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Lo storico locale nella zona nord di Milano ha da qualche mese inaugurato una nuova linea manageriale per le serate che punterà molto sulla musica inedita e sulle band indipendenti. Giuseppe Federico Refolo, il gestore del club, ha trovato, dopo trent’anni nel show business e live shows, la voglia e la forza di inventarsi una nuova sfida in nome della buona musica. Ecco a voi, dalle sue dirette parole, i motivi di questa impellente voglia di rinnovamento.

Il rilancio dello storico locale milanese è in qualche modo legato a un nuovo fermento della scena indipendente italiana? E se si, quale è stato l’artista e/o l’evento che ha mostrato che un rilancia sarebbe stato possibile e fruttuoso?

GFR – Il rilancio del locale non è stato innescato da un particolare artista o da una particolare band che ha segnato la svolta dell’ambiente ma è frutto della decisione, da parte della direzione artistica e della gestione, di credere nella musica dal vivo inedita e indipendente in tempi in cui la musica dal vivo (se non i grandi nomi) ha letteralmente avuto un crollo a livello di seguito e a livello di serate. Il taglio del locale è decisamente perfetto per poter credere nel potenziale musicale di artisti di vario genere, ed è pronto per farlo. Abbiamo dato vita a numerose serate vincenti e a un fantastico festival, il Rock in Park, che hanno permesso alla musica indipendente di esporsi di fronte a una vetrina di pubblico numerosa.

La nuova gestione e la nuova programmazione come, se lo sono nei fatti, legate al “vecchio” Legend?

GFR – La gestione del locale è la stessa del “vecchio Legend”. Ciò che c’è di nuovo e innovativo, oltre al nome, è la direzione artistica, che si è dichiarata aperta a un nuovo metodo di lavoro e ha dato un taglio di 360° al locale, rendendolo ottimale e predisposto ad affrontare serate differenti fra loro, a livello di pubblico e a livello di spettacolo, valorizzandolo così come “venue dedicata agli eventi”, e non solo alla musica dal vivo di un certo tipo.

Da un punto di vista strettamente pratico e tecnico, attraverso quali canali scoprite nuovi realtà musicali e come allacciate i contatti con i diversi gruppi? Svolgete voi l’attività di scouting attraverso segnalazione di addetti al settore e/o grazie al web.

GFR – I canali con cui ci avviciniamo ai nuovi talenti sono diversi, noi cerchiamo di creare con le nostre forze situazioni ottimali, come per esempio contest musicali. Siamo comunque vicini ai grandi nomi delle agenzie di booking, siamo aperti a nuove proposte artistiche sia da parte di promoter e/o band che fungono da promoter di loro stesse sia da parte di gruppi di lavoro che hanno idee e magari non hanno una “casa” a cui appoggiarsi. Il punto di forza per trovare i nuovi talenti, a parere mio, è essere predisposti ad accoglierli.

Iggy Pop

L’Iguana dimostra per l’ennesima volta di non avere perso il suo guizzo. Passato di recente con la pubblicazione dell’album Ready to Die a un’etichetta indie, la Fat Possum Records, ora aderisce di cuore alla campagna lanciata da WIN per la dichiarazione per l’equità degli accordi digitali per gli artisti. Alla quarta Conferenza John Peel, che ha avuto luogo la settimana scorsa al Salford Radio Festival, Iggy Pop si è così espresso a riguardo: <le Indie label saranno l’unico posto dove andare per scovare veri nuovi talenti, al di fuori del Mickey Mouse Club e del mondo dello spettacolo piu’ commerciale>. In Italia l’iniziativa è seguita e diffusa da AudioCoop ed ha il volto del sempre attivo e poliedrico rapper capitolino Piotta. [Foto: Matteo Ceschi]

Doc Indie-MEI DEF_easy

Oggigiorno non basta più il talento. Diffidate di chiunque sostenga il contrario. Diffidate & Evitatelo. Se non hai l’attitude – il termine anglofono suona decisamente meglio della fredda espressione “professionalità” in cui possiamo fare rientrare diversi aspetti di una carriera artistica – non vai da nessuna parte. Sei al capolinea. Al massimo puoi consolarti strimpellando in solitudine il tuo strumento sotto una grigia pensilina. DO-RE-MI. DO-RE-MI.

