Doc Indie-MEI DEF_easy

<The Sharif don’t like it/Rock the Casbah…>. I Clash cantavano così nel 1982 ispirandosi al bando della musica occidentale, il rock nello specifico, dall’Iran di Khomeini. Sulla copertina del 45 giri un uomo vestito da arabo se la balla con un altro in completo nero da ebreo ultra-ortodosso. Manca, a rigore di cronaca, un cristiano. Ma come distinguere quest’ultimo credente dalla foggia?

Rock the Casbah_01

Lezioni di storia a parte, oggi è il presente che drammaticamente e con prepotenza richiama le note di Rock the Casbah. Un presente dove estremismi di varia natura religiosa – ah, buone feste a tutti! – abbondano di violenza e proseliti. Un presente dove, con ogni evidenza, si ascolta troppo poca musica. Fanculo i bandi! Viva Joe Strummer & soci! Caspita se avevano ragione! Pensiamo per un istante alla follia mortifera che dilaga per tutto il Medio oriente. E in nome di cosa? Interpretazioni assai discutibili, per chi ci crede, dei libri sacri. Ma come si fa, dico io, a perdere il proprio tempo così? Non sarebbe meglio mettere giù le armi e sfidarsi a colpi di musica? Alla stupidità umana sostituire una delle più sublimi arti umane. Sarebbe bello. E tutti ne uscirebbero vincitori. Provate solo per un istante a immaginare la zona del fronte di Kobane invasa dal fragore della musica. Quale genere, mi direte voi? Qualunque. Ma a ben pensarci, forse, il metal troverebbe un alto gradimento in entrambi gli schieramenti contrapposti. La musica infonderebbe il coraggio dell’intelligenza in ognuno seppellendo definitivamente dispute che non potendo essere millenarie sono solo stupide. <The Sharif don’t like it/Rock the Casbah…>. Il metal appena citato offre e potrebbe offrire in quei paesi in guerra una visione alternativa della società in opposizione sia a quella integralista, l’islam violento della Jihad, sia al modello laico totalitario dei regimi corrotti aperti alle ingerenze delle potenze occidentali. E si candida a diventare un possibile e potente vettore del processo di democratizzazione. La visione dell’altro e le alternative proposte non necessariamente coincidono, come sottolinea in Heavy Metal Islam (2008) lo studioso e musicista Mark LeVine, con modelli condivisibili dall’Occidente, ma potrebbero comunque contribuire con il passare del tempo a stemperare i toni eccessivamente infuocati dello scontro tra le civiltà – roba da rozzi crociati – e facilitare l’apertura di nuovi canali di comunicazione tra “noi e loro”. E allora suonate, <The Sharif don’t like it/Rock the Casbah…>. E se non vi dovesse piacere il metal passate al punk o al rap. Dovunque vada il vostro gradimento suonate e continuate a suonare musica. Fatelo in nome della vostra intelligenza, di John Lennon, dei Clash o dei Metallica. Ma fatelo. E non lasciate che pochi altri impongano il silenzio dello stereo. Buon anno e gioiosa musica a tutti. Nel nome del Rock, il vostro dottore.

Ci rivediamo il prossimo 19 gennaio. A presto!

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