esservi rimedio efficace. Il sound, volutamente migrante e apolide, raccoglie lungo l’immaginaria linea che unisce l’Occidente all’Oriente spunti diversi alcuni dei quali agli antipodi: reggae, roots, rocksteady, dub, dancehall, hip-hop, funky, soul, trap, bubstep e eastern vibes. Tra i complici di questa entusiasmante visione cosmopolita della musica ricordiamo Brinsley Forde, leader dei leggendari Aswad, e il giovane giamaicano Hi-Kee.

JAKA, Invincible Soul, Jaka Lion Records/Audioglobe 2014

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PERCHÉ I SAMCRO: Da Arezzo arriva questo duo abrasivo e massiccio – nel groove e nel fisico – che sa miscelare in un affascinante mix nostrano i riff selvaggi degli AC DC degli esordi, i Litfiba e il mood sgangherato dei bluesmen erranti delle paludi della Louisiana. Consci del fatto che il pane in Toscana lo si fa “sciapo”, Mario Caruso e Nicola Cigolini hanno pensato bene di arricchirne il gusto affondando le mani e con esse gli strumenti in un paniere ricco di saporite e piccanti spezie sonore. Con la bravura di un navigato chef e la brutale concretezza di un macellaio voodoo, il duo canta e suona come pochi altri sono riusciti a fare nella patria della canzone e della canzonetta. Possenti fondamenta per il nuovo rock italiano.

SAMCRO, Terrestre, Soffici Dischi/Audioglobe 2014

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PERCHÉ LE FORMICHE: Un blues-rock abrasivo e trascinante unito a una penna in grado di distillare in una manciata di strofe la saggezza popolana di Guccini e l’audacia verbale di Bennato. Basterebbe questa sintesi per convincersi delle qualità della band palermitana, ma la notte, periodo preferito dai critici per le loro elucubrazioni, è lunga e generosa di parole. Potendo allora dilungarsi, vien spontaneo notare l’innata capacità di arricchire nota dopo nota il bagaglio culturale includendo nell’orizzonte artistico anche grandi nomi della storia del rock internazionale come i Beatles e Springsteen. Il risultato finale è esaltante nella misura in cui si percepisce che i riferimenti sopracitati sono solo passaggi obbligati nella ricerca dell’originalità a portata di mano.

LE FORMICHE, Figli di nessuno, 800A Records/Audioglobe 2014

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PERCHÉ FABRIZIO CAMMARATA & PAOLO FUSCHI: Fabrizio Cammarata e Paolo Fuschi scelgono di allestire una succulenta “soul food dinner” a cui, però, decidono di non fare mancare un paio di portate dal sapore decisamente più folk-rock. Grazie soprattutto a un’ottima visione ritmica d’insieme, il risultato è, per la gioia del palato dei commensali-ascoltatori, un bilanciano pasto sonoro che, senza scadere in forme scontate di apologia sonora, sa citare con eleganza e gusto la genialità errante di Cody Chesnutt ma anche Brendan Benson e, per le atmosfere di più intimamente conviviali, il surf-folk di Jack Johnson.

FABRIZIO CAMMARATA & PAOLO FUSCHI, Skint and Golden, 800A Records/Audioglobe 2014

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PERCHÉ GLI EX-OTAGO: Guidati dalla voce originale di Maurizio Carucci, capace di tonalità che ricordano molto la tradizione canora degli anni Settanta, i genovesi Ex-Otago lanciano un concetto di musica semplice in cui il “divertimento ritmico” rappresenta la chiave per accedere a qualunque luogo e genere sonoro. La preferenza per gli strumenti acustici, tratto distintivo di questo lavoro, non preclude però totalmente l’utilizzo dell’elettronica che resiste e contribuisce a sottolineare un naturale passaggio artistico dalle atmosfere metropolitane a quelle agresti più ariose e libere. Un album “sospeso”, capace di conquistare con il suo precario equilibrio nuovo pubblico ad ogni ascolto.

EX-OTAGO, In capo al mondo, Officine Ex-Otago/Audioglobe 2014

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PERCHÉ MARCELLO CAPOZZI: Lo stupore di un rock scaldato da improvvise scintille elettroniche è un passepartout per il santuario dell’ascoltatore ed un invito a rompere i cliché sociali per abbracciare una contemporaneità arrangiata a mo’ di lunga catena di singole parentesi sonore. ZOT! Colpo di fulmine.

MARCELLO CAPOZZI, Sciopero, Seahorse Rec. 2013 (http://www.seahorserecordings.com/site)

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Recensione su Musica & Dischi, ottobre 2013 (http://www.musicaedischi.it)