Music Profession

Una riprova di questa secca affermazione, viene dalle stesse case discografiche indipendenti – cito un fulgido esempio, la Gas Vintage Records del folk-singer Leo Pari – che crescono e sopravvivono solo se, oltre ad essere etichette nel senso più tradizionale del termine, sono anche book agency in grado di fiutare in anticipo i posti giusti dove fare esibire l’artista o il gruppo giusto. Nulla, ahimè, vista la spietata concorrenza data dalla visibilità del web, può e deve essere lasciato al caso. Non ci si può e non ci si deve permettere sviste e scivoloni: niente più fonici improvvisati, niente ciclopici ritardi nell’inizio degli show (una sola ora di ritardo potrebbe benissimo significare una prematura scomparsa della giovane promessa), niente leggerezze sul palco e dal palco. Ben vengano momenti esaltanti di jam session, ma solo nel caso in cui gli attori sonori siano estremamente affiatati tra di loro. Niente di tutto ciò se si vuole fare musica nel 2014. Ultimamente mi è capitato di assistere troppo di frequente a segni di ripetuta sciatteria – il 98% dei casi, ammetto, non imputabili ai performers – e a nulla è servito dispensare pacati e amorevoli consigli in qualità di “vecchia volpe” ai pasticcioni di turno. Come se parola non fosse stata proferita. Non pervenuta. E dire che basterebbe per un istante che tutti i responsabili si sciacquassero di dosso la patina, a questo punto della storia, soffocante del talento e valutassero con serena obiettività la necessità di trovare intorno a sé anche un solo individuo in possesso dell’attitude, del piglio giusto. Un’unica persona, in grado di incazzarsi quel tanto in prossimità dello spettacolo da indirizzare gli altri al completamento della missione, sarebbe sufficiente per salvare baracca & burattini e fare sopravvivere il talento. Prendetelo come un gentile rimprovero il mio, come un frutto acidulo in grado di farvi storcere la bocca quel tanto da potere assaporare con rinnovata freschezza di palato tutta la gamma dei sapori rimasti. E se non volete prenderlo questo consiglio, siate liberi nelle vostre scelte. Strafogatevi del vostro sterile talento fino a scoppiare. Il mondo e con esso la musica andranno benissimo avanti senza di voi. E lo faranno con professionalità.

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Cristina Donà

PERCHÉ CRISTINA DONÀ: Un album che inizia con un incipit che sa molto del migliore Battiato desta, a prescindere dai gusti, una qualche forma di curiosità. Così vicini, primo appuntamento con la tracklist del nuovo lavoro della cantautrice, racchiude in poco più di quattro minuti buona parte degli umori passeggeri di un lavoro che nella varietà dei suoni e delle loro diverse interpretazioni trova l’equilibrio necessario per piacere e fissarsi nel tempo. Cristina Donà non concede spazio al calcolo discografico lasciandosi piuttosto guidare da emozioni che, in un modo o nell’altro, tutti noi possiamo ammettere di condividere almeno in maniera quotidiana. E, proprio grazie a questa scelta naturale, il disco cresce, si sviluppa, e si differenzia minuto dopo minuto alla ricerca di porti sicuri dove lasciare riposare le idee e le note appena affrontate in vista della prossima sfida.

CRISTINA DONÀ, Così vicini, Qui Base Luna 2014

https://www.facebook.com/cristinadona

http://www.quibaseluna.com

Big Bank Hank

Un pensiero, uno dei tanti, alla voce, quella di Big Bank Hank, che ci ha fatto innamorare della musica rap e della cultura hip-hop. Oggi suoneremo fino a notte fonda Rapper’s Delight

Così lo ricorda Rolling Stones Magazine:

http://www.rollingstone.com/music/news/sugarhill-gang-rapper-big-bank-hank-dead-at-57-20141111

Petula Clarck

PERCHÉ I PETULA CLARCK/X25X: Un’infatuazione improvvisa e irresistibile vi coglierà ascoltando il lavoro realizzato in tandem dal duo belga Petula Clarck e dal trio marsigliese X25X. Solo immaginare la commistione sonora di cui si rendono protagoniste le due band provoca piacevoli capogiri e spinge a chiedere, se possibile, ancora di più. Un mix di noise rock, post-punk, post-grunge e un sempre gradito riferimento all’epopea sonora dei CAN (con specifico riferimento ai Petula Clarck) è il ricco biglietto da visita con cui Mat & Vinch e gli altrettanto chiassosi colleghi francesi intendono conquistare proseliti in lungo e in largo per il continente. La velocità e la semplicità di esecuzione delle tracce dei Petula Clarck – a occhio dire che mai disco si avvicinò così tanto alla natura della live performance – trovano nell’unica traccia firmata dagli X25X, Saturate (Extended version), una naturale valvola di sfogo in cui distorsioni, feedback e crepitare di amplificatori riescono a dilatare oltre l’immediato l’effetto della tempesta sonora in atto. Un disco killer!

