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Doc Indie-MEI DEF_easy

Negli ultimi 24 mesi ho potuto scrutare dagli osservatori privilegiati di INDIEce e di M&D quel che succedeva alla scena hip-hop nostrana. Nella mia ricerca – concretizzatasi la scorsa estate anche in un succoso special sulle pagine del mensile appena citato – non ho dovuto sforzare troppo la vista per arrivare a sfiorare il fermento della novità. Laggiù, oltre i soliti noti nomi che si dividono a metà tra format televisivi e palazzetti in festa, qualcosa stava succedendo. E quel qualcosa, o meglio quel qualcuno, più di uno per la verità, stava andando con mio sommo piacere in una direzione inaspettata.

Parigi

Il rap made in Italy, almeno quello non mainstream, stava risorgendo dalle sue stesse ceneri e, con il fumo ancora addosso, invertiva la rotta e puntava senza esitazione verso l’eccellenza – mai ripetuta neanche oltralpe – del rap francese della prima metà degli anni Novanta. Per capirci, quello di McSolaar, del collettivo La Cliqua, degli IAM e di tanti altri ancora. Che si stesse tornando finalmente a fare rap? Il rap, quello vero? Riscontrai in più di un’occasione che quel modello francofono – un rifugiarsi nel calore materno dei beat e del flow old school – era presente in più di un disco. A cominciare da Danger di Nitro e Opera prima dei Loop Therapy, per continuare con Foga di En?gma e Senza fine di Loop Loona, e per finire con il più recente Mantra dell’amico HYST. A fare ben sperare per il futuro – ricordatevi che in qualità di vostro DOC di fiducia è mia prima premura controllare la vostra buona crescita a suon della migliore indie music – la volontà mai realmente celata degli artisti appena citati di inseguire un successo apertamente pop(ular) senza però trascurare la qualità dei prodotti e soprattutto svilire l’uso della parola, primo e principale strumento della comunicazione. D’altronde il sistema hip-hop anche nei lunghi periodi di oscurità e oscurantismo ha avuto sempre degli efficaci anticorpi in grado di mantenere viva l’originale memoria “street”. E allora, pur godendovi la gioia di questa nuova salutare rinascita del genere, non dimenticate di auto-somministravi la quotidiana dose di Bassi Maestro e di DJ Enzo, personaggi capaci non solo di resistere alle mode ma anche di custodire per le queste nuove generazioni emergenti la semplicità di una musica che proprio per sua natura è e rimarrà sempre pop(ular).

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SENZA FINE_easy

PERCHÉ LOOP LOONA: La rapper calabrese arriva all’appuntamento con il disco d’esordio con una maturità artistica che dovrebbe mettere in guardia i maschi alpha dell’arena del rap italiano. Accompagnata dal beatmaker Turi e da un drappello di producer che sanno mantenere il groove rovente e ancorato ai ritmi schizofrenici della realtà, Loop Loona affronta la sfida verbale con un piglio “cazzuto” e diretto tipico degli Heltah Skeltah e rispolvera i fasti di una old school mai veramente morta. Uno ad uno i pezzi del puzzle, o, se preferite del CD, si incastrano completando la carta d’identità di una fly girl di primissimo ordine che pur avendo come modello di riferimento Missy Elliott è baciata dall’originalità e sa fare dell’ironia un’arma termonucleare. Il brano Agatha Christie – la canzone che NON deve mancare per nessuna ragiona alla vostra estate – ci regala una cantante, Alice, che alza nuovamente i livelli della tradizione soul ai picchi divini di Aaliyah. “Sembri Fantozzi, ma io non sono la Pina…”, cari b-boys, ritenetevi gentilmente avvisati! Bellissima la copertina del disco che ricorda le atmosfere hardcore di Business as Usual degli EPMD!

LOOP LOONA, Senza fine, Antibemusic 2014

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