Doc Indie-MEI DEF_easy

Il recente intervento di Iggy Pop sulla questione dei diritti digitali dovuti agli artisti sostenuta dal Worldwide Independent Network (in Italia promossa dal MEI/AudioCoop) e la sua affermazione secondo cui, , ha stimolato l’innata voglia del vostro DOC preferito di intervenire e sposare quei rimedi necessari per una salutare sopravvivenza della musica. Come non condividere l’affermazione dell’Iguana? Come dare contro ad un’esternazione così saggia e al tempo stesso evidente? Impossibile.

Iggy Pop, June 15, 2011_1

Parliamoci chiaro, il mondo dei talent show televisivi suona come un cosmo fittizio ed effimero e, se si escludono sporadici casi di “sopravvissuti”, per tutti gli altri il destino più auspicabile è un silenzioso oblio e un ritorno alla normalità. Di Mengoni, Noemi e Amoroso ce ne sono pochi e la cosa appare evidente anche all’osservatore/ascoltatore più distratto. E il mio, intendiamoci, non vuole essere un discorso elitista che scarica a priori ogni espressione “popular” del pentagramma. Anzi. È un accorato appello a riflettere sulle salutari parole di un saggio del rock che ha creduto, arrivato a un certo punto della sua carriera, di rimettersi in gioco ricominciando proprio partendo da un’etichetta indipendente. La dimensione a “ misura di musicista” che una indie label può dare è unica e non replicabile all’interno del meccanismo fordista delle major che per sua natura deve consegnare al pubblico sempre nuovi modelli e scartare rapidamente i vecchi. Diciamo 3-4 mesi di vita? Un’etichetta indie è, invece, un abito sartoriale cucito addosso a un artista che per fattura e comodità sorpassa anche il migliore dei capi firmati. E sorpresa, non costa di più! Non solo, con esso ci si sente più liberi di esprimersi. All’estero come in Italia i casi funzionanti sono molteplici. Pensiamo alla Bella Union, alla Rough Trade piuttosto che alla Gas Vintage del musicista Leo Pari o alla Macro Beats che si sta guadagnando a suon di beat e flow pagine e pagine di visibilità. Pensiamo a questi casi, ma a molto altri ancora. Ma non immaginiamoci dei lazzaretti. Piuttosto visualizziamo degli esperimenti sociali, una sorta di neo-comuni aperte, in cui il flusso delle energie creative non è bloccato da burocrati, scadenze e da dirigenti prestati per l’occasione alla discografia ma invece fluisce in maniera spontanea verso un confronto sempre costruttivo. Un confronto da cui avranno tutto da guadagnare gli ascoltatori. Pensiamo, riprendendo lil pensiero di Iggy, a loro come al futuro. L’unico futuro possibile per continuare a gioire a suon di musica. Questa volta vi risparmio mele e frutti aciduli! [Foto: Matteo Ceschi]

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