IndieMusicLike

Le festività pasquali non fermano il dibattito avviato la scora settimana intorno alla presenza  di brani musicali editi da alcune major – ed identificati da DOC INDIE come “intrusi” – nella classifica dedicata ai prodotti indipendenti stilata ogni settimana dal MEI/AudioCoop. Questa volta a dire la sua è il cantautore Vittorio Merlo segnalato nel 2001 dalla stampa italiana e internazionale come il cantautore italiano più ascoltato in rete.

VITTORIO MERLO (CANTAUTORE): Io credo che, come hanno già detto altri, il giudizio soggettivo sulla qualità non debba essere preso in considerazione. Se un ex-indie diventa major fa una scelta, rispettabile, ma non è più indie. Per un indipendente, rispetto a una major, il problema principale è lo spazio promozionale e i contatti con le radio; non sai neanche se certe radio ascoltano almeno 30 secondi del tuo brano quando lo proponi… Diverso per una major che ha rapporto commerciali consolidati con le radio, specie mainstream. Io penso che la Indie Music Like dovrebbe dare spazio a chi decide di, o magari lo fa perché non può, entrare nei canali commerciali e si autoproduce come etichetta indie o autoproduzione indipendente, assumendosi tutti i rischi e i costi del suo progetto.

DOC INDIE: Caro Vittorio hai colto nel segno! Il confronto di mezzi è evidentemente impari tra chi opta per una strada piuttosto che per l’altra. È, come sottolinei tu, una questione di scelte, spesso coraggiose, che andrebbe rispettata sia dal pubblico che dalla critica e ancora di più da chi si dedica settimanalmente alla compilazione di classifiche “speciali.” La complessità del mondo discografico, ben evidenziata da Eugenio Finardi, non può, a mio personalissimo parere, fare dimenticare questa fondamentale differenza legata più che ai budget – molti soldi, ammettiamolo, non significano necessariamente un bel disco – al cruciale nodo della distribuzione e promozione. BE INDIE BE FREE!

GIORDANO SANGIORGI(MEI/AUDIOCOOP): Confermo la convinzione che una classifica senza gli artisti della scena indie poi passati alle major e che danno vita a collaborazioni tra mondo indie e mondo major risulterebbe una classifica falsata dal momento che sia gli uni che gli altri mantengono la loro libertà artistica indie e tante volte in parte anche quella economica, tanto più che oggi investimenti e vendite tra indie e major sono sostanzialmente identici e che sono sempre più le sinergie discografiche tra molte realtà indie e molte realtà major.

DOC INDIE: Ammetterai, caro Giordano, che l’aspetto sollevato da Vittorio Merlo – e da me prontamente condiviso – comunque esiste. L’accesso ai canali e agli spazi promozionali rimane sostanzialmente diverso e pende tutto a vantaggio degli artisti “indie/major.” Chi opta per la sola scelta indie va incontro a una strada decisamente più in salita. Per esperienza dico poi che non bastano le osservazioni di pochi critici attenti per riportare la situazione in pari. Stiamo parlando di due mondi nettamente differenti.