PETULA CLARCK/X25X, Split, Rockerill Records 2014

http://petulaclarck.com

http://www.acid25.com

http://www.rockerillrecords.com

Doc Indie-MEI DEF_easy

Negli ultimi 24 mesi ho potuto scrutare dagli osservatori privilegiati di INDIEce e di M&D quel che succedeva alla scena hip-hop nostrana. Nella mia ricerca – concretizzatasi la scorsa estate anche in un succoso special sulle pagine del mensile appena citato – non ho dovuto sforzare troppo la vista per arrivare a sfiorare il fermento della novità. Laggiù, oltre i soliti noti nomi che si dividono a metà tra format televisivi e palazzetti in festa, qualcosa stava succedendo. E quel qualcosa, o meglio quel qualcuno, più di uno per la verità, stava andando con mio sommo piacere in una direzione inaspettata.

Parigi

Il rap made in Italy, almeno quello non mainstream, stava risorgendo dalle sue stesse ceneri e, con il fumo ancora addosso, invertiva la rotta e puntava senza esitazione verso l’eccellenza – mai ripetuta neanche oltralpe – del rap francese della prima metà degli anni Novanta. Per capirci, quello di McSolaar, del collettivo La Cliqua, degli IAM e di tanti altri ancora. Che si stesse tornando finalmente a fare rap? Il rap, quello vero? Riscontrai in più di un’occasione che quel modello francofono – un rifugiarsi nel calore materno dei beat e del flow old school – era presente in più di un disco. A cominciare da Danger di Nitro e Opera prima dei Loop Therapy, per continuare con Foga di En?gma e Senza fine di Loop Loona, e per finire con il più recente Mantra dell’amico HYST. A fare ben sperare per il futuro – ricordatevi che in qualità di vostro DOC di fiducia è mia prima premura controllare la vostra buona crescita a suon della migliore indie music – la volontà mai realmente celata degli artisti appena citati di inseguire un successo apertamente pop(ular) senza però trascurare la qualità dei prodotti e soprattutto svilire l’uso della parola, primo e principale strumento della comunicazione. D’altronde il sistema hip-hop anche nei lunghi periodi di oscurità e oscurantismo ha avuto sempre degli efficaci anticorpi in grado di mantenere viva l’originale memoria “street”. E allora, pur godendovi la gioia di questa nuova salutare rinascita del genere, non dimenticate di auto-somministravi la quotidiana dose di Bassi Maestro e di DJ Enzo, personaggi capaci non solo di resistere alle mode ma anche di custodire per le queste nuove generazioni emergenti la semplicità di una musica che proprio per sua natura è e rimarrà sempre pop(ular).

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Beatrice Antolini_02 easy

PERCHÉ BEATRICE ANTOLINI: Forse più di ogni altro suo lavoro recente, il nuovo EP Beatitudine, avvicina Beatrice Antolini a a una sfera sonora dove la scomposta esuberanza post-punk dei newyorkesi Yeah Yeah Yeahs incontra le atmosfere tipicamente Nineties della colonna sonora del verdoniano Sono pazzo di Iris Blond. Senza badare troppo alla brevità del lavoro, 18 minuti esatti, Beatrice ha suonato e cantato quel tanto che basta a fermare la frenesia della quotidianità spingendo i passanti ad accarezzare l’idea di un inedito anticonformismo libertario. Nel complesso il disco dimostra di possedere i numeri, o meglio le note giuste, per inceppare l’ormai arrugginito tritatutto della discografia e per imporsi come possibile modello per quanti avessero ancora voglia di distinguersi dalla massa monotona. Volendo cercare nell’arte figurativa contemporanea dei paragoni in grado di descrivere Beatitudine, si può con tutta tranquillità fare riferimento alla più provocante opera di Andy Warhol e al più infantile dei graffiti di Basquiat.

BEATRICE ANTOLINI, Beatitudine EP, La Tempesta International 2014

http://www.beatriceantolini.it

http://www.latempesta.org/international

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